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Milan-Juventus 4-2 e il fallito match point

Che la partita col Milan sarebbe stata più complicata rispetto alle ultime di campionato, lo si era detto.
Che dopo la sconfitta della Lazio a Lecce, uscire da S. Siro con uno o nessun punto non sarebbe stato un dramma, pure.
Che questi rigori, fischiati per qualsiasi tocco di braccio, hanno abbondantemente rotto il cazzo, anche.
Ma perdere dopo essere stati avanti 2-0 a inizio secondo tempo e aver dato due mazzate all’orgoglio rossonero, con un gol magnifico di Rabiot, è inaccettabile.
In 5 minuti, scossi dal rigore fischiato da Guida, i nostri “eroi” entrano in uno stato di ebetismo, degna riproposizione delle performance di Alvaro Vitali mentre sbircia Edwige Fenech dal buco della serratura. Povere stelle, nessuno aveva mai visto “2 tette”?

Alcuni utenti hanno ricordato il 4-2 di Firenze del 2013, quello delle tazze celebrative per intenderci. Io che vado più di memoria a breve termine, ho ripensato al rocambolesco 4-3 di inizio stagione col Napoli. Squadra in pieno controllo che si fa rimontare in pochi minuti uscendo mentalmente dalla partita. E non è stato l’unico caso.
Con la Lazio, all’andata, eravamo andati in vantaggio con una splendida azione e il primo tempo era stato uno dei migliori visti fino ad allora. Il pareggio in chiusura di tempo di Luiz Felipe diede fiducia ai biancocelesti per la rimonta nel secondo. E poi col Verona, a febbraio, copione simile.
Al di là delle sconfitte, comunque, è da un po’ di tempo che diciamo di come questa squadra manchi di leader, di gente abituata alla sofferenza e che sia in grado di “leggere” i momenti della partita. Perché di questo si tratta.
La Juve, ieri, è uscita mentalmente dal campo dopo il 2-0 convinta di poter gestire il resto del tempo. Dal rigore di Ibra al sorpasso di Leao passano appena 5 minuti, in mezzo ai quali c’è il gol del pareggio di Kessie, emblema del momento della gara: rossoneri che fanno quello che gli pare a ridosso e dentro l’area juventina.
Assurdo!

In serate come questa è normale che ognuno trovi il proprio capro espiatorio e io non mi sottrarrò al compito.
E lo faccio soprattutto perché, nell’immediato post gara, ho letto di gente che ha approfittato della debacle per dare addosso a Rugani, Alex Sandro o Ramsey… E no, amici. Ieri sera sono mancate le colonne portanti di questa squadra e la mia fiche la gioco sul pezzo grosso, il capitano.
Tralascio il fallo di mano che causa l’inizio del patatrac, ne parleremo a parte in un altro pezzo. Quello che più mi fa arrabbiare è quel modo osceno che Bonucci ha di difendere in area, specie quando l’avversario tenta un dribbling. Lui non solo abbocca al dribbling (di Kessie, mica Messi) ma poi si limita ad alzare la gamba e tenderla verso il pallone, in un tentativo tanto goffo quanto inutile.
Leonardo Bonucci sarà pure un leader dello spogliatoio, sarà pure il capitano, sarà pure il miglior regista difensivo al mondo e una delle colonne del ciclo di vittorie; ma non sa difendere nel 1 contro 1.
E non da ieri.
Fa così da che me lo ricordo alla Juve.
Quando Bonucci difende a quel modo, sembra un cane che piscia sull’albero.
Inaccettabile in Serie A, figuriamoci nella Juventus.

Ovviamente l’ex della serata non è l’unico responsabile della disfatta. La squadra è andata tutta in tilt e, in questi frangenti, nemmeno chi fino ad allora aveva disputato una gara discreta riesce a portare in salvo la barca dal naufragio.
Soprattutto se questi giocatori non hanno gli attributi per tenere la barra dritta nella tempesta.
E questo è uno dei gravi errori compiuti in sede di campagna acquisti dalla dirigenza.
Allenatore compreso.
Già, perché Sarri sarà sicuramente un bravo insegnante in grado di istruire calcio ai suoi giocatori, ma le sue squadre sembrano avere tutte lo stesso difetto. Finché hanno benzina in corpo e fiducia nei propri mezzi, le cose vanno bene e riescono a imporre la loro superiorità. Non appena qualcosa va storto, crolla il castello di carte. In questo sì, nel bene e nel male, che la mano dell’allenatore comincia a vedersi…

Chiudo con la corsa scudetto: abbiamo tenuto la Lazio alla stessa distanza che c’era prima di questo turno e ora c’è una partita in meno, ci avrei messo la firma ieri pomeriggio. Spiace non aver sfruttato il match point, certo, ma sia la Lazio che l’Inter non sono messe meglio di noi, per cui niente drammi.
Se, però, il pensiero deve andare ad agosto…

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