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Dov’è la coerenza?

(Antefatto alla Gianfranco Funari)

Giusto l’altra sera, mentre preparavo la cena o quantomeno davo il mio contributo alla riuscita (non è morto nessuno quindi non sono andato poi così male), mio figlio più piccolo (che ha compiuto 2 anni e mezzo lo scorso 27 novembre) è venuto da me, cominciando a tirarmi i pantaloni e chiedendomi, prima in modo tenero poi un po’ incazzato, un biscotto.
Lungi da me essere un padre senza cuore e inflessibile come una educatrice tedesca, in uniforme (cit.), ma sapendo che da lì a 10 minuti ci saremmo messi tutti a tavola e che comunque aveva fatto una bella merenda, gli ho detto semplicemente: “No, il biscotto ora no, tra poco mangiamo.”
A quel punto lui si è arrabbiato, ha alzato un po’ la voce poi, visto che il biscotto non arrivava, se n’è fatto una ragione e dopo poco ha mangiato tranquillamente a tavola.

Ecco, quello che è successo in questi giorni tra Roma e resto del mondo ricorda vagamente il siparietto tra me e mio figlio.
Solo che il finale non è esattamente lo stesso.
Già, perché la A.S. Roma ha deciso da subito di cavalcare l’onda irrazionale, un po’ isterica e di parte della propria tifoseria sapendo che ciò avrebbe alla lunga portato il biscottino tanto agognato.
Perché sapeva che una protesta del genere avrebbe condizionato gli addetti ai lavori, che da subito si sono schierati per una linea soft da parte della Giustizia Sportiva; lasciamo perdere poi che, da regolamento, le due giornate ci stavano tutte ed erano sacrosante visto il comportamento del giocatore dopo il gol.
Perché sapeva che i comportamenti da bambini viziati sono efficaci, molto efficaci.
In pratica: giocatore squalificato, urla, proteste, campionato falsato, la solita mafia rubentina, toglietegli la squalifica sennò vi rendiamo la vita impossibile…risultato: squalifica annullata.
Esattamente come un bambino che si incazza perché gli dicono di no, fino a quando non ottiene ciò che aveva chiesto.
E così come i bambini trovano sempre qualcuno a cui dare la colpa, anche la A.S. Roma prende la palla al balzo individuando nei poteri forti (cioè la Juve o in generale er vento der norde) la causa della squalifica.
Mica perché c’è un regolamento che indica in 2 giornate la squalifica per simulazione.
Mica perché il loro giocatore non ha dimostrato nell’occasione tanto acume.
No, la squalifica era voluta dalla Juventus per fare in modo che il loro giocatore non giocasse nello scontro diretto di Torino tra una settimana.
Morale della favola, squalifica tolta.

Cosa penso di tutta questa vicenda?
Giusto così, mi sembrava illogico il cambio di rotta nei confronti della Roma dopo questa prima parte di campionato; voglio dire, gli concedi 8 rigori in 15 turni e poi vai a spaccargli il capello in 4 per una simulazione?
Ma dov’è finita la coerenza?

E ora scusatemi che devo uscire, mio figlio mi ha appena detto che se non gli compro subito il quartier generale della Paw Patrol chiamerà Baldissoni.
Addosso ha una sciarpa giallorossa.
Non è un buon segno.
Addio.

1 Commento

  1. Roberto Albanese

    9 dicembre 2016 alle 18:59

    Dott. Righi,
    Secondo me suo figlio potrà indossare , a pieno diritto, tutte le maglie che vuole,ma non sarà mai un becero arrogante come certi ….tifosi.

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Opinioni

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