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Le partite del cuore – Juventus-Cagliari 1972

Tutte le partite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre (semicit.)

Ci sono partite che segnano una stagione, altre che segnano la Storia di una squadra di calcio. I tifosi della Juventus sanno, per esperienza, che una partita apparentemente inutile, o di secondo piano, può essere “la partita” di quella stagione.

E non parlo solo dei derby, o delle sfide di vertice. Partite che imprimono un’accelerazione, o danno fiducia alla squadra, o ti fanno capire che tutto è possibile.

Su queste pagine racconterò alcune di quelle partite, che chiamerò “le partite del cuore”, perché è lì che restano.

 

Stagione 1971-1972. Giampiero Boniperti e Italo Allodi formano la nuova coppia di vertice della Juve. Quell’anno viene confermato il blocco dei giovani, tra i quali spiccano Cuccureddu, Spinosi, Causio e Bettega, e si acquistano il portiere Carmignani dal Varese e il terzino Longobucco dalla Ternana.

Confermatissimo anche il mister Cestmir Vycpalek, che aveva sostituito in corsa il povero Picchi, rivelandosi un allenatore equilibrato e un profondo conoscitore di calcio.

Dopo un’imprevista sconfitta a Verona alla 2a giornata, la Juve inizia a macinare calcio e punti, vincendo e convincendo.

Carmignani in porta, Spinosi e Marchetti terzini, Salvadore libero e Morini stopper; a centrocampo Furino copre le spalle a Capello, e in avanti Haller e Causio riforniscono le punte Anastasi e Bettega.

Alla quarta giornata, nella sfida di San Siro con il Milan, una doppietta di Bettega (con il famoso gol di tacco), un gol di Causio e uno di Anastasi fissano il punteggio sul 4-1.

Juve campione d’inverno, con due punti sul Milan e quattro sul Cagliari di Riva.

Il 18 gennaio, due giorni dopo la vittoria con la Fiorentina, un comunicato della società:

“Il giocatore Roberto Bettega dovrà assentarsi per qualche tempo dai campi di gioco per guarire perfettamente da una fastidiosa affezione infiammatoria all’apparato respiratorio”.

Un principio di tubercolosi ferma Bobby gol per otto mesi. Haller scala una posizione e affianca Anastasi davanti, Causio fa l’Haller e Cuccureddu la mezz’ala.

Nonostante questa ulteriore mazzata, la Juve è in testa, anzi no, il Torino è in agguato: vince il derby e si porta a un punto alla 23a giornata, appaia la Juve alla 25a e opera il sorpasso alla 26a, con la Juve seconda assieme al Cagliari.

Nella giornata successiva, gli uomini di Giagnoni perdono a Milano, sponda rossonera, mentre la Juve distrugge con un secco 3-0 gli altri della città meneghina, quelli nerazzurri, e si riprende la testa della classifica.

Il Cagliari pareggia, e resta attaccato alle torinesi.

Allo Stadio Comunale di Torino, domenica 07 maggio, alle 16:00, la Juve ospita proprio i sardi. Piloni sostituisce Carmignani, sembrato insicuro in alcune uscite e Cuccureddu da una mano a Furino a centrocampo.

Proprio il sardo bianconero ci prova a inizio partita con una rovesciata che Albertosi para agevolmente.

Al 28°, in un’azione di rimessa, Cuccureddu affonda a destra, crossa, Albertosi tocca ma non trattiene, la palla va verso il centro della porta, Furino anticipa Poletti e porta in vantaggio la Juve. Uno a zero.

Il Cagliari prova a recuperare, e ciò agevola il contropiede bianconero: al 35° Anastasi si ritrova a tu per tu con il portiere dei sardi ma gli spara il pallone addosso.

Il Cagliari inizia la ripresa all’arrembaggio e prende una traversa con Nenè.

Al sedicesimo minuto del secondo tempo, passaggio profondo verso il centro dell’area bianconera: nessuno riesce a respingere e Sergio Gori, solo soletto al centro dell’area, trafigge Piloni. Uno a uno.

Ma la Juve non demorde: dopo un tiro fuori di Capello, Anastasi affonda sulla sinistra, si accentra e di sinistro incrocia e riporta in vantaggio la Juve. Due a uno.

Cera e Furino se le danno di santa ragione e l’arbitro anticipa le loro docce; il Cagliari ci prova su calcio da fermo, ma finisce così. Vittoria della Juve che approfitta di un altro mezzo passo falso dei granata e si avvia a vincere il 14° scudetto della propria storia.

Perché i trofei si vincono anche grazie a partite come queste, non spettacolari, ma fondamentali.

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