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Roma – Juventus 3-1: La notte dei morti viventi

Premessa: questi sono articoli scritti da un tifoso, non da un giornalista.
Questo tifoso, dopo aver decantato le lodi di questa armata invincibile in coppa, dopo aver pazientato nelle ultime 2 uscite di campionato condite da 2 punti, stasera è incazzato nero, come non gli succedeva dai tempi della sconfitta di Firenze.
Questo tifoso stasera al terzo gol della Roma si è stufato, si è alzato dalla sua sedia alla Casa del Popolo e se n’è tornato a casa, senza vedere il resto della partita.
Questo tifoso, cioè io (e la smetto subito di parlare di me in terza persona), ha sbagliato?
Può darsi, ma voglio dire una cosa: sono sempre stato vicino alla Juve, ho sopportato le peggiori sconfitte, ho sopportato gli anni bui anzi, proprio nei momenti più difficili sentivo di doverla tifare con più forza.
Ma non ho mai sopportato il fatto di non giocare e di non lottare e stasera, una delle serate decisive, la Juventus dopo il gol di Lemina ha smesso di giocare, come convinta che non ci fossero ancora 70 minuti e passa prima di arrivare al 35esimo scudetto.
La Roma ha fatto la sua partita, ha segnato 3 gol e c’ha rifilato un bel calcio nel culo.
Punto e a capo, in 2 partite bruciati 5 dei 9 punti di vantaggio con la prospettiva di dover vincere il campionato contro una squadra in forma (il Crotone), che si sta giocando il tutto per tutto in ottica salvezza, 3 giorni dopo la finale di Coppa Italia.
Non voglio poi prendere in considerazione non chiudere il discorso domenica prossima e giocarmi il tutto a Bologna, in uno stadio dove quando ci accolgono bene ci tirano sassate al pullman, contro una squadra che non gioca più da 3 mesi ma che, nel caso, lo farebbe con il coltello tra i denti.

Non fatemi parlare della partita, ho visto solo 65 minuti e non so come farò a prendere sonno dall’incazzatura.
Voglio scordarmela, non rivedere più un’azione, un gol, un commento, una statistica, niente di niente: beati voi che ce la fate, io proprio non ci riesco.
E ripeto, non è la sconfitta, è l’atteggiamento da zombie in campo che proprio mi ha dato sui nervi: c’era da fare 1 punto, 1 misero e fottutissimo punto stasera, contro una squadra normale, decimata da infortuni e squalifiche e nettamente inferiore.
Dopo 20 minuti vai pure in vantaggio.
Non ho parole, se volete trovatele voi.
Buonanotte.

PS. Siete liberi di commentare anche “Eh beh, troppo facile tifare solo quando si vince!”.
Ripeto, a me non fa incazzare perdere, quanto non giocare.
Punto.

6 Comments

  1. Max

    15 maggio 2017 alle 08:55

    Ciao, concordo con l’analisi, vorrei aggiungere che prima di parlare di Triplete bisogna vincere due trofei, quindi calma e un passo alla volta, intanto concentrarsi sulla partita con la Lazio e solo dopo si può pensare al Crotone. So che Allegri sa gestire ottimamente i passaggi a vuoto della squadra, per cui già in finale di Coppa Italia si vedranno dei cambiamenti soprattutto nella testa dei giocatori.

    • Salvador Righi

      15 maggio 2017 alle 15:01

      Mannaggia alla Champions, verrebbe da dire.
      Partite giocate alla perfezione, o quasi, finale raggiunta, entusiasmo alle stelle e…parole parole parole, lots of bla bla bla come diceva qualcuno di nostra conoscenza.
      È stato messo da parte il campionato ultimamente, convinti che ormai fosse una formalità e che si dovesse tenere la testa solo sulla CL.
      Ora però la finale è tra 3 settimane, nel mezzo ci sono Lazio, Crotone e Bologna.
      In qualche modo ritrovino la giusta concentrazione per vincere mercoledì e domenica, del resto non ci interessa niente.
      Poi pensiamo a Cardiff…

  2. Mattwo

    15 maggio 2017 alle 12:50

    Io e te siamo sempre d’accordo, anche questa volta.
    Ero a vedere il derby ed anche allo stadio si percepisce la mancanza di cattiveria sportiva o dicasi grinta.
    Credo derivi anche dalla paura di farsi male e rischiare di saltare la finale di Champions.
    Ora però è il momento che i duri incominciano a giocare, senza avere retro pensieri.
    Le prossime 2 partite, i prossimi 6 giorni, ci diranno se siamo diventati veramente una squadra di invincibili (che non significa che non perde mai).

    • Salvador Righi

      15 maggio 2017 alle 15:04

      Mi sembra giusto citare il buon Bluto Blutarsky, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare.
      Nelle ultime 3 giornate eravamo svagati, prima la semifinale di CL, poi i postumi della semifinale, mo’ basta veramente.
      Come dico sopra, 2 vittorie mercoledì e domenica, non importa come, e poi pensiamo a Cardiff…

  3. Rik

    15 maggio 2017 alle 19:17

    ho “benedetto” fin da subito il dover incontrare il Real in finale … vista la motivazione e concentrazione (scarsa) con cui abbiamo affrontato avversari ampiamente battibili (domini la roma per 30′ pur pieno di riserve e poi smetti di giocare?? .. incomprensibile ..) … almeno non vedremo approcci supponenti a cardiff ..
    ad ogni modo non mi sono piaciute le 10mila interviste della scorsa settimana ,tutte del tenore “questo merita il psllone d’oro”, “quell’altro è il miglior difensore al mondo”, “vinciamo la champions per gigi” .. basta parlare, pensate a vibcere le partite e poi dedicate a chi volete, ma prima non sprecate energie in inutili film mentali, i risultati (dello sprecare energie per tweet o interviste) si vedono in campo.

    • Salvador Righi

      16 maggio 2017 alle 09:35

      È uno dei lati negativi del calcio moderno, il dover comunque riempire la settimana di interviste e proclami, anche quando non ce ne sarebbe bisogno perché, alla fine, fino ad ora non abbiamo vinto un fico secco.
      Evidentemente manca ancora un altro gradino da superare, e lo potremo fare (speriamo) solo negli anni a venire: due anni fa arrivare in finale di CL fu ritenuta un’impresa sovrumana, quest’anno già meno perché siamo molto più consci di ciò che siamo diventati.
      L’ultimo gradino è quello di abituarsi a certi traguardi, non per sminuirli ma per viverli meglio e per gestire certi periodi delicati.

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