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Orecchie per intendere

…un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillance o ‘amnesie’ investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine.

Questa trentina di parole sono state vergate dalla massima autorità italiana in ambito giudiziario, la Corte di Cassazione, nelle motivazioni relative al processo per l’omicidio di Meredith Kercher che ha visto definitivamente assolti i due imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Una mazzata tale inferta a chi ha condotto le indagini che la metà basterebbe a stroncare la carriera di chiunque. Forse anche in Italia.

Nel rispetto della povera ragazza inglese morta ammazzata è con molto pudore che mi permetto di riprendere queste parole per utilizzarle nella sfera sportiva. Qualsiasi tifoso juventino che conosca le brillanti indagini condotte dalla squadra di via In Selci ha sognato, almeno una volta, di vedere espresso il medesimo giudizio in merito al lavoro condotto da Attilio Auricchio in collaborazione coi PM di Napoli, e invece “qualcosa sarà sfuggito” come ebbe a dire lo stesso Carabiniere una volta venute a galla le intercettazioni che vedevano coinvolti personaggi la cui reputazione è rimasta immacolata, anche se solo sugli almanacchi.

Coincidenza vuole che delle altre motivazioni siano state pubblicate in questi giorni, proprio su una di queste persone. Un giudice di Milano, Oscar Magi, ha assolto Luciano Moggi dall’accusa di diffamazione mossagli da Gianfelice Facchetti per delle dichiarazioni su Calciopoli riguardanti il padre defunto. Dichiarazioni che il giudice Magi ha ritenuto veritiere, dicendo che “contenevano con certezza una buona veridicità, o comunque sono state pronunciate nella ragionevole opinione che contenessero una dose di verità, seppur anche putativa.” Moggi, si legge ancora, “nel citare le vicende della giustizia sportiva ed i comportamenti dell’allora Presidente Facchetti, ha riferito cose vere o comunque verosimili per il momento in cui sono state dette e per il modo in cui sono state pronunciate.”

La parte succulenta di queste pagine, però, è quella in cui il giudice, costretto dalla difesa di Moggi ad ascoltare le intercettazioni telefoniche di Giacinto Facchetti, descrive parole e opere dell’ex Presidente dell’Inter come un vero e proprio intervento di lobbing nei confronti della classe arbitrale, come un chiaro segnale di un rapporto di tipo amicale e preferenziale, “con vette non propriamente commendevoli” che, tradotto dal giuridichese, significa “da fare schifo”.

Il motivo per cui ho voluto associare due dispositivi così lontani tra loro è molto semplice: la Giustizia italiana, intesa come l’insieme di tutto l’apparato, è perfettamente in grado, dunque, di riconoscere e ammettere gli errori compiuti da parte di quello Stato che lei stessa rappresenta, nella fattispecie da chi ha condotto la fase istruttoria. Perché questo non è stato ritenuto importante da parte della Cassazione rispetto al processo di Calciopoli? Eppure sia la Casoria, Presidente del collegio giudicante in primo grado, sia Magi qualcosa hanno scritto, eufemismo…

Per questi e diversi altri motivi sono molto pessimista su quella che sarà la fine di tutta la storia. Se si fosse voluto, il castello accusatorio si sarebbe potuto far crollare dal primo momento, senza il bisogno di aspettare il furbo Gianfelice, giusto per citare l’ultimo in ordine di tempo, che, invece di starsene in silenzio, insiste a voler tenere alta l’attenzione sulle attività di suo padre in quegli anni. Non a caso, sull’altra sponda dei navigli, l’argomento è tabù da molto tempo, loro si che hanno capito come comportarsi.

Ritengo molto improbabile veder entrare nel nuovo museo della Juve i due scudetti revocati, ed è lo stesso giudice Magi a ricordarlo a tutto l’ambiente bianconero quando tiene a precisare che le circostanze su Facchetti non erano inventate ma non certo più gravi di quelle di Moggi; non esiste “che il comportamento di Facchetti possa in qualche modo essere accostato a quello di Moggi nell’ambito penale.” Un monito, come a dire: “Caro Moggi, ti abbiamo assolto perché hai detto il vero, ma vedi di non allargarti.”

In merito a questo giudizio espresso lasciamo anche al giudice Magi la stessa domanda che resta inevasa da nove anni: quali sono i comportamenti e le circostanze più gravi commesse da Moggi?

P.S. Spettabile Federazione Italiana Gioco Calcio (o chi per lei), lo scudetto del 2006, il secondo tolto alla Juve senza che quella stagione sia mai stata oggetto di indagine, quello riassegnato all’Inter perché totalmente estranea ai fatti, quello di cartone, si insomma quello dello smoking bianco di Materazzi e il preferito da Moratti, glielo vogliamo togliere o dobbiamo definitivamente sentirci presi per il culo?

1 Commento

  1. Geremia

    9 Settembre 2015 alle 16:37

    Anche io sono pessimista…ma mi auguro che uno di coloro che ha permesso a un Luca Luca di fare sbranare ingiustamente la Juventus …senza prove e senza colpe..coinvolgenti tante povere innocenti persone….usi il suo giovane potere per ridimensionare le parole ed opere di Moratti,Inter,Abete,Auricchio,Narducvi,Alevi,Sandulli,Ruperto,Palazzi,Borrelli…Baldini…
    Perché adesso avrà capito che essere simpaticamente perdenti e calunniati e coperti di merda dai veri merdosi…non paga!

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