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Ma è davvero colpa di Pirlo?

Lo scorso anno, prima dell’inizio della pandemia e prima del blocco dei campionati, provai a capire se le colpe della situazione della Juve (che comunque era prima in classifica) fossero ascrivibili tutte al tecnico o ci fosse una percentuale di quelle colpe attribuibile alla società Juventus.

Il verdetto dei miei “follower” fu unanime: Sarri c’entrava con la Juve come io con una sfilata di lingerie. Certo, potrei anche sfilare in guepière, ma provocherei disgusto e orrore nella platea (de gustibus).

Personalmente, aver avuto quell’allenatore in panchina in questo contesto storico (arrivava dopo 8 campionati e 16 trofei complessivi vinti in 8 anni) lo ritenevo un errore, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista umano.

Parzialmente lo assolvevo, ritenendo che alla squadra mancasse qualcosa (un Matuidi più tecnico, e un ricambio all’altezza sulle fasce), quindi per me una percentuale di colpe era della società.

Come ripete spesso l’amico Nino, è da un anno e mezzo che la società dice una cosa e poi fa il contrario, quindi facciamo fatica a comprendere dove voglia andare.

Avere in squadra il terzo marcatore assoluto della storia del calcio, che a breve diventerà secondo (e probabilmente, in un paio di stagioni, Covid permettendo, primo) e non costruirgli la squadra intorno secondo me è stata la stupidaggine più grande di questa immensa dirigenza.

Immensa perché capace di far tornare ai vertici europei la Juve dopo il tracollo economico finanziario del 2006, unica società con lo stadio di proprietà e con annessi e connessi (albergo, centro sportivo, centro medico), con un fatturato in costante crescita (anche quello verrà abbattuto dal Covid, ma il discorso vale per tutti).

Ma anche con questi fiori all’occhiello, con il marchio Juventus che sta scalando posizioni nel mercato asiatico e in quello statunitense, con il calciomercato di quest’anno si è posto qualche tassello per una crescita anche sportiva?

Premessa. A breve termine, se decidi di ricostruire, puoi andare incontro a delusioni. In soldoni, se ti aspetti di cambiare tutto e continuare a vincere, o ti sopravvaluti o sottovaluti le capacità degli altri.

La Juventus fino a due anni fa aveva un discreto vantaggio, dal punto di vista sportivo, in Italia, su tutte le altre squadre, e il primo anno di Ronaldo, coinciso con l’ultimo di Allegri sulla panchina bianconera, lo scudetto era praticamente vinto già a dicembre.

Queste mosse “spiazzanti” della proprietà, nella persona di Andrea Agnelli, e cioè il “non rinnovo” di Marotta (aggiungo io, permettendogli di andare praticamente subito da una diretta concorrente), l’esonero di Allegri, l’ingaggio e l’esonero di Sarri e l’ingaggio per l’Under 23 di Pirlo con promozione immediata alla prima squadra, hanno piano piano rosicchiato quel vantaggio.

Anche perché le altre non sono state a guardare.

Premesso questo, andiamo a vedere se la Juventus ha raccolto, nelle poche partite disputate, di più o di meno di quanto meritato, e cerchiamo di capirne i motivi.

La Juve ha iniziato la stagione praticamente senza aver fatto preparazione, senza aver avuto tutto l’organico a disposizione praticamente mai, ed è, alla settima giornata, al quinto posto, grazie a due vittorie sul campo (Sampdoria, alla prima giornata e Spezia), una a tavolino (3 a 0 al Napoli per le note vicende) e quattro pareggi (Roma, Lazio e Crotone fuori casa e Verona a Torino).

Per fortuna nessuno dei rivali più accreditati è scappato, e il Milan è primo con soli quattro punti di vantaggio sulla Juventus. Questo è il bicchiere mezzo pieno.

Per spiegare il bicchiere mezzo vuoto faccio un esempio. Fino a due anni fa, mi divertivo ad ipotizzare la formazione, perché la squadra era composta da 11-13 titolari e 4-5 riserve. Da un paio d’anni a questa parte ho rinunciato al giochino, perché sembra che prima Sarri, e ora Pirlo, si divertano a mischiare le carte a ogni partita.

Certo, dobbiamo considerare che ci sono partite ogni tre giorni e visto che ASSURDAMENTE ci sono state tre soste per le nazionali in due mesi e mezzo, la rotazione (o turnover, per gli anglofoni) degli elementi in rosa è doverosa. Poi, aggiungiamoci il Covid, le cinque sostituzioni a partita, e si capisce che il calcio che si sta giocando da giugno non è il calcio a cui eravamo abituati.

Un segnale è anche il numero di gol che è aumentato in maniera spropositata proprio dalla ripresa post-lockdown.

Ma il bicchiere mezzo vuoto qual è? È l’illusione di avere una rosa numericamente sufficiente.

Lasciamo perdere per un attimo i portieri, che sono una certezza, sia numericamente, sia qualitativamente. Parliamo dei soli giocatori di movimento.

Dividiamo la rosa in maxi-ruoli, cioè difensori centrali, esterni di difesa, centrocampisti centrali, trequartisti, esterni d’attacco, attaccanti.

Non abbiamo centrocampisti, secondo Pirlo (ma per me sta cambiando già idea), adatti al gioco a tre, cioè un regista e due mezze ali.

Tabella della suddivisione in ruoli, con un paio di evidenziazioni, che spiego dopo.

Dei difensori centrali puri, sempre presenti solo Bonucci e Demiral, con Chiellini alle prese con i soliti problemi fisici (ho come la sensazione che questa sarà l’ultima stagione del capitano) e De Ligt ancora non rientrato.

Per fortuna lo schema di Pirlo prevede che il terzino meno offensivo diventi uno dei tre centrali in fase di costruzione, schema che ha dato a Danilo lo scettro di migliore giocatore di questi due mesi, forse con Morata.

E a proposito di esterni difensivi, per Alex Sandro vale lo stesso discorso di De Ligt, mentre Frabotta, con tutto il bene che gli si vuole, è ancora acerbo per certi palcoscenici. Quindi solo Cuadrado e Danilo arruolabili.

Centrocampisti centrali: McKennie ha avuto il Covid, per il resto è il reparto più affidabile e presente, almeno numericamente. Qualitativamente, non faccio paragoni con altri né del passato, né di altre squadre.

Si è deciso di ringiovanire il reparto (e la squadra in generale), ma la promessa del Presidente (compreremo profili da Juventus) non mi pare azzeccata in pieno. Felice di essere smentito in futuro, e magari un giorno parleremo di questo centrocampo come uno dei migliori della storia della Juve. Ma ne dubito.

Trequartisti: visto che l’unico è Ramsey, oltre all’under Portanova, e il gallese si infortuna pure se starnutisce troppo forte, credo che la squadra dovrà giocare senza trequartista, a meno di utilizzare McKennie come “falso-diez”, come Pirlo ha fatto nelle ultime due uscite.

Esterni d’attacco. CR7 ha avuto il Covid, Chiesa è arrivato a campionato iniziato e Bernardeschi ogni volta che entra in campo con quella maglia entra in un tunnel spazio-temporale che gli ottenebra vista e pensieri. Unico numericamente sempre disponibile Kulusevski, che io vedrei più come seconda punta libera di agire su tutto il fronte d’attacco partendo da destra, alla Dybala. Solo che Dybala ce lo hai già, e infatti quando i due hanno giocato insieme si sono scontrati per tutta la partita.

Passando agli attaccanti veri e propri, Morata indispensabile e Dybala reduce da un infortunio e da mesi di inattività.

Quindi, a conti fatti, ci sono undici giocatori (quelli in blu) che sono stati bene o male sempre a disposizione del mister. E siamo sicuri che un altro allenatore avrebbe vinto tutte le partite?

Spero che la stagione si porti a compimento, anche se secondo me, vista la recrudescenza del virus, al termine dei gironi di Champions ci sarà un altro stop.

Se invece, per qualche motivo, la stagione andrà avanti, sappiamo che da gennaio inizierà la vera stagione della Juventus, con venticinque partite da disputare in campionato, la Coppa Italia, gli ottavi di Champions e la Supercoppa Italiana.

E sono ottimista, perché penso che un paio di trofei li porteremo a casa.

Perché vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.

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