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Serate di gala con gioiello

Come se questi sei mesi di partite ufficiali siano stati semplicemente un’introduzione. O, più precisamente, una serie di prove per preparare al meglio lo spettacolo vero e proprio: la Champions League nella sua fase a eliminazione diretta, il primo obiettivo stagionale certificato da bollino presidenziale.

Questa è l’atmosfera che si avverte tra i tifosi e probabilmente in parte è anche l’aria che si respira alla Continassa; complice un campionato che propone la seconda in classifica già a 4 partite di distacco e una marcia da record che pare non lasciar spazio alle altrui velleità. Il sorteggio ha portato un’ulteriore brezza frizzantina nell’ambiente, secondo l’antica regola che la fortuna in Champions te la devi cercare, non fosse altro che la Juve purtroppo soffre di labirintite.

Come se l’abito da gran soirée di Madama dovesse essere pronto in tutto il suo splendore per gennaio; tra isterismi fuori luogo per qualche smagliatura e lo strappo di un’inedita eliminazione nella coppa nazionale, in quel periodo lo si prepara. Più logicamente invece, dovremmo presentarci puntuali all’appuntamento continentale con una mise dall’eleganza classica e adornata dalla perla argentina, la Joya, che mai come quest’anno ha posto le premesse per scegliersi l’Europa come palcoscenico prediletto.

Il Paulino frustrato dalle recenti panchine, il fuggiasco del finale di Juve-Parma, quello ripreso la sera stessa su SKY da Pirlo (il quale nel 2013 fece lo stesso gesto a seguito di una sostituzione di Conte). Ecco, proprio lui potrebbe essere la chiave di volta di questo finale di stagione. Coccolato da CR7 e dai tifosi, messo in discussione dai media per lo score di  solo 7 gol stagionali, sembra in crisi d’identità. In realtà, è proprio il suo apporto a definire l’identità della Juventus attuale.

Di questi tempi nella passata stagione si avevano meno certezze tattiche e qualche infortunato in più. In effetti, dopo un avvio di stagione sbarazzino Allegri blindò il fortino in ottica scudetto, inserendo Matuidi in pianta stabile a dicembre, lasciando però la sensazione che intendesse riproporre il modulo a 4 attaccanti per l’all-in di Coppa. E così fece, la mano di Londra ci girò bene ma in quella di Torino contro i blancos perdemmo il piatto, vanificando di fatto la straordinaria prestazione del ritorno.

Un azzardo di Allegri che ci costò caro, pertanto mi stupirei moltissimo se venisse riproposto nel doppio confronto con l’Atleti. Pesano la dipartita di Cuadrado (semicit.), la discontinuità di un Douglas Costa ora in infermeria, l’imprescindibilità di Mandzukic nell’aprire gli spazi a Cristiano, la poca propensione di Dybala ad agire solo sulla fascia; tutti elementi che, assieme alla duttilità di Bernardeschi, portano ad avere le idee piuttosto chiare su che tipo di Juventus vedremo in campo di martedì o di mercoledì sera.

Paulo da Laguna Larga nel 2018/19 ha giocato gran parte dei match alle spalle dei due attaccanti titolari e migliorandosi partita dopo partita nelle specifiche del ruolo: evidente fin da inizio stagione la sua applicazione nel reggere l’impatto fisico dei centrocampisti avversari, la sua capacità di contrasto; così come è chiaro si sia evoluto da regista offensivo, ottima la capacità di dettare i tempi in gestione, migliorata ma perfettibile la velocità sui cambi di campo e la posizione sul pressing alto.

Considerando la sua tecnica sopraffina mi aspetto di più anche nell’esecuzione e nella frequenza dell’ultimo passaggio; mi auguro inoltre che, come intravisto nel girone eliminatorio, i maggiori spazi che gli attaccanti storicamente trovano in uno scenario europeo gli consentano di ritrovare più facilmente la via della porta e incrementare il personale bottino europeo stagionale fermo a 5 reti. La condizione fisica generale pare in crescendo, Dybala ha avuto modo di “ricaricarsi” dopo le numerose presenze consecutive dell’annata in corso, l’incontro col Frosinone sarà il classico test match per verificare lo stato dell’arte e affilare le lame in vista della bolgia del Wanda Metropolitano.

Come sottolineato dall’allenatore è giunto il momento in cui la ferocia, la cattiveria in fase realizzativa debbano essere al massimo. Lo sprone in questo senso fatto alle mezz’ali, durante la conferenza stampa di domenica scorsa, va visto nell’ottica di un messaggio indiretto al numero 10; per esteso pure al 33, sua validissima alternativa che, smaltito il letargo invernale, ci si aspetta torni il calciatore determinante visto per lunghi tratti nel 2017/18 e a sprazzi nello scorso autunno.

Le aspettative sono giustamente alte. La luce del gioiello può illuminare il nostro centrocampo il quale, per dirla tutta, a livello di tecnica pura sconta ancora qualcosa rispetto ad almeno tre o quattro antagoniste alla vittoria finale. Allo stesso tempo va a completare un attacco atomico e bene assortito, per dare significato univoco a termini all’apparenza di senso opposto come “consapevolezza” e “sogno”.

Il club oggi incarna perfettamente questi due concetti e l’augurio, diciamo quasi l’ossessione di tutti gli juventini, è che ci accompagnino in un percorso che terminerà in tarda primavera. Sognando consapevolmente, fino alla fine.

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