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Olympiacos-Juve 0-2: missione ottavi compiuta

Passare il turno non era importante, ma era l’unica cosa che contava. Parafrasare il motto di Boniperti può apparire assai banale, ma rende meglio di ogni altra cosa quanto fondamentale fosse l’approdo agli ottavi di Champions. Da febbraio tutto riparte da zero e il non esaltante girone, insieme alla partita di Atene non conteranno più niente, ancora di meno se si considera che tra il lotto delle prime e seconde classificate non c’è poi molta differenza. Conterà come sempre il solito mix di condizione atletica, interpretazione delle gare a eliminazione diretta, tecnica, e perché no, un pizzico di fortuna. In attesa del sorteggio di Nyon, sono abbastanza fiducioso che Allegri e i ragazzi siano ben consapevoli di come per andare avanti in questa competizione serva ben altro, ma è il caso di non correre troppo. Stasera contava solo passare il turno. In primis perché in una competizione che poche volte ci ha sorriso, non era del tutto scontato; vedi le recenti sconfitte a Istanbul e Siviglia quando, con due risultati su tre, non si è riusciti a evitare eliminazione dal turno nel primo caso e perdita del primo posto del girone, nell’altro. In seconda battuta, perché in quattro giorni, con queste due vittorie esterne, la Juve ha raddrizzato la sua stagione quando poteva anche prendere una brutta piega e avere uno slancio emotivo e di fiducia da non trascurare verso un’altra grande partita, come quella di sabato contro l’Inter. Lapalissiano menzionare l’essenzialità dei soldi incamerati.

Al netto delle considerazioni sul passato e sul futuro, la partita di Atene ha mostrato una Juve fisicamente in palla, ben disposta in campo, come nelle ultime tre gare, ma un po’ troppo svagata di testa. Probabilmente le scorie della partita di Napoli ancora erano presenti, e unite all’ostico impegno dello Sporting al Camp Nou hanno fatto calare la tensione. La sensazione è che una Juve più “sul pezzo” avrebbe potuto avere vita facile di un Olympiacos che non aveva più niente da chiedere al girone. I Greci non hanno mai alzato i ritmi, mai condotto un pressing corale e hanno spesso lasciato ai nostri portatori di palla l’iniziativa senza mai azzannare l’avversario. E il primo gol è anche il frutto, oltre che di una grande azione corale della Juve, di questo atteggiamento: Matuidi, Sandro e Cuadrado, i tre che confezionano il gol sono praticamente liberi di fare quello che vogliono. Eppure i nostri riescono a complicarsi la vita con una serie di errori tecnici e scarsa applicazione, che per contarla non basterebbe nemmeno il pallottoliere: Szczesny è chiamato un paio di volte sia nel primo che nel secondo tempo a salvare la baracca. Sono un palo dell’Olympiacos e i cambi a scuotere la Juve negli ultimi minuti: Bernardeschi, che ha messo in mostra ancora una volta quanto “interessante” sia il suo sinistro e Pjanic (ottimo come sempre il suo contributo in regia) entrano per Cuadrado e Dybala.

Il colombiano, gol a parte, è stato uno di quelli che più di tutti ha contribuito agli errori tecnici sempre evidenziati dal Mister. L’Argentino invece ha vissuto un’altra serata nera, dopo quella di Lisbona. Il problema non è solo il gol in Champions, che manca da Juve-Barcellona dello scorso aprile, ma l’effimero contributo che riesce a dare alla squadra. Dybala ad Atene non ha praticamente mai saltato l’uomo, mai servito un compagno, e ha anche perso un paio di palloni che potevano rivelarsi sanguinosi, il tutto sulla falsariga di quanto accaduto nelle altre precedenti gare. Recuperare psicologicamente il numero 10 in ottica ottavi, è forse l’obiettivo primario che Allegri deve porsi da qui ai prossimi due mesi e mezzo. Il secondo invece deve essere quello di Alex Sandro. Se a Napoli Allegri gli ha preferito Asamoah per contenere i tagli di Callejon, anche stasera abbiamo scoperto il perché. Il terzino brasiliano è lontano parente del grande giocatore che abbiamo ammirato lo scorso anno. Spingersi in considerazioni circa le eventuali offerte estive che lo volevano lontano da Torino non basta: un professionista del suo calibro deve raddrizzare la rotta e anche alla svelta. Note positive sono venute ancora da Benatia e da Douglas Costa: entrambi, partita dopo partita, si stanno conquistando i galloni da titolari.

 

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