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Per un rublo

Ho fatto un sogno, anzi per essere precisi un sogno nel sogno. Devo dire, non proprio una cosa filosofico-letteraria, tipo Lao-Tzu e la farfalla, una roba alla Borges insomma, mi son dovuto accontentare.
Dunque ho sognato che ero al tavolino all’aperto di un bar sul mare, con Paratici e Nedved: non gli scrivevo su whatsapp ché lo fanno tutti, ero proprio con loro, e gli raccontavo una barzelletta, e mentre la raccontavo l’ho visualizzata, ed ecco appunto il sogno-matrioska.
Sentite: all’inferno si incontrano Lenin, Stalin, e lo Zar Nicola II, l’ultimo imperatore di Russia. Questi, vedendo quei due, li saluta dicendo:
“Oh, guarda chi si vede, il mio sicario e il suo degno compare! Anche voi da queste parti?”
“Eh già, e noi che non ci credevamo…”
“Eeehh, cose che capitano. Comunque, vi sembrerà strano, ma ho quasi piacere di vedervi, tanta è la nostalgia della nostra amata Madre Russia. Chissà com’è cambiata dopo di voi eh? Io, devo ammetterlo, avevo delle cose da farmi perdonare, insomma quel povero popolo era effettivamente un po’ oppresso, mentre voi l’avete liberato vero?”
“Mah, mica tanto, abbiamo instaurato la Dittatura del proletariato, che sempre Dittatura è stata, anche più feroce”
“Ah. Come prima quindi. Beh, però dai, ai miei tempi c’erano delle storture, se penso a come trattavo i contadini, che voi avrete riscattato…”
“Veramente – dice Stalin – io ne ho fatti ammazzare 2 milioni e mezzo!”
“Ah. Quindi non è che sia cambiato molto per loro. E vabbè però dai, le persecuzioni politiche, il controspionaggio… Io avevo anche una polizia segreta, la Ochrana!”
“Ah, anche noi, molto più pervasiva, e con un sacco di nomi, prima Čeka, poi Ghepeù, poi KGB…”
“Ah. Persino la polizia segreta. Certo mi aspettavo qualche cosa di più da questa gran Rivoluzione, invece mi pare…”
“Eh, sai com’è, a volte uno vorrebbe, avevamo un Progetto, poi…”
“Capisco, capisco. Beh, però la nostalgia è davvero tanta, mi manca la Russia, mi mancano gli inverni, mi manca il gusto della mia Vodka Smirnoff, la più buona nonostante costasse due rubli… C’è sempre la Vodka Smirnoff da due rubli?”
“Sì, ma abbiamo espropriato ed esiliato il padrone, e l’abbiamo messa in vendita a un prezzo popolare: ora costa solo un rublo!”
Ecco, proprio a quel punto il sogno si fece più nebuloso ancora, le immagini si confusero, al punto che non so più se sono stato io a dire a Paratici e Nedved, o è stato lo Zar a dire a Lenin e Stalin:
“Ma quindi, avete fatto tutto ‘sto casino per un rublo in meno?”

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