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Porto – Juventus 0-2: La tela del ragno

La calma è la virtù dei forti, recita un famoso proverbio.
La calma serviva ieri sera, una delle serate più importanti della stagione: andata di finale degli ottavi di Champions League, c’era da partire con il piede giusto in un campo ostile (l’ultima sconfitta interna risaliva allo scorso aprile), c’era da buttare la palla dentro perché un gol fuori casa da sempre è pesantissimo, c’era da mandare un messaggio alle altre squadre che già avevano giocato:
“Ehi, guardate che ci siamo anche noi, abbiamo anche un modulo nuovo di zecca e ora vi facciamo vedere chi siamo!”
Eppure…

Eppure pareva che intorno alla squadra ieri ci fosse un clima di isteria collettivo ed il motivo lo conosciamo tutti: l’affaire Bonucci.
Il litigio con Allegri, la multa… no no no, Bonucci fuori, addirittura in tribuna, aiuto!!!!!
“No dai, non roviniamo tutto anche stavolta, cosa ci mettiamo a fare queste piazzate alla vigilia della gara più importante dell’anno?
Come si fa a rinunciare a Bonucci? Per mettere due mezzi infortunati, via!
IO STO CON BONUCCI, ALLEGRI VATTENE!1!!!1!!!”
Calma… calmaaaa, parlate a fine partita e comunque si capirà subito se la squadra ha risentito del caso Bonucci, basteranno pochi minuti…

Finalmente la partita inizia e ci lasciamo tutto alle spalle: passano i minuti e in campo vediamo due squadre ordinate, ben messe in campo che si studiano.
Bene, penso, l’atteggiamento è quello giusto, i giocatori sono concentrati e fanculo a tutti i casini, ora si gioca.
Partita complicata, lontana anni luce da quella di ieri sera a Manchestercity (perché la città di Manchestercity esiste così come esistono Atalanta e Sampdoria, note e ridenti località italiche) che divertirà si la gente, ma che a me tifoso farebbe bestemmiare in tutte le lingue del mondo.
Ma poi, improvvisamente, tremoto!
Telles, una delle tante meteore transitate da Appiano Gentile (tipo Roberto Carlos, cacciato via dopo un anno per far posto a Pistone), si convince di essere Perisic e di conseguenza reputa cosa buona e giusta menare prima Cuadrado e poi Lichtsteiner con due falli da rosso diretto.
“Tanto mica mi cacciano”, deve aver pensato!
“Ehi, Perisic l’altra volta ha preso per il collo Cuadrado ed è stato nominato migliore in campo, stai a vedere che se azzoppo uno di loro domani prendo 8 in pagella e vado a battere cassa per un rinnovo di contratto!
E poi dentro sono rimasto interista e voglio vendicare Pioli e Tommaso Labate a cui hanno rubato la macchina! Gobbidimerda, arrivo!!!!”

L’arbitro tuttavia non la pensa così: essere umano privo di poesia, evidentemente l’epica del vinsciamosenzaruvvare/triplete!/panolada/maistatiinB non lo coinvolge più di tanto e nel giro di un minuto Telles cuore nerazzurro si becca due gialli e va sotto la doccia!
Lui ci rimane male (la tipica faccia da “Ma cosa avrò mai fatto? Era solo il primo fallo!”), noi godiamo e pensiamo: “Dai, è fatta, ora subito gol e chiudiamo la partita!”
Fosse facile.
“In dieci si gioca meglio che in undici” amava ripetere il barone Niels Liedholm, di sicuro il Porto si adegua e fa di necessità virtù: tutti dietro la linea della palla, autoarticolato davanti all’area di rigore e speriamo di reggere fino al novantesimo, poi a Torino ce la giochiamo.
E la Juve?

La Juve rimane calma, fa girare la palla, da Buffon a Chiellini, a Barzagli, a Pjanic, a Alex Sandro, poi ancora a Pjanic, Lichtsteiner eccetera eccetera: una manovra avvolgente, paziente, volta a sfiancare e a stanare prima o poi l’avversario.
Come un ragno che tesse la sua tela piano piano, con pazienza certosina, mentre noi di certosino non abbiamo niente anzi ci guadagniamo l’inferno a suon di bestemmie.
Si cerca il varco giusto, lo spiraglio, l’imbucata e intanto la palla gira da una parte all’altra della loro metà campo: ci vorrebbe l’intuizione di un Dybala o di un Higuaín, basterebbe solo che riuscissero a trovare un minimo di spazio in quella muraglia umana… e lo spazio Dybala lo trova, anche se per un solo nanosecondo prima che tre giocatori del Porto piombino su di lui: quanto basta però per scagliare un sinistro perfetto che si infil… no, palo!
“Scusi, chi ha fatto palo?” chiedeva Fantozzi.
Noi non chiediamo, imprechiamo e cominciamo a sentire l’odore della beffa.
Perché è così, siamo paranoici, vediamo la fregatura dietro ogni angolo, pensiamo sempre al peggio quando parte quella musichetta (a proposito, l’ho già detto che la detesto?).
Ma la squadra no, anche nel secondo tempo la musica non cambia: possesso palla, molta pazienza, un gol regolare annullato (un solo replay lo dimostra, oggi scrivo a Inter Channel per sapere se ne hanno un altro dove si vede ancora meglio la posizione regolare di Dybala), un tiro che esce di poco fuori di Higuaín, poi la svolta.

Entra lui, Markolino Pjaca, il diamante grezzo, la scultura perfetta che lo scultore deve “solo” far venir fuori dall’interno del blocco di marmo (e Allegri su questo è un vero e proprio Michelangelo): pochi minuti, qualche pallone giocato e poi, dai dai e ridai, un suo assist per Dybala intercettato gli torna tra i piedi: diagonale secco e preciso, GOOOOL!!!!!
Ci sono voluti solo 72 minuti, ma ora la partita è segnata: visto a cosa serve essere pazienti?
Nel frattempo entra Dani Alves al posto del buon Lichtsteiner… tempo due minuti e si ritrova da solo in area con un pallone che dice “buttami dentro” e lui esegue alla perfezione: 2-0, game, set, match.
Il resto è accademia, qualche altro bel tentativo di arrotondare il risultato con giocate di prima degne di quella squadra andata in vantaggio al Bernabeu, solito possesso palla, fischio finale, vittoria fuori casa e qualificazione ipotecata (ma non conquistata).

Sensazioni?
Quella di ieri sera non è stata solo una partita, è stata un piccolo grande capolavoro di Allegri: lui non lo ammetterà mai, girerà sempre i complimenti ai ragazzi, dirà che è merito loro (ma quando perdiamo si prende anche lui la colpa, vuol dire che questo ha due palle cubiche, anche se in panchina non sembra un tarantolato, non incita i tifosi e fuori usa sempre toni pacati) ma per me non è così, stasera l’artefice di questa grande vittoria è lui.

Lui ha rischiato in prima persona decidendo di escludere Bonucci (tra l’altro, un applauso alla società che ha appoggiato la sua decisione dando un preciso segnale alla squadra. Non rispetti le regole? Stai fuori, anche se ti chiami Bonucci, anche se ci giochiamo un ottavo di finale di Champions League).
Lui ha trasmesso comunque grande calma alla squadra, laddove in altre occasioni europee scendeva in campo timorosa e arruffona.
Lui ha azzeccato i cambi inserendo prima Pjaca e poi Dani Alves.
Lui ha dato questa nuova consapevolezza da grande squadra a un gruppo che troppe volte in Europa ha avuto paura della propria ombra.
È stata una bella dimostrazione di potenza questa partita: i ragazzi potevano innervosirsi davanti a una squadra chiusa ermeticamente, davanti a un gol che non arrivava e magari ci poteva scappare anche la beffa.
Ma non questa volta e speriamo sia solo l’inizio.
La tela del ragno ha funzionato, capolavoro di Max Allegri.
Lo so, non sono pochi quelli che non lo riconosceranno: già ieri sera durante la partita ho sentito alcuni improperi lanciati a Max nel momento dei cambi.
“Ma cosa togli Cuadrado??? Leva Dybala!”
“Ma guarda te come giochiamo da schifo! Non vedo l’ora che a giugno questo se ne vada e spero ritorni Conte!”
Cinque minuti dopo eravamo già 0-2.
Ovviamente questa gente parla di botta di fortuna, di cambi azzeccati che significano formazione sbagliata: io dico solo che se Allegri è allenatore della Juventus e questi sono tifosi neanche troppo competenti di calcio un motivo dovrà pur esserci.
Lo so che non capiranno, ma il problema è tutto loro, io in modo molto pilatesco me ne lavo le mani, anche perché ho altro a cui pensare.

Per esempio a questa grande squadra che ho la fortuna di tifare.
Pensate un po’ se da piccolo avessi scelto la Fiorentina o, orrore, l’Inter…
Keep the faith alive e Forza Juve!

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