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Olympiacos – Juventus: vietato cosare

La partita di stasera in teoria sarebbe molto facile da preparare.
Si dovrebbe prendere la squadra, metterla in una cella frigorifera, ibernarla fino a un’ora prima del fischio di inizio, poi scongelarla e mandarla in campo.
Oppure, metti che il microonde non funziona bene, mandarla in un centro benessere o magari a farsi un bel giro per Atene per visitare “la cropoli” (cit.); insomma, tutto fuorché farla pensare alla partita di stasera.
Perché quella di stasera è sì una partita, ma conoscendo la Juve potrebbe essere un bel cavallo di Troia e io non vorrei, verso le 22:30 o giù di lì, tirare giù tutti i santi del paradiso paragonandoli al nome di quella gloriosa città esistita tanti secoli fa…

Ecco, la Juve stasera deve scendere in campo tranquilla, conscia del fatto che è oggettivamente superiore all’avversario, che la vittoria è lì a portata di mano e che, se ognuno fa il suo compitino da bravo giocatore della Juve (cioè il portiere para, il difensore difende, il centrocampista distribuisce palloni e ferma le azioni avversarie, il centravanti segna e gli altri attaccanti segnano o mettono in condizione il centravanti di segnare), la partita alla fine del primo tempo è già finita.
E a quel punto io potrò prendermi un bel caffè nell’intervallo, litigare con quel gran genio del mio amico che venerdì mattina pensava di prendere 3 gol a Napoli e l’altro ieri diceva che abbiamo avuto solo fortuna, gufare un improbabile suicidio della Roma e prepararmi a gufare per l’eliminazione del Napoli di domani.

Basta solo scendere in campo concentrati e carichi come venerdì sera a Napoli, con la voglia di far vedere al resto del mondo (o dell’Italia, fate voi) che nonostante tutto, il pessimo calcio espresso, l’allenatore scarso che ci ritroviamo, il santone in tuta che si trova sulla panchina del Napoli, lo spogliatoio spaccato, Andrea Agnelli scaricato da Elkann da ben tre anni, i tre giocatori che hanno chiesto la cessione per Gennaio, le cavallette, le tremende inondazioni e tutto quello che volete… alla fine dei giochi siamo sempre lì, pronti a superare per il quarto anno di fila il girone di Champions League per giocarcela da Febbraio in poi e pronti a rientrare prepotentemente in corsa per lo scudetto dopo aver battuto il Napoli delle meraviglie in casa sua, venerdì scorso.
Brutti, sporchi e cattivi, questi siamo e come diceva quel gran sarchiapone del Trap (che, a parte gli scherzi, sulla nostra panchina ha vinto tutto quello che c’era da vincere), il nostro calcio è prosa, non poesia.

Quindi stasera niente svolazzi, niente ghirigori o arabeschi, l’ornamento è un delitto fino al 3-0 per noi, vediamo di essere concreti e portare a casa il primo obiettivo stagionale.
Tanto meglio se alla fine del primo tempo è già tutto deciso, almeno cominciamo a pensare in silenzio anche alla sfida di sabato sera, che quelli là ci stanno già pensando da domenica pomeriggio a suon di bottiglie di champagne, proclami e interviste varie.
Sento puzza di capolavoro, vediamo di non mandare tutto alle ortiche.

E non guardiamoci indietro, non pensiamo a tutte le volte che abbiamo fatto harakiri in certe serate europee, non pensiamo a quanto male ci siamo fatti in questa città che tanta bellezza ha donato al mondo intero, non pensiamo all’altra partita, non pensiamo al classico vietato sbagliare.
La parola d’ordine è vietato cosare!
Fino alla fine.

PS. Per chi si domanda cosa significhi vietato cosare provi a cercare su gogol (o google).

1 Commento

  1. Rik

    5 dicembre 2017 alle 18:36

    quello di cui parli, è quello che (con paroloni..) molti socio-psico-ecc.. studiosi dello sport definiscono come “mentalità vincente” .. indipendentemente di chi incontri, pensare con determinazione a fare al meglio il proprio compito .. quindi ne pensare “oddio quanto sono forti questi”, ne pensare “ma si, stasera si fa una bella scampagnata contro questi scarsotti”, ne pensare a mille ipotetici fantasmi .. determinazione, e concentrati su ciò che si deve fare .. sembra facile, ma nella pratica non lo è affatto, ed è questo a fare la differenza tra corazzate e ottime squadre, ma pure tra fenomeni (CR7) e “potenziali fenomeni” (l’attaccante italiano del nizza).

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