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Stagione 2019-20 – terzo ciclo

Eccoci.

Il terzo mini-ciclo è passato.

Questa volta una maxi premessa è d’obbligo.

Tifo Juventus da quarant’anni e in questi decenni ne ho viste di tutti i colori, ma sempre con lo sguardo del tifoso.

Non ho mai avuto azioni della Juve e mai ne avrò (penso) e non credo lavorerò mai per la Juve (purtroppo, aggiungo).

Quindi che la Juve vinca o perda, la mia vita non cambia. O meglio, non cambierebbe se abitassi in un’isola deserta.

Ma visto che sono circondato, nella vita reale e in quella virtuale dei social, da una marea di disagiati, non riesco a godere del mio essere tifoso.

Oh, chiaro, ci sono anche persone normali intorno a me. Ma i disagiati sono tanti.

Certo, sono più fortunato dei miei amici milanisti, o di quegli altri, o dei napoletani, o dei romani (di tutte e due le squadre).

Fortunato perché fin da piccolo mi emoziono nel vedere le partite della mia Juve, sia che abbia la maglia a strisce, sia quella rosa, sia quella da fantini di quest’anno.

Fortunato perché la squadra per cui tifo negli ultimi quarant’anni ha quasi vinto più scudetti di tutte le altre messe assieme (20 dal 1974-75, quindi in 45 stagioni, e non considero il biennio di farsopoli).

Quindi capisco il disagio degli altri. Quello che non capisco è il disagio degli juventini. È pur vero che le nuove generazioni non hanno goduto di Marchesi, che rimpiazzò Scirea e Platini con Tricella e Magrin, o del calcio champagne di Gigi Maifredi.

Ma tutto questo disagio nei tifosi di una squadra che negli ultimi otto anni ha vinto 16 trofei è inspiegabile.

A loro va tutta la mia solidarietà e un annuncio: si può finire una stagione senza trofei, sapete? Chiedetelo a quelli di Milano, che non vedono nulla da anni.

La seconda parte di questa maxi premessa è su quello che è accaduto negli ultimi mesi.

Cari amici juventini, ci vogliono far credere che una competizione come la Champions sia più importante del campionato. E noi, quando ci siamo sentiti sfottere, anche dai nostri compagni di tifo, con parole come “provinciali” o “comfort zone” (o triplete, che non è nemmeno un trofeo ufficiale), non ci abbiamo capito più niente.

Chiaro che anche io non vedo l’ora di rivincere la maledetta.

Ma da qui, a considerarla unico obbiettivo di stagione, mi pare, come dicevano i Trettrè, proprio “‘na strunzata”.

È chiaro che i primi a cascarci sono stati i nostri dirigenti, che hanno mandato via uno che i campionati li vinceva a febbraio (quando non prima) per un’idea.

Che sia chiaro, non è Sarri il punto. Lui è l’allenatore della mia squadra, quindi è il mio allenatore. Se lo è stato Del Neri, può esserlo anche Maurizio Sarri.

Personalmente, a prescindere dal fatto che prendere uno dei più forti giocatori di tutti i tempi e di non costruirgli la squadra intorno è una follia, io non capisco cosa c’entri Sarri con la Juve, e soprattutto cosa c’entri con questa voglia di entrare stabilmente tra le prime d’Europa.

Certo che se vuoi costruire un ciclo vincente, prendi un vincente. Ma se il ciclo è già vincente? Prendi uno qualunque per poi prendere un vincente e ricominciare un ciclo? Mal di testa, lo so. Ce l’ho anche io.

Sarò sicuramente smentito, ripeto, sono un tifoso, non un tecnico, quindi sicuramente sbaglierò, ma tant’è.

Ritorniamo al nostro mini ciclo appena finito e andiamo brevemente a vedere le partite una per una.

Atalanta-Juventus

Con la squadra priva di CR7, che, pur segnando con il Portogallo, ammette di aver avuto qualche problema fisico, la Juve, al ritorno dalla sosta delle nazionali affronta quella che negli ultimi anni, con poche altre, le sta dando più filo da torcere.

Allo stadio di Bergamo ci presentiamo con Szczesny in porta, Cuadrado, Bonucci, De Ligt e De Sciglio sulla linea difensiva, Khedira, Pjanic e Bentancur a centrocampo, e Bernardeschi dietro i due argentini Dybala e Higuain.

Primo tempo di marca bergamasca ma sia Szczesny sia l’errore dal dischetto di Barrow lasciano la partita a reti bianche. Al 26° solito infortunio bianconero, entra Ramsey per Bernardeschi.

Nel secondo tempo l’Atalanta parte meglio e trova il vantaggio con Gosens, ma la Juve cresce, azzecca i cambi e nel quarto d’ora finale trova la doppietta di Higuain e il gol di Dybala che fissano il punteggio sul 3 a 1.

Juventus-Atletico Madrid

Si gioca per la quinta giornata della Champions. La Juventus, già qualificata, ospita l’Atletico Madrid in una gara che potrebbe dare ai bianconeri la prima posizione matematica nel gruppo.

Scendiamo in campo con Szczesny in porta, Danilo, Bonucci, De Ligt e De Sciglio in difesa, Bentancur, Pjanic e Matuidi alle spalle di Ramsey che è a supporto di Dybala e Ronaldo.

La Juventus gioca ad alti ritmi sin dall’inizio e impone il possesso palla agli spagnoli, che tirano di più, ma non sono mai realmente pericolosi.

Particolarmente ispirato Dybala, che mette a segno un gol meraviglioso con un calcio di punizione da posizione molto defilata alla fine del primo tempo.

Nella seconda parte della ripresa l’Atletico spinge ovviamente sull’acceleratore, ma sale in cattedra la fase difensiva della Juve, e in particolare De Ligt, che si rende protagonista di alcune chiusure da campione assoluto.

Finisce così, Juve matematicamente prima: 1 a 0.

Juventus-Sassuolo

Partita casalinga a ora di pranzo (odiata dai più, ma pensate al vantaggio che hanno i tanti che seguono la Juve da fuori Torino), la Juve scende in campo con Buffon al posto di Szczesny, Alex Sandro che si riprende il posto sulla fascia, e Emre che scalza Matuidi nella posizione di mezz’ala sinistra. Davanti Bernardeschi alle spalle di Higuain e CR7.

La partita sembra mettersi subito in discesa, ma due svarioni difensivi consentono al Sassuolo di segnare.

Le marcature si aprono con Bonucci, bravo a presentarsi dal limite calciando verso l’angolino basso alla destra del portiere neroverde. Passano solo 2 minuti (già visto) e Boga si inserisce nella difesa bianconera come il burro e beffa Buffon con un morbido pallonetto.

Il baby portiere del Sassuolo fa il fenomeno e al 2° della ripresa gli ospiti si portano sorprendentemente in vantaggio; errore di De Ligt prima, papera di Buffon poi: 1-2. Al 68° la Juventus si salva grazie a un calcio di rigore conquistato da Dybala (subentrato a Bernardeschi) e trasformato da Cristiano Ronaldo.

Nonostante i 29 tiri della Juve, risultato finale 2-2.

Lazio-Juventus

E finalmente, la tanto attesa sconfitta della Juve arriva.

Tanto attesa da metà Italia, ovviamente, la metà non juventina; sconfitta che arriva più per meriti della Lazio che per demeriti propri. O meglio, le due cose si sono sommate.

I biancocelesti sono in una di quelle fasi che le squadre di calcio hanno, ogni tanto; gli va tutto bene.

Sarri schiera Bernardeschi alle spalle di CR7 e Dybala, e fino a un certo punto la Juve non gioca malissimo. Certo, la Juve passa in vantaggio con Cristiano e si fa raggiungere nel recupero del primo tempo da Luiz Felipe, ma la sensazione è che la partita sia in controllo.

Unico pericolo, i contropiedi della Lazio. E infatti, al 69°, per un posizionamento sbagliato su un calcio d’angolo a favore (altra cosa che urge risolvere), Cuadrado deve abbattere un ultimo uomo (vabbè) in fuga e viene espulso.

La Lazio approfitta della superiorità numerica e si porta a casa i 3 punti. 1-3.

Bayer Leverkusen-Juventus

Gita in Germania per una Juve già qualificata, e nonostante tutto, tra andata e ritorno, concediamo al Bayer un solo tiro nello specchio.

Davanti a Buffon la linea difensiva Danilo, Rugani, Demiral, De Sciglio; Cuadrado, nell’insolito ruolo di mezz’ala, completa il centrocampo assieme a Pjanic e Rabiot; Bernardeschi trequartista alle spalle di Higuain e Cristiano.

Il Bayer Leverkusen deve fare la partita e la fa, con un primo tempo di alto livello, in cui per diversi tratti tiene indietro la Juventus, costretta a difendersi dagli attacchi dei tedeschi.

Nella ripresa, dopo un gol annullato a CR7 per fuorigioco su assist di Bernardeschi, Sarri sostituisce quest’ultimo con Dybala e non c’è più partita.

Con due assist del numero 10, Cristiano e il Pipita chiudono la partita. 0-2.

Juventus-Udinese

Prove di tridente, in una partita che lo permette.

Buffon sostituisce Szczesny infortunato; Danilo, Demiral, Bonucci e De Sciglio gli stanno davanti; Rabiot, Bentancur e Matuidi alle spalle del trio denominato, in maniera improvvida, Dygualdo.

Tutto facile per la Juventus, questa Udinese è poca cosa e si va sul tre a zero in scioltezza (doppietta di Ronaldo e il gol di Bonucci).

Il gol friulano di Pussetto in pieno recupero è solo per le statistiche, ma rode non fare mai il cosiddetto “clean sheet”. 3-1.

Sampdoria-Juventus

Piccola polemica. La Lazio, impegnata in Europa League, sfrutta il regolamento e chiede di posticipare l’impegno di campionato. La Juve, invece, gioca. Tre giorni di riposo di differenza che potrebbero risultare pesanti.

La Juve scende ancora in campo con il tridente, anche se fa un po’ più di fatica a scardinare l’ottima organizzazione tattica della Samp.

Ma due prodezze di Dybala e CR7, entrambe su assist di Alex Sandro, contrastano il gol realizzato da Caprari, sempre su assist del brasiliano bianconero. 1-2.

Juventus-Lazio

A Riad, la Lazio alza il primo trofeo della stagione.

La Juve con una formazione per certi versi inspiegabile: Szczesny si riprende il posto in porta, De Sciglio per Cuadrado e Demiral per De Ligt in difesa, rientra Bentancur mezz’ala destra e ancora il tridente davanti.

La Lazio infoltisce il centrocampo e sblocca con Luis Alberto su assist di Milinkovic-Savic al 17′. La risposta dei bianconeri arriva nel recupero del primo tempo con Dybala, e a quel punto il pareggio è giusto.

Ma nel secondo tempo ogni attacco della Juve è macchinoso e lento, mentre ogni folata degli aquilotti è potenzialmente pericolosa.

In uno di questi ribaltamenti di fronte, la Lazio assesta il colpo del k.o. Terzo gol anche stavolta nei minuti di recupero che fissa il punteggio come in campionato. 1-3.

A conclusione delle feste natalizie, si ricomincerà il giorno della Befana con un ciclo di partite un po’ più diradate (ma inizia la Coppa Italia) fino all’appuntamento di Lione del 26 febbraio.

Vediamole:

Occhio però, date e orari sono passibili di modifica, soprattutto se, come spero, passassimo con l’Udinese in Coppa Italia (quarti previsti per il 29 gennaio e semifinali per il 12 febbraio).

Io, come ho detto all’inizio, tifo Juve e non mi occupo né di marketing, né di mercato per la suddetta società. Né la alleno. In tutti quei ruoli ci sono dei professionisti che sanno sicuramente meglio di me cosa fare per darci ancora tante soddisfazioni.

E per darne poche agli avversari, soprattutto (mai come quest’anno).

Quindi attendo il nuovo miniciclo con trepidazione, sciarpa e bandiera, convinto che questi due mesi saranno provvidi di risultati positivi.

E forza Juve, fino alla fine.

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