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Mille bolle blu

La sentenza del giudice sportivo ha chiarito come sono andate le cose a Napoli il weekend che avrebbe dovuto colmare nella “partitissima” di domenica sera allo Stadium fra Juventus e club partenopeo.

È stata punita quindi l’assenza del Napoli entro le 21.15 a Torino, sostanzialmente perché non sussistevano le famose “cause di forza maggiore” tali che giustificassero il forfait del club nel match previsto a calendario.

Le cause di forza maggiore ostentate per l’occasione dal Napoli non sono state ritenute adeguate dal giudice poiché i club di A hanno uno strumento preciso, accettato, condiviso ed in vigore nella sua pienezza per gestire gli eventuali casi di positività all’interno del gruppo squadra. Questo strumento è conosciuto come “Protocollo FIGC Covid-19”. Tale protocollo è stato definito sulla scorta dell’esperienza tedesca in Bundesliga e su quanto stabilito dall’UEFA nei temi analoghi (monitoraggi sanitari, gestione dei casi positivi, gestione delle quarantene fiduciarie, identificazione puntale dei casi limite di “non giocabilità” dei match previsti, ecc.). A detta di tutti, è un buon compromesso che permette, da un lato, una gestione dell’emergenza covid-19 efficace tenuto conto delle particolarità di un movimento sportivo come la Serie A, dall’altro la quasi certa prosecuzione della competizione sportiva fino a naturale compimento.

Ma il protocollo è pur sempre una forzatura rispetto a dei principi generali validi per tutti i cittadini (compresi i calciatori) entro i confini di ogni stato sovrano. È una forzatura, attenzione, comunque accettata dal legislatore. Quest’ultimo infatti ha contribuito sia a definirne i termini lavorando fianco a fianco con gli stakeholders del settore, sia a riconoscerne la validità giuridica con apposite circolari del Ministero della Sanità.

Il protocollo conseguentemente poggia sull’accettazione da parte degli attori coinvolti di precisi principi e obblighi. Al di là dei tecnicismi, essi sono sintetizzabili in due punti:

  • Rispetto di precise procedure sanitarie (monitoraggio atleti, gestione dei casi positivi, attuazione di quarantene fiduciarie – le cosiddette “Bolle”)
  • Piena lealtà sportiva da parte delle società nella gestione di tali situazioni, riassumibile nel principio del “far di tutto per giocare” mantenendo comunque saldi gli aspetti sanitari di cui sopra.

Tornando a bomba, cioè alla recente sentenza del giudice sportivo riguardante la mancata esecuzione del match fra Juve e Napoli, IL NAPOLI HA VIOLATO ENTRAMBI I PUNTI CARDINE su cui, come detto, poggia il protocollo FIGC. Da un lato è stato accertato dal giudice che, SLEALMENTE, il Napoli ha deciso unilateralmente di non voler disputare il match, BEN PRIMA CHE LE ASL LOCALI INTERVENISSERO con pseudo inibizioni a lasciare la Campania, dall’altro la sentenza lascia chiaramente trasparire che le ASL hanno potuto intervenire proprio perché IL NAPOLI NON HA RISPETTATO IL PROTOCOLLO non attuando la quarantena fiduciaria altrimenti detta “bolla”. La bolla non è, o almeno non è solo, un concetto logistico; non è cioè legata alla definizione di uno spazio preciso e circoscritto. La bolla è innanzi tutto legata alla definizione di elenco di persone (il gruppo squadra) che non deve entrare in contatto con altri. Per esempio, si potrebbe pensare addirittura ad una bolla itinerante a bordo di un aereo, non cambierebbe nulla. Dico questo per sottolineare il fatto che il Napoli non ha posto in atto alcun tipo di bolla nel momento in cui sono stati accertati i casi di positività di Elmas e Zielinsky.

La stessa sentenza lascia spazio a ulteriori spazi di indagine: come riporta il giudice sportivo “restando integralmente impregiudicato il potere della procura federale il potere di agire della procura federale per accertare eventuali violazioni del protocollo (…)”.

Il protocollo va difeso con le unghie e con i denti, ne va della credibilità del sistema (ma quando contava solo questo i risultati erano scarsi …..) e soprattutto dei ratei che ancora devono arrivare nelle casse della Lega Serie A per la cessione dei diritti televisivi (e questo secondo argomento, conoscendo i miei polli, avrà molto più peso). Non è ancora finita, lo sappiamo bene, ma in gioco c’è ben più di qualche patetica scenata di un presidente guappo; in gioco c’è un business da centinaia di milioni di euro più indotto.

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