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Mandžukić è davvero un altro Llorente?

Dopo alcuni mesi trascorsi a suon di “abbiamo speso 19 milioni per il sosia scarso di Llorente” la maggior parte dei fan bianconeri si è ravveduta riguardo all’acquisto di Mario Mandžukić. Le critiche al bomber croato sono arrivate dopo un avvio di stagione non certo esaltante, dovuto però a qualche problema fisico oltre che a un fisiologico periodo di ambientamento durante il quale Mario, per ogni buon conto, ha messo a segno due reti importanti contro la Lazio in supercoppa e nella vittoriosa trasferta a Manchester. Ma si sa, siamo tutti abilissimi D.S. e finissimi conoscitori di calcio, così abbiamo affibbiato in maniera superficiale a Mandžukić l’etichetta di pippa/bidone strapagato.

Da tempo era ormai chiaro che questa estate la Juventus avrebbe ceduto Llorente per fare spazio a Mandžukić, acquistato dall’Atletico Madrid per 19 milioni (appunto) pagabili in 3 tranche, più 2 milioni di bonus; non proprio bruscolini per un ragazzo che nel 2016 compirà 30 anni. Il fatto che la dirigenza bianconera non sia riuscita ad incassare nemmeno un euro per la cessione di Llorente non è andato giù a molti tifosi ed ovviamente questo ha influenzato negativamente i giudizi della stessa tifoseria nei confronti di Mandžukić, dal quale ci si aspettava che facesse subito la differenza.

Sia chiaro, il bellone basco resta un professionista indiscutibile, l’anno scorso ha fatto da chioccia a Morata nella fase di adattamento al calcio italiano ed il ragazzo più di tutti ha risentito della sua partenza. Averlo “regalato” al Siviglia resta in ogni caso un errore. Ma è lecito, anche se un po’ prematuro, paragonare il rendimento dei due pur precisando che, a prescindere da quello che ha fatto Llorente a Torino e da quello che farà Mandzukic, si parla di due calciatori molto diversi tra loro, non solo in valore assoluto ma anche e soprattutto dal punto di vista fisico e tecnico.

Nando è sensibilmente più alto di Mario (1,95 contro 1,87) e forse per questo anche più macchinoso: è quello che una volta veniva definito “centravanti boa”, utile come punto di riferimento offensivo, forte colpitore di testa, adatto a squadre che giocano con il baricentro alto e sfruttano le fasce per sfornare cross. Possiede anche una buona tecnica che gli consente di duettare con i compagni di reparto al limite dell’area e lo si è notato prevalentemente nella stagione del suo approdo in bianconero. Non avendo specialisti nei traversoni Conte ne sfruttò la mole per farne il puntello attorno al quale ruotava Tevez, scelta da cui trassero beneficio sia l’Apache che lo stesso Llorente. Ma…

Ma Llorente, per quanto bravo, è un calciatore con evidenti limiti tecnici, non in grado di far reparto da solo, di far salire la squadra, di produrre quando si trova in posizione isolata rispetto ai compagni, di trasformare situazioni innocue in situazioni di potenziale pericolo per l’avversario: ad esempio spalle alla porta lontano dall’area raramente lo abbiamo visto tenere il pallone in attesa di supporto, resistere al fallo per non interrompere l’azione o magari spizzare di testa di prima intenzione con lo scopo di velocizzare il gioco. Llorente può essere definito nel complesso un attaccante efficace solo se messo nella condizione ideale per risultare tale, per questo motivo poco duttile tatticamente. Ha sofferto tantissimo il cambio di approccio imposto da Allegri, che pretende dagli attaccanti molto movimento oltre a prevedere un canovaccio tattico con pochi punti di riferimento per gli avversari e soluzioni offensive variegate che vanno dal pressing altissimo al contropiede.

Mandžukić è il prototipo del centravanti moderno con l’unica controindicazione di non avere un gran tiro da fuori area (in caso contrario parleremmo di un fuoriclasse). È alto e potente ma al contempo abbastanza veloce e dinamico in proporzione alla mole. Contrariamente a quello che molti pensavano prima di vederlo all’opera ha una tecnica tutt’altro che disprezzabile ma sono altre le caratteristiche peculiari del croato: astuzia e intelligenza calcistica fanno sì che Mario si trovi sempre al posto giusto al momento giusto, come sottolineavano qualche giorno fa Alberto Fantoni, Nino Ori e gli altri ospiti di JuTalk.

Mandzukic fa del gioco aereo il proprio punto di forza ma è più duttile di Llorente, adatto a qualsiasi situazione tattica, sia quando inserito in un sistema di gioco aggressivo (Bayern Monaco, do you remember?) sia in squadre con atteggiamento tattico che privilegi soluzioni di rimessa e ripartenze veloci (Atletico Madrid). Allegri ha un’arma che può sfruttare sia nell’uno che nell’altro caso, sia contro squadre che vengono a giocare nella nostra metà campo (Fiorentina, Manchester City), sia contro squadre chiuse (Carpi).


 

A titolo esemplificativo andiamo a ripercorrere l’azione del 2-1 in Juventus Fiorentina del 13 Dicembre scorso, iniziata e finalizzata dallo stesso Mandžukić, vista dalla prospettiva di Pagno72 che nel suo canale YouTube ci propone i video dei gol della Juventus. Focalizziamo l’attenzione su tre “momenti” fondamentali di questa situazione tattica.

1. Mandžukić e la gestione del contatto con l’avversario

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La Fiorentina è abbastanza sbilanciata, tuttavia la palla arriva a Mandžukić ben al di qua della linea di metà campo ed il croato si trova con le spalle rivolte alla porta avversaria oltre che francobollato dal difensore. Nel complesso abbiamo quattro difensori, più un quinto largo a destra in grado di rientrare in copertura, contro 3 attaccanti. Sul lato forte abbiamo un 4 contro 2, mentre sul lato debole potrebbe innescarsi un eventuale 1 contro 1 di Pogba. Mandžukić è bravissimo a leggere questa situazione e a trasformare un’azione in cui la difesa viola dovrebbe avere vita facile in un’azione pericolosa per la Juventus: “sente” il difensore alle spalle, si appoggia, usa il fisico per proteggere il pallone, resiste al fallo (importantissimo per non interrompere l’azione) e quasi da terra smista (di sinistro) per il francese.

2. Mandžukić e il movimento senza palla

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Ogni tanto si sente parlare di Mandžukić come di un giocatore “lento”. In questa azione impiega circa 5 secondi per rialzarsi da terra ed arrivare dal punto in cui ha effettuato il passaggio a Pogba (qualche metro dentro la metà campo difensiva) fino al limite dell’area, portandosi quindi in zona pericolosa. Nel mezzo un ulteriore contatto con il difensore avversario in cui Mario tiene a distanza il calciatore viola allargando il braccio destro senza spingerlo in maniera evidente. Llorente sarebbe stato in grado di fare ciò?

3. Mandžukić l’opportunista “intelligente”

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Si può notare come Mandžukić non corra semplicemente in linea retta ma cambi direzione per tre volte, adattando la traiettoria in base allo sviluppo dell’azione e finendo per trovarsi lì dove arriva il pallone dopo l’errore di Dybala.

In questa azione Mandžukić mette in evidenza diverse qualità che poco hanno a che vedere con la tecnica: potenza, controllo del corpo, furbizia, tempismo, acume tattico, opportunismo.

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Mandžukić è anche il primo difensore: porta il pressing in maniera intelligente, con i tempi giusti e soprattutto con la giusta cattiveria riuscendo ad intimidire gli avversari ed inducendoli spesso all’errore. Un cagnaccio “sporco” il giusto insomma, che da questo punto di vista non fa certo rimpiangere Tevez. Rispetto a Llorente è molto più smaliziato e fa la differenza proprio nella gestione del contatto fisico, aspetto in cui è un vero e proprio maestro, mentre il basco risulta spesso piuttosto ingenuo e finisce per indurre l’arbitro a fischiargli fallo a sfavore.

Ultimo ma non ultimo i numeri, la sostanza, la “ciccia”, quello che in definitiva interessa di più, specie in materia di attaccanti.

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Il dato relativo alle presenze è legato ovviamente al numero di stagioni disputate e agli infortuni partiti: Llorente primeggia essendo “più vecchio” di un anno a livello professionistico (oltre che anagrafico) ed avendo esordito in terza divisione con il Baskonia nel 2003-2004, mentre Mandžukić esordì nel Marsonia (Serie B croata) un anno più tardi, nel 2004-2005.

andamento reti

Siamo dunque di fronte a due giocatori ben diversi e possiamo dire anche di diverso livello in quanto a produttività ed incidenza per l’economia di squadra. Il palmarés di Mandžukić ci parla di un calciatore che sposta gli equilibri e contribuisce in maniera determinante alle vittorie dei club in cui milita: 3 campionati croati, 2 coppe di Croazia, 4 supercoppe di Croazia, 2 Bundesliga, 2 coppe di Germania, 1 supercoppa di Germania, 1 supercoppa di Spagna, 1 supercoppa italiana, 1 Champions League, 1 Supercoppa UEFA e 1 Coppa Intercontinentale (Mondiale per Club). Agli Europei del 2012 ha vinto il titolo di capocannoniere con sole 3 reti (a pari merito con altri 5 giocatori, tra cui Balotelli).

A livello di club Llorente ha vinto “solo” con la Juve (2 scudetti, 2 supercoppe italiane, 1 coppa Italia) ma è chiaramente avvantaggiato a livello di trofei conquistati con la propria nazionale, anche se bisogna dire che nella serie di vittorie spagnole tra il 2010 e il 2012 (Llorente non era presente agli Europei del 2008) ha influito ben poco e i punti di forza delle furie rosse erano certamente altri.

In definitiva il contributo dei due si diversifica principalmente per questioni che esulano dai gol fatti (comunque anche in questo il croato è superiore): sono calciatori completamente differenti per astuzia, intelligenza, malizia, dinamismo, duttilità e capacità di innalzare il livello della squadra in cui giocano.

Siete ancora certi che la Juve abbia comprato un altro Llorente?

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Tecnica e Tattica