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Massimo Carrera

Da quando sono nato, e soprattutto da quando sono tifoso, la Juve ha sempre partecipato, tranne tre volte, alle Coppe Europee.

Escludendo il biennio 2006-2008, anni in cui non partecipò a causa della retrocessione d’ufficio per le note vicende, l’unico anno in cui la Juve non riuscì a entrare nei primi posti del campionato fu il 1990-91.

Eppure, non era una brutta squadra.

I due anni precedenti, con Zoff in panchina, erano stati per noi tifosi anni tribolati, a causa di una rifondazione generazionale; senza scudetti, ma con la conquista di una Coppa Italia e di una Coppa Uefa.

Nell’estate del ’90 Boniperti lasciò a Vittorio Caissotti di Chiusano (già componente del CDA e vicepresidente) la presidenza della società; il manager di riferimento divenne Luca Cordero di Montezemolo, reduce dall’organizzazione del campionato del mondo 1990.

A Zoff venne dato il benservito e, sperando di scopiazzare il Milan berlusconiano, venne varata una campagna acquisti miliardaria; furono acquistati Roberto Baggio, Eugenio Corini, Paolo Di Canio, Thomas Häßler, Júlio César e i giovani difensori De Marchi e Luppi, sponsorizzati dal nuovo allenatore, Luigi Maifredi.

Ma del tanto agognato “calcio champagne” del bolognese rimasero solo le bollicine, e la Juve chiuse mestamente al 7° posto, rimanendo, come dicevo, esclusa dalle Coppe continentali.

Eppure, quell’anno vidi quella che per me è stata la più bella partita di Baggio in bianconero: la sfortunata semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe contro il Barcellona, in cui non riuscimmo a ribaltare il risultato dell’andata.

Dopo il fallimento della gestione Montezemolo-Maifredi, nell’estate del 1991 la Juve richiamò Giampiero Boniperti come amministratore delegato e Giovanni Trapattoni, dopo cinque anni a Milano, sulla panchina. Gli acquisti furono pochi, ma mirati: Peruzzi in porta, Carrera e Kohler in difesa, e il giovane Conte a centrocampo.

Massimo Carrera, nato a Sesto San Giovanni e cresciuto nei dilettanti della Pro Sesto, esordì in Serie B con il Pescara e conquistò la promozione in Serie A nel 1989 con la maglia del Bari, allenato da Gaetano Salvemini.

Carrera in bianconero

Terzino destro difensivo, con una buona visione di gioco e un senso dell’anticipo eccezionale, Carrera venne praticamente schierato subito titolare, in un pacchetto arretrato di tutto rispetto: Kohler e Júlio César centrali e De Agostini a sinistra. Estremo difensore, all’ultimo anno con noi, Tacconi, che dalle ultime partite della stagione lasciò la porta a Peruzzi.

“Per me, tifoso juventino, era il sogno della vita indossare quella maglia. Non solo l’ho fatto per 5 anni, ma ho pure vinto qualche trofeo. Insomma, quel periodo è davvero difficile da dimenticare”.

Nella stagione 1992-1993, dopo avere acquistato il tedesco Möller, e le punte Ravanelli e Vialli, la Juventus vinse per la terza volta la Coppa UEFA. Carrera giocò tutti i 90 minuti delle gare di andata e di ritorno, confermandosi una delle pedine più affidabili a disposizione di Trapattoni.

“Trapattoni è un grandissimo allenatore e un grandissimo uomo. Aveva una passione incredibile che sapeva trasmettere a tutti, in particolare ai giovani. Finiti gli allenamenti spesso rimaneva lì per spiegarti alcuni movimenti, per migliorarti tecnicamente, negli stop, nei tiri. Un personaggio veramente carismatico”.

Un anno dopo, con Lippi allenatore, Massimo Carrera venne spostato al centro della difesa, per avvicendare un incerto Fusi. La stagione fu esaltante, con la doppietta Campionato – Coppa Italia. Negli anni seguenti, pur arrivando Montero e Vierchowod, titolari al centro della difesa, Carrera si dimostrò pronto ogni qualvolta veniva chiamato in causa.

Del periodo di Lippi diceva:

“Si entrava sempre in campo per vincere. Si correva per novanta minuti e si aveva sempre fame di vittorie. Eravamo partiti con un modulo, poi dopo la sconfitta a Foggia per 2-0 siamo passati al 4-3-3, più spregiudicato e aggressivo che ci ha permesso di vincere lo scudetto, la Coppa Italia e l’anno successivo la Champions League”.

Nell’estate del 1996 venne ceduto all’Atalanta, dove passò 7 stagioni esaltanti, per chiudere la carriera nel 2008, all’età di 44 anni, alla Pro Vercelli.

Lasciò la Juve con 166 presenze, un goal e un palmarès di tutto rispetto: uno scudetto, una Coppa Italia, una Champions League, una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea.

Ritornò alla Juve nel 2009, nelle vesti di coordinatore tecnico del Settore Giovanile. Nella stagione 2012-13 sedette sulla panchina della Prima Squadra, a causa della squalifica di Conte e del suo vice Alessio. Ottenne ben sette vittorie (fra cui quella a Pechino contro il Napoli valevole per la Supercoppa Italiana) e tre pareggi (due dei quali a Londra contro il Chelsea e in casa contro lo Šachtar Donec’k nel girone di Champions League).

Carrera allenatore

E quando era in panchina dei bianconeri ricordò:

Qui non ci sono soldatini, ma, esattamente come quando giocavo io, ci sono seri professionisti che sanno quello che vogliono, quello che vuole la società e si comportano di conseguenza per ottenerlo. Questo significa allenarsi bene e condurre una vita privata da atleta, per rendere al meglio in partita”.

Nella vita, ma anche nel calcio, le relazioni sono importanti, ma sono vuote se non sono create e basate sulla fiducia. Fiducia significa affidabilità. Quando si ha fiducia si crede in qualcuno, nella sua integrità, nelle sue capacità, nei suoi risultati. Massimo Carrera da Sesto San Giovanni è stato tutto questo, nel mondo Juve, sia da calciatore, sia da allenatore, arrivando a trionfare in Italia e in Europa.

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