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Da Allegriano dico “Max hai fallito”

Mi levo subito il dente: quello consumatosi l’altra sera lo considero il primo vero fallimento della gestione Allegri; “che parolone”, penseranno molti lettori, perché comunque abbiamo portato a caso l’ottavo campionato di fila.

Tranquilli, non me lo sono dimenticato. Le vittorie, tutte, hanno sempre un gusto piacevole da assaporare, però non dimentico neppure le parole pronunciate da Agnelli a Villar Perosa durante il discorso di inizio anno rivolto alla squadra.

“Da sogno deve diventare obiettivo. L’obiettivo dev’essere la Champions League quest’anno”. Più chiaro di così…

L’arrivo di Ronaldo in estate aveva innalzato in maniera esponenziale le aspettative dei tifosi (anche della dirigenza evidentemente) ed essere stati eliminati malamente ai quarti da una squadra sì bella da veder giocare, con tanti ragazzotti interessanti, ma pur sempre inferiore per qualità generale, per singoli, per ranking alla Juve, non può trovare altra spiegazione nel parolone di cui sopra: fallimento.

Sia chiaro, questo non è un atto di accusa nei confronti di Massimiliano Allegri, a quello ci pensano già da moltissimo tempo i suoi (tanti) detrattori sparsi per il web che magari aspettavano proprio un esito nefasto come quello di martedì sera per rivendicare “visto? Avevo ragione io”.

Molto semplicemente è la presa d’atto (lo dico da “allegriano” della prima ora) che ha toppato per evidenti sue responsabilità, prima fra tutte la condizione fisica pessima con la quale si è arrivati a giocarci il momento clou della stagione.

È imperdonabile che per il terzo anno consecutivo – il tutto parte dal pre Cardiff – si sia errato in questo fondamentale aspetto; deficit acuito dalla caterva di infortuni di natura muscolare che ha colpito buona parte dei giocatori, alcuni anche a più riprese.

Ciò ha avuto come naturale conseguenza l’impossibilità di gestire al meglio la rosa durante la stagione, vanificando la possibilità di far rifiatare un po’ tutti proprio in un’annata in cui la coppa dalle grandi orecchie si poteva “programmare”, avendo chiuso il campionato praticamente già a Natale.

Ma le responsabilità sono anche di natura tattica e lasciano ancor più sgomenti se si considerano i primi due mesi disputati dalla formazione bianconera, nei quali si era vista una squadra costantemente votata all’attacco che imponeva la propria superiorità su qualsiasi campo. Vedasi, a titolo di esempio, Old Trafford e Mestalla (in quest’ultimo caso addirittura in inferiorità numerica).

Dopo quel momento, la sensazione che Allegri abbia iniziato ad appiattirsi su se stesso è stata forte; sensazione confermata dall’insistere su certe posizioni che sono quasi diventati dogmi: puntare costantemente su alcuni uomini palesemente scoppiati anche per via del mondiale disputato; asserire a più riprese “se gioca X, non può giocare Y” e così via.

Per carità, è naturale che l’allenatore abbia le sue idee e cerchi di portarle avanti, ma la qualità che abbiamo maggiormente apprezzato del tecnico livornese in questi anni è stata la sua proverbiale elasticità mentale che gli ha permesso (spesso e volentieri) di rimediare in maniera vincente a situazioni inizialmente complesse.

L’ennesima riprova di ciò è stato il ritorno contro l’Atletico Madrid, gara preparata e gestita in maniera ineccepibile e che aveva illuso sulla possibile svolta positiva nel cammino europeo della Juve.

Martedì sera, invece, il risveglio dal sogno è stato alquanto brusco.

Il ciclo allegriano sulla panchina bianconera può dirsi terminato, perché nelle grandi aziende moderne quando si ingaggia un manager di alto profilo affidandogli un obiettivo da raggiungere e il manager stesso lo fallisce lo si deve mettere di fronte alle proprie responsabilità.

Anche la società ha sicuramente le sue colpe che diventerebbero predominanti nel momento in cui decidesse di continuare il rapporto con il Mister toscano.

Non so e non sta a noi tifosi dire chi dovrà essere il prossimo allenatore, anche se già fioccano i sondaggi a tal proposito, ma una cosa possiamo “pretenderla” dalla dirigenza, deve decidere cosa fare da grande.

Ad Allegri non può non andare un immenso ringraziamento per tutto quanto fatto in questi cinque anni, ma è arrivato il momento di voltare pagina.

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