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5 passi nella leggenda: lo scudetto della squadra

Qualche mese fa, quando tutto era incerto e la Juve sembrava essersi persa, quando guardavamo tutti dal basso della classifica, ascoltai una canzone. “When you try your best but you don’t succeed… Lights will guide you home” cantavano i Coldplay. Le luci ti guideranno a casa. Quelle luci, tante e splendenti, hanno ricondotto la Juventus alla sua casa: la vittoria. Quelle luci si sono rese protagoniste di una vera impresa. 34 scudetti, quinto scudetto consecutivo. Quelle luci hanno scritto la storia, anno dopo anno, trovando sempre un motivo in più per continuare a brillare. Quelle luci sono i nostri calciatori, uomini e professionisti esemplari, famiglia prima che squadra, che non hanno mai smesso di onorare la maglia che indossano. Se la Juventus è nella storia, buona parte del merito va dato anche a loro. E allora è doveroso ringraziarli uno ad uno. Questo scudetto è tutto loro!

GIANLUIGI BUFFON: è lo scudetto di Buffon perché è capitano dentro e fuori dal campo. Perché ci ha sempre messo la faccia, non permettendo agli alibi di prendere il sopravvento su una squadra che aveva il potenziale per vincere e lo ha dimostrato. Perché all’inizio ha visto la sua porta violata troppo spesso e ingiustamente, poi per molte partite è stato spettatore non pagante dell’impresa dei suoi compagni. A volte i guantoni tornavano negli spogliatoi intonsi, giusto premio alla grandezza di un giocatore che in campo ha saputo gestire non solo la sua emotività ma anche quella di una squadra intera. Il record di imbattibilità lo incorona, ma noi sappiamo bene che non è un numero a raccontarci chi è Buffon. Una leggenda che mai finirà, e che anche quest’anno ci ha ricordato perché è il portiere più forte di sempre.

NORBERTO NETO: è lo scudetto di Neto perché fare il secondo di una leggenda non è mai semplice. Stai lì, in attesa che arrivi il tuo momento. E quando arriva devi essere all’altezza, perché i paragoni con quel numero 1 ci saranno sempre. È lo scudetto di Neto perché non è da tutti stare a guardare sapendo di dover essere sempre pronto.

RUBINHO: Beh, sì, è lo scudetto anche di Rubinho. Non di certo per quanto fatto tra i pali, ma per la serietà mostrata nell’accettare un ruolo complesso senza dire mai una parola fuori posto.

GIORGIO CHIELLINI: Giorgio è un difensore che in campo non si risparmia mai. Un lottatore, un guerriero, sempre l’ultimo ad arrendersi. La sua non è stata una stagione fortunata, gli infortuni lo hanno portato spesso lontano dal prato verde. Ma da lottatore si è sempre rialzato, e da veterano ha aiutato i nuovi nel difficile percorso di ambientamento.

ANDREA BARZAGLI: La roccia. Un giocatore indescrivibile, fin troppo sottovalutato. Uno dei migliori difensori in circolazione, che invecchiando diventa sempre più forte. È stato il suo scudetto perché è stato bellissimo vederlo difendere come un ragazzino, con la consapevolezza di un veterano, divertendosi, senza perdere mai la concentrazione. Insuperabile.

LEONARDO BONUCCI: è lo scudetto di Leo per tutte le volte che abbiamo urlato al mondo “sciacquatevi la bocca” imitandolo. È il suo scudetto per come è migliorato, passando dai fischi agli applausi a scena aperta. Dalla costruzione del gioco alla difesa, senza Leo non sarebbe stato lo stesso. E poi, diciamocelo, la sua sfrontatezza lo rende così tanto juventino!

DANIELE RUGANI: primo scudetto di tanti per Daniele, che lo merita per la pazienza e l’umiltà con cui ha accettato di migliorare prima di prendere l’eredità di quei mostri sacri. È lo scudetto di Daniele perché Daniele ha l’eleganza dei più grandi, e un futuro bianconero che lo aspetta.

MARTIN CACERES: è lo scudetto del “pelado” perché la sfortuna non lo abbandona, e la famiglia juventina nemmeno!

STEPHAN LICHTSTEINER: lo svizzero più polemico che ci sia. Corre avanti e indietro, difende e attacca, un instancabile pendolino che trova sempre il tempo di dire la sua al malcapitato guardalinee. A inizio campionato il problema al cuore aveva fatto tremare tutti noi, ma Stephan non lo scalfisce nessuno. Torna e segna, corre, difende, attacca, litiga. Inimitabile

PATRICE EVRA: è lo scudetto dello zio Pat. Le sue parole andrebbero scolpite su pietra, sulle mura di Vinovo, all’interno degli spogliatoi. Non è mai banale, parla da capitano. Ci ha messo la faccia insieme a Buffon, tirando le orecchie a una squadra in evidente difficoltà. Un giocatore che è una leggenda, e che siamo fortunati ad avere con noi.

ALEX SANDRO: quel brasiliano che corre, dribbla, difende, attacca, crossa, ritorna in difesa, ritorna in attacco, ri-crossa. Tanto forte che a volte mi sono chiesta se non fossero in due. L’ennesima scommessa vinta dalla nostra dirigenza, Alex Sandro è una gioia per gli occhi. Suo il cross da cui nasce il famoso gol di Cuadrado nel derby, l’inizio di tutto.

SAMI KHEDIRA: uno dei calciatori che mi hanno rubato il cuore. Sami rappresenta l’intelligenza tattica, lui sa sempre cosa deve fare. Razionale, calmo, non ruba l’occhio a chi si lascia affascinare dalla giocata spettacolare. Ma lui c’è, è il primo uomo a far partire il pressing, difende senza risparmiarsi, attacca gli spazi e segna. Nonostante la stagione particolare, dopo annate difficili per via degli infortuni, Sami è stato fondamentale nella nostra risalita. Con lui in campo la Juventus è una squadra diversa, migliore!

CLAUDIO MARCHISIO: è lo scudetto del principino, reinventato re del centrocampo. Nel nuovo ruolo disegnatogli dal mister Claudio è il perno della nostra manovra. Schermo davanti alla difesa, mente pensante del nostro centrocampo, diventa fondamentale partita dopo partita. Manca in zona gol, ma regala alla squadra il suo magnifico talento e molto lo dobbiamo a lui, diventato colonna portante del nostro centrocampo. L’infortunio nel finale di stagione non ci voleva, ma Claudio tornerà più forte di prima. Ne sono certa.

PAUL POGBA: Il numero 10 pesa tanto, ma il suo talento pesa ancor di più. All’inizio fatica a ingranare, come tutta la squadra. Poi torna a illuminare la via verso la vittoria, a suon di assist e gol. In questa stagione è cresciuto, è maturato, ha saputo mettere la sua bravura al servizio della squadra. E la squadra ha beneficiato del suo talento, che ormai ha superato ogni più rosea aspettativa. Il suo procuratore lo paragona a un quadro di Monet, io dico che un quadro così bello devono ancora dipingerlo.

HERNANES: Quando arrivi tra i mugugni di un’intera tifoseria è difficile ambientarsi, riuscire a far cambiare idea. Dopo un inizio difficile, Hernanes ha trovato il suo spazio, con serietà e umiltà. Persona esemplare prima ancora che professionista. Merita applausi, come tutti.

MARIO LEMINA: Mario è stato una sorpresa. Non solo un mastino, di lotta e di governo. Un giocatore che ha un grande potenziale, purtroppo poco espresso nel corso di una stagione sfortunata. Quando ha avuto l’occasione di farsi notare ha fatto capire a tutti di che pasta è fatto.

SIMONE PADOIN: Per qualcuno è un talismano, da quando c’è lui la Juve vince. Per tutti, senza dubbio, è un grande uomo! Ogni allenatore vorrebbe avere un giocatore come Padoin.

KWADWO ASAMOAH: Più forte della sfortuna, Kwadwo ha giocato poco ma ce l’ha messa tutta per dare una mano alla squadra. Questo scudetto è anche il suo.

STEFANO STURARO: Il nuovo guerriero, ha trovato spazio sostituendo Khedira e si è fatto amare dai tifosi per la sua capacità di non arrendersi mai. Da vero lottatore, c’è anche il suo zampino su questo scudetto.

ROBERTO PEREYRA: El tucumano poteva essere l’uomo in più, ma un lungo infortunio non glielo ha permesso. Il futuro, però, è tutto suo.

JUAN CUADRADO: Tutto ha avuto inizio con Cuadrado. Il suo gol al 94° nel derby ha portato alla prima di una serie di vittorie indescrivibili, che hanno fatto la storia. Juan è stato l’uomo in più, da titolare o da subentrato ha sempre fatto la differenza. Vederlo in accelerazione è un piacere per gli occhi, speriamo di potercelo gustare anche il prossimo anno.

SIMONE ZAZA: Quando dalla provincia arrivi in una grande squadra è difficile trovare spazio, farti notare. Ma se ogni volta che entri segni, e soprattutto se lo fai nella partita della stagione, allora sei uno degli uomini chiave di questa cavalcata. Zaza all’88° resterà, nei ricordi di tutti noi, la frase simbolo di questo scudetto.

ALVARO MORATA: Non era facile ripetere la brillante stagione dell’anno precedente, e infatti all’inizio Alvaro ha stentato. Ma questo scudetto ha la sua firma, il suo gol alla Fiorentina ha sancito la conquista del nostro meraviglioso quinto titolo consecutivo. Attaccante eclettico, non propriamente una prima punta, non propriamente una seconda punta, Alvaro ha il potenziale per diventare uno dei più grandi. Bello di notte, l’uomo di Champions, speriamo ci regali ancora tanti gol.

MARIO MANDZUKIC: Come ha fatto un omone grosso e dall’aria cattiva a entrare nei cuori della Juventus? Beh semplice, si chiama Mario Mandzukic, lotta come un leone, è il primo a difendere e il primo ad attaccare. Ogni suo gol ha portato a una vittoria. Vederlo lottare, rincorrere tutti, fare addirittura il terzino pur di recuperare palla e aiutare la squadra, riempie il cuore di gioia. Lui ha onorato la maglia della Juventus, e noi rendiamo onore a lui.

PAULO DYBALA: Un talento puro, è l’emblema della bellezza del calcio. Ha avuto la capacità di reinventarsi seconda punta, quasi trequartista. Per farlo si è caricato di responsabilità, prendendo palla a centrocampo, gestendo la manovra, senza mancare mai in zona gol. Alla Juventus la Gioia è passato da essere “u picciriddu” ad avere “gli occhi della tigre”. E quegli occhi hanno fatto la gioia di tutti noi tifosi e di una società intera, a suon di prestazioni fondamentali per l’intera stagione.

Era doveroso ringraziarli tutti per quanto fatto in questa stagione indescrivibile. Hanno superato qualsiasi aspettativa, hanno lottato oltre l’umana immaginazione. Si sono fatti scudo l’uno con l’altro, e per farlo, la colonna portante composta dai veterani ha dovuto ricostruire quel contesto di “famiglia” che riesce a fare la differenza. Il vero segreto è stato mettersi tutti a disposizione dell’altro, ognuno accanto al proprio compagno. Aver ribaltato un campionato il cui esito sembrava già scritto, muovere le giuste corde dell’orgoglio e della determinazione, sono cose che solo i grandi uomini possono fare. Quello che vediamo sul campo è frutto di persone prima ancora che professionisti, persone che diventano grandi grazie alla Juventus e che, ancora una volta, hanno reso grande la Juventus.

“Lights will guide you home…” Siamo a casa, siamo nella storia.

2 Comments

  1. Giu

    26 Aprile 2016 alle 09:43

    Se la Juve continua così dovrete cambiare il nome del sito da juveatrestelle a juveaquattrostelle! W la Juve!

  2. corrado sacco

    26 Aprile 2016 alle 18:42

    Emozionante da leggere…perfetto nella sostanza!

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