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Lo stadio che non c’è: il “caso” Cagliari

Una delle situazioni più eclatanti e paradossali venutesi a creare in Italia in merito alla “questione stadio” è sicuramente quella di Cagliari. Vedremo in seguito come la problematica non sia esattamente e strettamente connessa all’attualità, bensì derivante anche, se non soprattutto, da situazioni pregresse non necessariamente concatenate tra loro.

Il caso fece un gigantesco balzo agli “onori” della cronaca in particolare a seguito degli avvenimenti relativi alla partita contro la Juventus che avrebbe dovuto disputarsi a Quartu Sant’Elena il 21 dicembre 2012 e che invece, come tutti ricorderete, si giocò allo stadio Ennio Tardini di Parma, provocando la conseguente e ormai nota invettiva anti-juventina dell’allora Presidente Massimo Cellino nel post-partita. I Maya, attraverso complicati calcoli astronomici, stabilirono millenni or sono che in questa fatidica data il mondo avrebbe dovuto finire, in un modo o nell’altro. Effettivamente successe un finimondo, anche se solo dal punto di vista calcistico. Le successive esternazioni del D.G. rossoblù Francesco Marroccu (giocatori senza stipendio da due mesi e big sul mercato per far fronte alla situazione economica disastrosa) destarono ulteriore scalpore incrementando esponenzialmente la pressione mediatica sulle contingenze cui la gloriosa società sarda avrebbe dovuto far fronte di lì a breve.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza andando ad approfondire il problema partendo dalle sue radici. In tal senso inquadrare il personaggio chiave della vicenda, Cellino appunto, può essere d’aiuto per analizzare il problema in un’ottica più ampia. Cellino proviene da una famiglia molto in vista dell’imprenditoria sarda che si occupa della commercializzazione di prodotti cerealicoli e loro derivati. Il padre, Ercole, che avviò l’attività in Sardegna negli anni ’60 proveniva, pensate un po’, da Alba in Piemonte. Massimo acquisisce dalla famiglia Orrù la società Cagliari Calcio agli inizi degli anni ’90. I bene informati quantificano la transazione finanziaria in circa 30 miliardi di lire, ma l’aspetto che a noi interessa è la pesante “eredità” che la precedente proprietà lascia in dote: un contenzioso con il Comune di Cagliari, al quale non risultano versate diverse annualità in arretrato del canone d’affitto per l’utilizzo dello stadio Sant’Elia.

A questo punto è necessario un breve passo indietro per riassumere la curiosa storia dell’impianto. Lo stadio Sant’Elia venne inaugurato nel settembre del 1970 (stagione successiva allo storico scudetto del Cagliari del 69/70) e solo pochi mesi dopo un singolare episodio ne causò la temporanea inagibilità: lo stadio venne chiuso fino alla riparazione della perdita di un oleodotto sottostante che aveva provocato un incendio. In occasione dei mondiali di Italia ’90 il Sant’Elia venne ristrutturato ed adeguato alle normative in materia di sicurezza, venne costruita la copertura della tribuna centrale, ampliati i parcheggi e la capienza venne ridotta da circa 60.000 a 41.000 posti, per un investimento complessivo di 24 miliardi di Lire che si andarono ad aggiungere ai 2 miliardi spesi dal Comune nel 1969 per la sua costruzione. Nell’estate del 2002 (sotto la presidenza di Cellino) a un costo, per il Cagliari, di circa 3 milioni di Euro vennero posizionate per la prima volta le tribune su struttura metallica provvisoria, in quanto la Lega non concesse l’agibilità al Sant’Elia per disputare il campionato di Serie B. Negli anni si sono succedute alla guida del Comune diverse amministrazioni, quasi tutte di centro-destra, ambito politico entro cui Cellino si muove con disinvoltura viste le note simpatie del sanlurese, il quale non ha mai escluso una sua “discesa in campo” in un non meglio precisato futuro. Fatto sta che la questione rimane sospesa in un limbo burocratico fino ai recenti sviluppi di cui ci occuperemo meglio successivamente.

Il Cagliari nell’era Cellino visse di alterne fortune, ma certo non si può negare l’innato fiuto nello scoprire talenti che il presidentissimo, tra autosospensioni e sparate varie sul suo addio al calcio, ha dimostrato nel corso della sua epopea. A memoria citiamo, tra i giocatori, O’Neill, Maresca, Liverani, Corradi, Dario Silva, Zebina, Cristiano Zanetti, Daniele Conti, Suazo, Diego Lopez, Marchetti, Rolando Bianchi, Zola, Gobbi, Cossu, Biondini, Pepe, Storari, Acquafresca, Matri, Lazzari, fino a Nainggolan ed Astori. Tra gli allenatori Tabarez, Donadoni e Allegri. Dicevamo “presidentissimo” perché in effetti a tessere le trame del mercato dietro uomini dal basso profilo piazzati a ricoprire ruoli chiave in società, in realtà, c’è sempre stato lui. Il personaggio è vulcanico se ce n’è mai stato uno, con trascorsi giudiziari e penali che se avete voglia andrete a scartabellarvi per conto vostro, con la fama giustificata di mangia-allenatori (27 diversi tecnici in panchina, ma considerando i cavalli di ritorno arriviamo a 36 avvicendamenti in 20 anni), un rapporto di amore e odio con la tifoseria e sempre sulla breccia nelle stanze dei bottoni del mondo del calcio. Anche qui soprassediamo, facciamo finta che la carriera da politicante pallonaro di Cellino non rivesta alcuna importanza nel nostro caso. Sorvoliamo anche sulle dicerie riguardanti la vita privata di Cellino, che non ci interessano e non vogliamo giudicare.

Nel 2001 Cellino realizza il centro sportivo del Cagliari (intitolato al padre) ad Assemini, circa 10 km dal capoluogo sardo, con annessi golf club e foresteria (un vero gioiellino per una provinciale, degno di società di alto lignaggio calcistico), considerando al contempo la possibilità di costruire il nuovo stadio di proprietà nello stesso territorio. Da quel periodo sono emerse diverse ipotesi relative alla collocazione della futura “casa” del Cagliari Calcio: Assemini, appunto, poi la ristrutturazione del Sant’Elia, poi Elmas ed infine Is Arenas a Quartu Sant’Elena. Ipotesi che, per un motivo o per l’altro, sono naufragate con buona pace delle speranze dei cagliaritani. Ad Assemini non ci sono terreni adatti alla realizzazione di un’opera di tali dimensioni (con particolare riferimento alla viabilità), tanto meno nei pressi del centro di allenamento, che si trova nel bel mezzo di una zona agricola. A Cagliari il sindaco di centrosinistra Massimo Zedda (in carica dal 2011) sembra voler inaugurare una nuova stagione di intransigenza politica anche riguardo alla questione Sant’Elia, pretendendo ciò che gli spetterebbe di diritto da anni, ovvero il pagamento degli arretrati da parte del Cagliari Calcio. I due “Massimi” si impuntano, arrivano ai ferri corti con il risultato che parte dei proventi derivanti dai diritti TV spettanti alla società di Cellino vengono pignorati dal Comune a titolo risarcitorio.

Ad Elmas la zona in cui avrebbe dovuto sorgere l’impianto si trova nelle immediate vicinanze dell’aeroporto ed oltre ai problemi sorti con l’E.N.A.C. (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) Cellino, proprietario dei terreni, è incappato nell’ennesima grana giudiziaria, finendo nel registro degli indagati in concorso con il Sindaco per presunte irregolarità proprio nel progetto per il nuovo stadio (abuso d’ufficio e tentata estorsione, i reati contestati ai diversi soggetti).

La situazione di Is Arenas, località del comune di Quartu Sant’Elena sulla quale già sorgeva l’omonimo impianto, è tanto complicata quanto triste ma si può riassumere come segue: Cellino raggiunge l’accordo con il Comune per ottenere in concessione l’area sulla quale già è presente, appunto, un campo sportivo con dotazioni minime e si impegna a costruire una struttura provvisoria (precaria, rimovibile fate voi) per ospitare le partite del Cagliari nell’attesa di trovare una sistemazione definitiva. Il problema è che, nel frattempo, si arriva a ridosso dell’inizio della stagione 2012-2013 ed i lavori non sono ancora giunti a termine (viabilità, alcune tribune e opere accessorie non ancora completate). Non si capisce bene come ma il campionato di serie A parte ugualmente con una squadra che non sa ancora su quale campo disputerà le partite casalinghe, si va avanti fra trasferte forzate, partite a porte chiuse, partite perse a tavolino, partite rinviate, deroghe, proroghe, revoche, firme apposte e poi ritirate nonché partite disputate con agibilità provvisoria. Il Presidente Cellino, durante la già citata intervista dopo l’amara scoppola a tinte bianconere, se la prende con la Juventus che “perde il pelo ma non il vizio”, che a suo dire comanda con prepotenza (lui sarebbe uno degli “incompetenti” consiglieri federali, per dirne una) infischiandosene delle regole, riferimento alle tre stelle incluso e condito dal solito “disgusto” e dall’ennesima minaccia di lasciare il calcio. Marroccu, come detto, chiede aiuto alle istituzioni (ma quali?) per “salvare” il Cagliari e cala i suoi assi sul mercato: Astori, Pinilla e Nainggolan sono ufficialmente in vendita. E il Cagliari non ha più una fissa dimora. Poi accade quello che tutti, più o meno, abbiamo letto sulle pagine di cronaca in luogo di quelle dedicate allo sport: Cellino viene arrestato dagli agenti della Forestale il 14 febbraio 2013 assieme al Sindaco e ad un assessore del comune di Quartu (in precedenza erano finiti in carcere altri soggetti coinvolti nella realizzazione dello stadio) con l’accusa di tentato peculato e falso ideologico. Il GIP rende noto come, a suo parere Cellino avesse “spiccate capacità delinquenziali”. Vengono disposte perizie, si passa attraverso istanze, scartoffie, ulteriori inchieste (una tra queste, poi conlcusa con un nulla di fatto, coinvolge in maniera singolare anche Gigi Riva) comunicati stampa e, ogni tanto, qualche bella prestazione del Cagliari, ad esempio un Cagliari – Inter finito 2-0 in cui i rossoblù dimostrano una netta supremazia sul prato del Nereo Rocco di Trieste. La scarcerazione dei tre arriva a metà del mese di maggio e Cellino, nonostante i freddi rapporti con l’amministrazione, avvia le necessarie pratiche per riportare il Cagliari al Sant’Elia.

Dal giugno 2014 il Cagliari è passato nelle mani di Tommaso Giulini, Presidente della Fluorsid Group società che opera nel campo dei prodotti chimici, con sede a Milano e stabilimenti in Sardegna, ad Assemini. Milanese, interista e uomo di Moratti (sedeva nel c.d.a. nerazzurro), Giulini ha ottenuto le necessarie autorizzazioni per ripristinare le strutture provvisorie (tribune con struttura in tubi metallici) messe in opera da Cellino per superare i problemi di agibilità del Sant’Elia. I lavori sono tutt’ora in corso e la situazione è in divenire. Il nuovo numero uno rossoblù ha in animo la demiolizione del Sant’Elia e la costruzione di un nuovo impianto sulle sue ceneri (pare entro il centenario, quindi entro il 2020). Rimane un dato incontrovertibile: una squadra di serie A gioca in una “struttura”, perchè definirla stadio ci sembra eccessivo, non degna di questo livello. Nei campionati dilettantistici si vede di meglio, senza fare paragoni improponibili con i campionati stranieri. In Italia succede anche questo.

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