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Malmoe – Juve 0- 2

Finalmente. Dopo cinque sconfitte ed un pareggio nelle ultime sei trasferte europee (e con l’ultimo gol segnato il 23.10.2013 a Madrid) si può tirare un (moderato) sospiro di sollievo. Missione (quasi) compiuta. Vittoria doveva essere e vittoria è stata. Magari non spettacolare, specie nel primo tempo, ma contava solo il risultato non “il come” raggiungerlo.

Dopo la bellissima prova di Roma, Allegri conferma per 10/11 la formazione titolare, con l’unica novità del rientro di Vidal al posto dell’ottimo Pereyra; a dire il vero di novità ce ne sarebbe anche un’altra, ovvero il modulo con leggera variazione sul tema: dal 4-3-2-1 al 4-3-1-2, assegnando il ruolo di trequartista proprio al cileno.

Nei giorni precedenti la gara si è parlato tanto delle condizioni in cui versava il terreno di gioco, trattavasi di dichiarazioni ottimistiche perché ciò che si è aperto agli occhi degli spettatori, una volta scese in campo le squadre, è stato davvero desolante. Terreno davvero indecente, oltre i limiti dell’impraticabilità. Ciò che lascia perplessi è che l’Uefa, in uno dei suoi tanti spot, reclamizza lo slogan “We care about football” e poi lascia disputare la competizione più prestigiosa su campi che non ritroveremmo nemmeno nei nostri campionati dilettantistici.

La Juve parte contratta ma più, ad avviso di chi scrive, per le condizioni suddette che inevitabilmente incidono sulla fluidità della manovra, perché se devi fare venti tocchi solo per controllare la sfera è chiaro che il gioco rallenta di parecchio ed a faticare maggiormente sono i nostri, evidentemente dotati di maggior tasso tecnico rispetto agli svedesi che la mettono esclusivamente sul piano fisico-agonistico.

Pur giocando al piccolo trotto, al ventesimo i bianconeri confezionano la prima occasione da gol, propiziata da una grande discesa sulla destra di Lichtsteiner che mette in mezzo rasoterra (e quando mai), la sfera, dopo un rimpallo su Pogba, finisce sui piedi di Vidal che calcia forte di sinistro ma Olsen respinge con i pugni.

Poco dopo è lo stesso cileno ad imbeccare Marchisio (il migliore in assoluto) in uno dei suoi tanti inserimenti centrali: il numero 8 colpisce al volo in spaccata e stavolta il portiere svedese è prodigioso nella respinta a terra con la gamba destra. Nei pensieri di molti iniziano a serpeggiare strani presentimenti che anche questa sia una serata stregata con l’ennesimo estremo difensore avversario in stato di grazia.

Si va al riposo sullo 0-0. Le buone notizie arrivano da Madrid dove l’Atletico è in vantaggio per 2-0 sui greci, risultato a noi molto comodo.

Nella ripresa la Juve parte subito forte e dà l’impressione di voler spingere sull’acceleratore. Al secondo minuto Marchisio dal limite riceve una sponda di Llorente e calcia al volo di esterno destro, tiro centrale parato. Al 4’ proprio il centrocampista di scuola Juve lancia dalla propria 3/4 Llorente che elude il fuorigioco avversario e si invola tutto solo verso la porta svedese, supera con grande freddezza Olsen in dribbling e deposita di sinistro nella porta sguarnita. Dopo più di un anno la squadra torinese torna a segnare in trasferta grazie ancora al “Navarro”.

La partita è sbloccata ed anche la compagine juventina inizia a giocare bene con tocchi di prima e verticalizzazioni; il Malmo, dal canto suo, cala vistosamente avendo esaurito la benzina. Si assiste, così, in successione ad una serie di occasioni non finalizzate in quanto tutte le conclusioni finiscono “in bocca” al portiere avversario.

Prima l’attaccante spagnolo devìa di testa un cross invitante dalla sinistra di Padoin (ottima anche la sua prova), poi ancora Marchisio calcia a rete centralmente.

È il momento del primo cambio, al 72’ entra Morata al posto proprio dell’autore del vantaggio e pochi minuti dopo si rende protagonista di una giocata “pacioniana”: Tevez entra in area sulla destra e mette in mezzo rasoterra, il giovane attaccante madridista colpisce la traversa da zero metri. Adesso le occasioni per chiudere la partita cominciano ad essere troppe ed Allegri si spazientisce in panchina (ah, quelli che “Allegri è moscio, non urla mai”).

In ogni caso, lo stesso Morata si fa perdonare nel finale dando l’abbrivo all’azione del raddoppio ostacolando il difensore svedese su un lancio dalla difesa, sul rimpallo si avventa Pogba e spinge il contropiede verso la porta avversaria, vede libero in mezzo l’Apache che tocca di giustezza (questa volta il campo orrendo ha fatto la sua parte) e sigla il suo dodicesimo gol stagionale.

Finisce qui. Ora manca un ultimo gradino per accedere agli ottavi. Occorre sottolineare le dichiarazioni del mister a fine partita sulla volontà di provare a vincere contro l’Atletico per raggiungere il primo posto nel girone. E’ il giusto atteggiamento da tenere, senza pensare che basterebbe anche il pareggio per qualificarsi.

2 Comments

  1. Alberto Fantoni

    28 Novembre 2014 alle 00:28

    Condivido l’accento sulla problematica del campo, soprattutto perchè l’UEFA non dovrebbe neppure far giocare su questi campi, le multe non servono a nulla: queste furbate vanno punite con punti di penalità o con partite in campo neutro a spese della società ospitante. Se per ipotesi avesse piovuto o addirittura nevicato avremmo trovato un terreno peggiore di quello di Istanbul.
    Nel leggere il pezzo di Fabio mi è venuto in mente quanto dichiarato da Allegri dopo la partita di Madrid e che gli ho sentito ripetere anche ieri ai giornalisti in tv: il Malmoe (e in questo aspetto era molto simile all’Atletico, e pure allora ne parlò) giocava moltissimo sulle seconde spalle sporche, cioè pallone lungo, difensore che salta con attaccante che lo ostacola o comunque lo disturba e il compagno dell’attaccante pronto a entrare sulla respinta che spesso è fuori misura o magari troppo corta. Ecco, l’intervento di Morata da cui nasce la discesa di Pogba e il gol di Tevez è esattamente in linea con questo “schema”, per questo mi è piaciuto ancora di più: l’aver capito il metro arbitrale e aver fatto tesoro anche dell’esperienza al Calderon per capire come si possano fare contrasti “fisici” ai limiti del fallo senza che il gioco venga interrotto (come accadrebbe quasi sempre in serie A) è sintoma di grande intelligenza e “adattabilità”: un concetto quest’ultimo sul quale ho molto insistito a livello tattico ma che può essere applicato anche a molti altri aspetti, dal terreno di gioco che permetta o meno un certo tipo di gioco al metro arbitrale che permetta o meno certi contatti.
    Per concludere questa mi pare una Juve molto più portata ad “adattarsi” alle situazione che di volta in volta si presentano, e direi che tendenzialmente questo è un pregio notevole.
    p.s.: le sceneggiate svedesi di protesta su quel contatto dopo che per 80 minuti avevano giocato in quell’identico modo in tutte le situazioni sono oltre il patetico

  2. Lillybianconera

    28 Novembre 2014 alle 15:03

    …condivido sia l’analisi che l’approfondimen-to sulle condizioni del terreno, a me invece piace sottolineare ancora una volta, come stia cambiando, oltre al modulo, anche la menta-lità: insomma probabilmente nn vedremo più una juve frenetica, all’arrembaggio dal primo secondo, ma una squadra organizzata, cinica all’occorrenza, “intelligente”, capace di gestire il possesso palla, ma anche di grandi accelerazioni, consapevole della propria forza…
    E le parole del mister sulla prossima sfida all’Atletico sono emblematiche, Conte avrebbe recitato le solite litanie, i soliti piagnistei, Allegri no, che dire…forse Max con 10euro, riesce a mangiar meglio!!!

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