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Sampdoria – Juventus 0-1: Il bianco e il nero

BIANCO SUL CAMPO: TRE PUNTI PESANTI COME MACIGNI, TROPPE OCCASIONI SPRECATE

Non era una partita facile quella di oggi.
Marassi l’ultima volta aveva visto una Juve oscena mostrare tutti i propri difetti: dallo scendere in campo svogliata e supponente, con giocatori un po’ troppo sicuri di sé nei disimpegni e un allenatore convinto di giocare alla playstation, al raccattare tre volte la palla in fondo alla rete era bastata mezz’ora.
Uno schiaffo pesantissimo, che poi alla fine ha fatto più male a chi l’ha tirato ma questo è un altro discorso, seguito solo da un altro a Firenze, entrambi belli salutari e opportuni.
Ma dicevamo, la Sampdoria: una squadra in forma, con alcuni giocatori ansiosi di mettersi in mostra, da quel Muriel che ha messo da parte la passione per le merendine e per le bibite gassate preferendo quella dei gol e degli assist, a quello Schick che sembra uscito da quei fotoromanzi degli anni settanta per passare da Quagliarella, non so come mai ieri estremamente determinato a romperci le uova nel paniere.
Cosa gli avremo mai fatto?
Mistero, stai a vedere che ha scoperto che una cugina di terzo grado del cognato del suo stalker è juventina…

Insomma, una partita da non prendere assolutamente sotto gamba, anche perché perdere punti contro la diretta concorrente ora vorrebbe dire complicarsi la vita in vista di qualche partita leggermente difficile che si terrà nel prossimo mese; quindi qual è la tattica giusta in questi casi?
Entrare in campo belli tosti e determinati e chiudere la partita alla svelta, che sennò poi sono guai.
E così è stato: 25 minuti di grande calcio, vantaggio ottenuto dopo 7 minuti da una bella incornata di Cuadrado su cross meraviglioso di Asamoah, Samp in confusione e possibilità concreta di raddoppiare e triplicare e mettere la partita in naftalina.
Ovviamente così non è stato: non lo so, io non riesco a spiegarmi come mai, a distanza di due mesi dalla prima partita con il 4-2-3-1, produciamo così tante palle gol che poi non riusciamo a concretizzare. Partite che potrebbero finire tranquillamente 4 o 5-0 si chiudono con un bugiardo 2-0 o con un palpitante 1-0 e tanti saluti alle coronarie nel recupero…
Quindi, nonostante la bella prestazione, siamo andati al riposo in vantaggio di 1 gol, 2 o 3  gol sbagliati di Higuaín e Dybala infortunato (ma pare non sia niente di grave, in compenso in quei minuti abbiamo sudato freddo).
Nel secondo tempo, solito vecchio film: cerchiamo il raddoppio, altri 2 o 3 gol sbagliati, la stanchezza comincia a farsi sentire e allora tutti dietro e difendere il vantaggio sperando in nessuno svarione da parte dei nostri e nessun eurogol da parte degli avversari.
Alla fine ce l’abbiamo fatta, però che fatica!

Qualcuno, cioè Allegri, non l’ha presa per niente bene in campo e credo che negli spogliatoi si sarà fatto giustamente sentire.
Con chi non lo so, mi pareva alla fine fosse un po’ incazzato, per usare un eufemismo, con tutta la squadra: personalmente oggi ho detestato oltre ogni misura Higuaín perché quei gol sbagliati in quel modo da lui non li accetto.
Qualcuno dirà che gioca e corre troppo, è cotto, dovrebbe rifiatare ecc…; a me pare strano vederlo sbagliare certi gol, andare sulla palla senza ragionare e gettare al vento occasioni che normalmente sfrutterebbe. Non saprei dire, ieri nella chat del gruppo J3S qualcuno ipotizzava l’esistenza di una sorta di morbo di Pacione che aleggia su Vinovo e rende brocchi i centravanti più bravi, ma io non ci voglio credere.
Altra piccola nota stonata: Barzagli.
Possiamo dire che ultimamente non è il Barzagli prototipo del difensore perfetto e sovrumano che tanto abbiamo amato nel corso degli ultimi anni? Possiamo dire che oggi Quagliarella gli ha fatto vedere i sorci verdi e che anche contro il Milan aveva giocato male?
Dispiace, dispiace davvero, ma oggi nel primo tempo soffriva troppo e anche se poi nella ripresa un po’ è andato meglio forse è il caso di utilizzarlo solo in partite più leggere (visto che comunque i ricambi ci sono).
Le note positive?
Sicuramente, e sono contento di dirlo, Asamoah, autore di una prova davvero maiuscola sia in fase offensiva (suo il cross per il gol di Cuadrado), sia in fase difensiva con alcuni recuperi da urlo (anche se un paio causati da suoi errori) e una diagonale fantastica su Schick che, diciamolo, altrimenti avrebbe segnato.
Fa piacere rivederlo così, è un professionista serio, tanto bravo tecnicamente quanto bersagliato dalla sfortuna e dagli infortuni: dall’inizio della stagione ha alternato buoni momenti a prestazioni indecenti (vedi a Milano contro l’Inter), oggi invece è stato tra i migliori se non il migliore. Che dire? Niente, non aggiungo altro per non portare sfiga (non si sa mai), però sono davvero contento per lui.
Qualche giorno fa dicevo, riguardo a Dani Alves, che non ero pronto a un giocatore come lui, abituato com’ero al trenino svizzero Lichtsteiner: ammetto che la diffidenza sta scomparendo, vederlo giocare su quella fascia, duettare con Cuadrado o Dybala è pura gioia per gli occhi e anche nella ripresa, quando la squadra ha cominciato a essere in debito di ossigeno, con molto mestiere e astuzia è riuscito a spezzare il gioco avversario e far rifiatare la squadra (anche con un paio di simulazioni, e chissenefrega dell’etica).
In definitiva, 3 punti pesantissimi, il distacco rimane sempre +8 e manca una partita in meno: 27 punti a disposizione, ne mancano “solo” 19 per mettere le mani sul sesto scudetto di fila.
Vediamola così.

NERO FUORI DAL CAMPO: AVETE ROTTO IL CAZZO

(Scusate se dico la mia anche su ciò che avviene fuori dal campo)
Sí, direi che avete davvero rotto tutti il cazzo, cari antijuventini d’Italia.
Lo so, siamo juventini, siamo abituati a guardarvi dall’alto in basso, a considerarvi degli inferiori e più vi incazzate più ci divertiamo.
Tuttavia negli ultimi tempi il limite per quanto riguarda l’odio, il livore e il malessere che provate nei nostri confronti è stato più volte oltrepassato, e allora viene quel momento in cui ti stufi e cominci a trattare male le persone, perché ti sei rotto il cazzo.

Sí, mi sono rotto il cazzo di Pioli e dell’Inter che contro di noi hanno creato un teatrino dell’assurdo per qualcosa che non è mai esistito, giusto per far passare il messaggio che noi rubiamo e che basta, così non si può più andare avanti!
Salvo poi, poche settimane dopo, venire asfaltati in casa dalla Roma, subire torti arbitrali reali ma uscirsene fuori con un “No, io non commento le decisioni dell’arbitro!” e farti capire che quel teatrino era stato montato ad arte giusto per scaricare una bella montagna di letame sulla squadra che dal 2011 domina, con merito, il calcio italiano.

Mi sono rotto il cazzo del Napoli, di Giuntoli, di Sarri, di Reina, dei continui piagnistei in salsa napoletan-valdarnese sui torti arbitrali che subiscono mentre ottengono in due giornate più rigori di quanti ne abbiamo ottenuti noi in 29.
Mi sono rotto il cazzo anche dei tifosi napoletani, che anche oggi si sono distinti per civiltà ed educazione aggredendo un pullman di tifosi di Caserta che stavano andando a Genova a vedere la partita. Cercatevi l’articolo, non è che abbia avuto tutta questa visibilità (mica stiamo parlando dei bambini tifosi della Juve che gridano “merda” al rinvio del portiere avversario, qui stiamo parlando di un agguato in puro stile mafioso, ma tanto riguarda i tifosi della Juve, quindi chissenefrega?), ci mancherebbe, ma giusto per capire il livello di “civiltà” raggiunto da certi subumani.
Certo, un noto quotidiano di quella città li definisce “sedicenti tifosi del Napoli” scordandosi che se siamo arrivati a questi punti la responsabilità è anche e soprattutto loro, che da anni soffiano sul fuoco di una rivalità inesistente, di un nord che cerca di derubare il meridione pure nel calcio, di Napoli simbolo della ribellione di tutto il sud nei confronti dei padroni (gli Agnelli, ovvio), scordandosi che alla fine parliamo solo di una banalissima partita di calcio e niente di più e che se nella vita hai una montagna di problemi e la tua squadra del cuore vince i problemi rimangono.
Ma per loro no, il calcio è anche occasione di riscatto sociale per una città piena di problemi, un po’ come quando nel 1987 vincevano il primo storico scudetto e il simbolo di quella squadra si faceva fotografare sorridente insieme ai boss della camorra, ma questa è un’altra storia.

E vorrei dire che mi sono rotto il cazzo del Milan, delle polemicucce da quattro soldi che tirano fuori tutte le volte che perdono contro di noi, perché se non lo avete capito, lo spirito sportivo in quella società non sanno manco cosa sia, da sempre: quando vincono, o meglio vincevano, tutto bene, che bello, in Italia però manca la cultura della sconfitta; quando perdono ecco che ritirano la squadra dal campo per un riflettore spento, ecco che sbraitano, si incazzano, creano polemiche ad arte amplificate dai mezzi di informazione, offendono, sfasciano spogliatoi.
Sono sempre stati così, ora mostrano solo il loro vero volto.

Mi sono rotto il cazzo anche di tutte le altre squadre, dalla Roma al Bologna passando da quei teneri cuccioli del Torino che esultano dopo aver subito una sconfitta contro la Roma, che però non ha perso punti contro di noi: ah il vecchio cuore granata…

Mi sono rotto il cazzo della FIGC e della giustizia sportiva che dorme 364 giorni all’anno e si sveglia solo il giorno in cui c’è la possibilità di gettare fango sulla Juventus con deferimenti ridicoli, che poggiano le basi sul nulla ma che “giustamente” la gente commenta con “Beh, se Agnelli viene deferito avrà pur fatto qualcosa”, un ragionamento già sentito milioni di altre volte riguardo a persone poi assolte dopo essere state linciate sui mezzi di informazione.
Un danno di immagine pazzesco, sommato a quelli che puntualmente riceviamo da una ventina di anni a questa parte, sempre e solo perché ci devono mettere i bastoni tra le ruote e cercare di fermare la nostra corsa.
Purtroppo è così, da troppi anni siamo avanti anni luce rispetto alla concorrenza: una società organizzata, con un programma serio e ambizioso, che punta a diventare un’eccellenza a livello europeo e mondiale, che non vorrebbe stare a impelagarsi con beghe da 4 soldi tipiche del calcio italiota ma in cui puntualmente viene risucchiata.

Basta, io personalmente ne ho le scatole piene di questo campionato, di tutto il movimento calcistico italiano ridotto ormai alla pessima copia di quello che un tempo era “il campionato più bello del mondo”.
Caro Presidente, oltre a essere d’accordo in tutto ciò che ha detto sabato pomeriggio, le chiedo di fare il possibile per creare una Superlega o qualsiasi altra cosa che ci tenga lontano da questo mare di mediocrità che è diventato il calcio italiano: meritiamo ben altro rispetto all’odio e all’isterismo che circonda ogni singola partita della Juve.
E poi un giorno, quando finalmente ci toglieremo dalle palle (e quello sarà il giorno della liberazione), se ne accorgeranno le altre squadre cosa vorrà dire un campionato senza la Juventus.
Se ne accorgeranno quando tutto il movimento calcistico fallirà e gli scontri di maggior appeal saranno Roma – Sambenedettese e Napoli – Akragas.
Non succederà, lo so, ma lasciatemi sognare, oggi ne ho bisogno.
Nel frattempo, keep the faith alive e forza Juve, sempre!

1 Commento

  1. MATTEO

    21 marzo 2017 alle 21:25

    Caro Righi, sei stato un po’ scurrile ma, come già sai dai commenti ai tuoi precedenti articoli, siamo in completa sintonia di vedute.
    Come sempre “Fino alla fine”, molto fiduciosi di fare ottimi risultati, pur avendo contro FGCI e buona parte della stampa (questa volta una parte di loro sembra aver capito il giochino e percepisce che Agnelli questa volta la guerra la farà; d’altronde come ha scritto Sun Tzu, per inciso non era interista, occorre evitare la guerra se possibile, ma se poi occorre farla bisogna adoperarsi per vincerla).

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