Connect
To Top

Risvolti psicologici nei rapporti tra napoletani e rubbentini

Pausa per gli impegni della Nazionale.
A cosa serve?
Di primo acchito direi a niente e non sto ad elencare i motivi.
Oddio, a pensarci bene tuttavia qualche lato positivo può esserci: la squadra tira un po’ il fiato, oppure qualche giocatore può recuperare da un infortunio, ma soprattutto noi comuni mortali possiamo riscoprire il weekend, la famiglia, i parenti, gli amici e approfondire le grandi tematiche che riguardano il genere umano.
In primis la storica e atavica rivalità tra napoletani (intesi come tifosi della Società Sportiva Calcio Napoli) e juventini.
Avete capito bene, rivalità storica.
Che poi, a pensarci bene, il napoletano, inteso stavolta come cittadino residente a Napoli o in qualsiasi altro posto del globo terracqueo (perché si sa che sono dappertutto e le fiction ne sono un esempio: c’avete mai fatto caso? Anche se una fiction è girata in un paesino sperduto della Val D’Aosta un personaggio è napoletano), può tifare SOLO ed esclusivamente Napoli, così almeno dicono quelli bravi.
Ma da dove nasce questa rivalità così accesa e sentita da entrambe le tifoserie?

Quelli bravi e studiati dicono che addirittura risale ai tempi dei Borboni e dei Savoia invasori che portarono solo miseria depredando Napoli e tutto il meridione (perché per loro Napoli è il meridione), e da lì partono con la retorica sulla squadra che quando vince non solo vince, ma batte i poteri forti (gli Agnelli che hanno campato per decenni grazie alle sovvenzioni dello Stato!!!!) e riscatta tutti coloro che sono emigrati dal sud per cercare fortuna e lavoro nelle fabbriche del nord nel corso degli ultimi 70 anni.
E tutto questo per una semplice partita di calcio, badate bene, perché in fondo il guascone di Winston Curchill non aveva tutti i torti nel sostenere che “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre”!
Oh, ma in fondo è sempre stato così, vi pare?
Si si, certo, e chi sono io per mettere in discussioni certe teorie?
Tra l’altro fino a quando parlava l’associazione dei Neo Borbonici (l’equivalente dei Nazisti dell’Illinois in “The Blues Brothers” in quanto a ridicolaggine) si poteva fare la tara a certe dichiarazioni, ma in questi giorni pure il giornalista Sandro Ruotolo ha voluto dire la sua.
E allora la faccenda si fa seria.

Dal basso della mia competenza sociologico – calcistica voglio però sottolineare alcuni aspetti di questa “rivalità storica”.
Ho cominciato a seguire il calcio nel 1982: all’epoca si parlava di rivalità accesissima con Fiorentina e Roma (oltre a quella storica con i cugini granata), vuoi perché il Milan era caduto in disgrazia, vuoi perché l’Inter era l’Inter già all’epoca, vuoi perché  Fiorentina e Roma contendevano lo scudetto alla Juve in quegli anni.
Anche allora per spiegare certe rivalità c’era chi si avventurava in teorie bislacche, tipo che tra juventini e fiorentini non scorresse buon sangue da quando, nel 1865, la capitale del Regno d’Italia venne spostata da Torino a Firenze (per ben 5 anni tra l’altro, riducendo sul lastrico Firenze): ok, per un po’ c’ho creduto anch’io, fino al giorno in cui mi sono detto “Ehi, ma se ce l’hanno tanto con Torino perché si sono gemellati con i tifosi del Toro? Ma vuoi vedere che…”
Insomma, fino al 1986 andò così.
E il Napoli?
Mah, che io ricordi, a parte la vicenda Altafini “core ‘ngrato” mi pare che i rapporti tra Napoli e Juventus fossero tutto sommato tranquilli e che questa grande e accesa rivalità esistesse solo nelle menti di qualche Neo Borbonico (e ovviamente di Sandro Ruotolo); ma il Napoli cominciò a fare sul serio, costruì una squadra sempre più forte intorno al talento cristallino di Maradona puntando così a qualcosa in più di un semplice campionato tranquillo.
Di più, il Napoli puntava a vincere lo scudetto e allora la Juve diventò La squadra rivale.
Il caso volle che lo scontro al vertice nell’autunno del 1986 diventò un passaggio di consegne, da una Juve a fine ciclo, con la vecchia guardia al tramonto e un Platini che non aveva più voglia di giocare, a un Napoli con un Maradona stellare e una squadra affamata: fu un pomeriggio epico per i napoletani, 3-1 a Torino e giù di retorica (vedi sopra), ma non mi parevano i classici segnali di una squadra che finalmente batteva la rivale storica.
Tra l’altro, così come il Napoli cresceva la Juve colava a picco, tra ricambi generazionali falliti (da Scirea a Tricella, da Platini a Magrin) e acquisti sbagliati (Ian Rush), mentre a Milano Inter e Milan costruivano squadre sempre più forti e furono loro in quegli anni a contendere la vittoria al Napoli.
Oh, io ricordo tutto di quegli anni: ricordo le frecciate di Maradona al Milan di Berlusconi, al suo enorme potere mediatico, al potere del Nord e al fatto che i milanisti (ma anche gli interisti) in quegli anni per il popolo napoletano fossero il male fatto persona.
Sarà un caso, ma giusto lo scorso anno lo stesso Maradona ha rivelato che Berlusconi lo voleva al Milan ma lui rifiutò perché, se lo avesse fatto, a Napoli lo avrebbero ammazzato.
Un’iperbole molto efficace, sia ben chiaro, però non vi ricorda qualcosa un giocatore argentino del Napoli che vuol essere acquistato dalla squadra rivale del Nord facendo imbestialire i propri tifosi?
Tuttavia, al di là di certe domande, è interessante scoprire come 30 anni fa la squadra rivale storica per eccellenza del Napoli fosse il Milan.
E anche se nel documentario di Kusturica Maradona parla in modo entusiasta di una vittoria per 5-3 in casa dei padroni Agnelli, a me non mi frega, perché fu ottenuta contro una delle Juventus più scalcinate e rabberciate degli ultimi 50 anni, che non lottava per lo scudetto e aveva una rosa di buoni giocatori ma niente di più.
La rivalità in quegli anni era con il Milan, fine.

E poi gli anni ’80 finirono, Maradona crollò e il Napoli pian piano tornò nelle retrovie, tra giocatori ceduti e finanze dissestate, finché nel 1993-94 disputò un buon campionato, giocando un ottimo calcio e arrivando sesto centrando così la qualificazione alla Coppa UEFA.
Gran parte del merito fu di un allenatore di grandi speranze, che a fine anno accettò l’occasione della vita, ovvero la chiamata da parte della Juventus.
Insieme a lui andò anche una bandiera, anzi la bandiera della squadra, uno dei protagonisti dei due scudetti e della Coppa UEFA vinta a Stoccarda, cioè Ciro Ferrara.
Ma vi rendete conto?
L’allenatore, reso grande dal Napoli, e la bandiera storica della squadra che vanno nella squadra più odiata di sempre, quella Juve simbolo del potere e degli invasori Savoia???
Che vergogna, un’offesa per il Napoli e tutta la città di Napoli, che infatti alla prima occasione non mancò di riservare il giusto tributo di insulti e pernacchie ai due traditori.
Ecco il video di quel Napoli – Juventus, guardate il primo minuto (ma anche la fine per il gol del 2-0 di Del Piero, il primo gol “Alla Del Piero”, ovvero “Insigne hai un treno merci carico di pagnotte da mangiare prima di arrivare a certi livelli”) e vedrete gli striscioni “Lippi si na lota!” o “Ferrara core ‘ngrato”

https://www.youtube.com/watch?v=iq2—-zX6k

Ehmmmm…fiori per Ferrara?
Baci e abbracci per Lippi?
Ammazza che rivalità storica, ammazza che accoglienza veniva riservata a due traditori passati all’acerrimo nemico!
E i Savoia invasori? E il nord che sfrutta il sud?

Ma non è, semplicemente, che dietro tutto questo melodramma e questa retorica condita di avvenimenti storici usati a capocchia, c’è un “semplice” quanto profondo odio sportivo verso una squadra che vince tutto da 6 anni a questa parte?
Non è che vedere la propria squadra del cuore giocare bene e vincere per poi arrivare solo seconda o terza aumenti il senso di frustrazione e di impotenza nei confronti di chi vince?
Io ad esempio provo a mettermi nei panni di un tifoso della Roma, che nel 2014 vede la propria squadra arrivare a quota 85 punti, sufficiente in teoria per vincere lo scudetto, ma in pratica no perché la prima è 17 punti sopra.
Oppure in uno del Napoli, che vede la propria squadra in cima alla classifica, meritatamente, fino alla 25° giornata per poi soccombere dinanzi a una squadra capace di vincere 25 partite su 26 a partire dalla dodicesima giornata.
Fossi in un tifoso di queste squadre la Juve la odierei (sportivamente parlando), altroché!
Come si può non odiare una squadra, già antipatica di suo, che in 6 anni cambia tutto, allenatore, giocatori simbolo, schemi di gioco, che sembra spesso sul punto di cadere per poi rialzarsi e imporre nuovamente il proprio dominio sul campionato?
È questo per me il punto principale, il fatto che la Juventus da 6 anni a queste parti non stia facendo prigionieri e talvolta, quasi mossa a compassione, lasci le briciole agli avversari.
Ammettetelo, prima di avventurarvi in sterili e inutili pistolotti storico sociologici: ci odiate, ci augurate le peggiori sciagure, perché vinciamo.
Quando arriverete a capirlo smetterete anche di delirare per Higuaín lota e traditore: semplicemente voleva fare un passo in avanti nella sua carriera e la Juventus era il club adatto per lui.

Poi lo so che in tanti insisteranno su questa rivalità storica, perché in fondo cavalcare l’onda della retorica conviene e perché a non pochi giornalisti piace accattivarsi le simpatie delle tifoserie dicendo loro quello che vogliono sentirsi dire e non la realtà dei fatti.
Ma allora perché questo pezzo?
Solo perché qualcosa dobbiamo scrivere durante la pausa delle nazionali?
No, semplicemente perché penso che alla fine davvero parliamo solo di partite di calcio e niente più e che se nei 90 minuti ci si detesta e ci si prende a male parole, alla fine si ritorna alla vita reale.
Dovrebbe essere così, con buona pace di quelli bravi e studiati.

Lascia il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Opinioni

  • Generazione di fenomeni

    Ci sono molte domande cui è difficile dare risposta ma, tra i vari misteri del cosmo, quello che potrebbe essere più...

    Dimitri Cimolato8 dicembre 2017
  • Del bel gioco e del giocar bene

    Ebbene sì, anche se può sembrare solo una questione di lana caprina, fare un bel gioco e giocar bene sono due cose...

    Ossimoroju29ro3 dicembre 2017