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Vedove, contro-vedove e comari

• La Juventus è una squadra molto forte, ha una rosa tanto competitiva da riuscire a sopperire alle assenze di due come Pirlo e Pogba.

• Allegri si sta dimostrando un allenatore capace, duttile quindi intelligente, determinato ma al contempo umile.

• La squadra riesce a passare con estrema facilità da un modulo all’altro, dimostrando di ricordare a memoria il vecchio 3-5-2 e di aver assimilato quasi del tutto il nuovo sistema.

Questi e pochi altri concetti esprimono quasi totalmente la mia gioia di avere assorbito lo shock estivo per l’improvvisa partenza di Conte ed aver ritrovato una squadra ugualmente competitiva, riuscita anche a cancellare l’onta della eliminazione al primo turno Champions League dell’anno passato. Tutto ciò, tuttavia, non impedisce al mio spirito critico, al mio essere tifoso molto esigente, di poter vedere quali sono i punti su cui il mister e la società possono e devono migliorare, in funzione di quegli standard europei, di gioco e di bilancio, a cui ogni tifoso aspira.

Twitter, ahimé, non concede il medesimo spazio per esporre ogni volta questa manfrina, né è concepibile essere costretti sempre a ricordare tutto ciò prima di postare sul proprio profilo un breve pensiero subito dopo una partita che doveva finire in una maniera diversa [Perché un conto è soffrire la seconda forza del campionato e scampare alla solita carneficina impunita dagli arbitri e lasciare l’Olimpico soddisfatti di aver tenuto l’avversario più prossimo a distanza di sicurezza e un conto è smettere di giocare una partita tenuta benissimo al guinzaglio fino a ottenere un doppio vantaggio, di punteggio e di uomini in campo]. Al fischio finale ero molto arrabbiato ed ho espresso questo disagio sul social network.

Non l’avessi mai fatto! Poche altre volte ho subito una così potente “aggressione” per aver osato dire che la Juve non aveva disputato una grande partita, anzi. Che Allegri era stato lento nel capire il blocco mentale della squadra, che una roba così è inaccettabile per chi si appresta ad entrare al Westfalenstadion con un solo gol di scarto da difendere, che non si può lasciar scappare dalle mani una partita in quel modo. Una partita che Garcia aveva contribuito a rendere semplice mettendo in campo una squadra slegata, lenta, senza idee e, per giunta, lasciando in panchina l’ottimo Nainggolan e uno come Florenzi, che almeno corre; e per cosa poi? Lasciare la ribalta ai due simboli di Roma, Capitano1 e Capitano2, che ricambiano la fiducia del proprio allenatore con il solito campionario alternato di entratacce, vigorose proteste, nessuna efficacia nella manovra, zero pericoli creati.

E la Juve che fa?

• Non inquadra la porta in nessuno dei tanti contropiede magistralmente portati (ottimo Pereyra in questi frangenti). Raccontiamocela giusta: il gol di Tevez è stato il primo tiro nello specchio della porta di De Sanctis. In avanti concretizziamo poco rispetto alla mole di occasioni create, e non da ieri. E nemmeno dall’altro ieri.

• Giunge il meritatissimo vantaggio, la Roma si ritrova in 10 uomini, noi smettiamo di giocare dando per scontato che la pratica fosse archiviata: a più di 20 minuti dalla fine!

• Senza capire né come né perché i giallorossi tornano in partita, trovano il pareggio sul solito calcio piazzato dalla nostra sinistra (sempre quella, come contro Verona, Milan e Atalanta) e rischia di vincere in inferiorità numerica.

• La Juventus sparisce dal campo, nonostante gli  ampi spazi per le ripartenze lasciati dagli avversari, e perde la misura della giusta distanza tra i reparti.

Tradotto in pochi caratteri, una Juventus orrenda ed un allenatore talmente sorpreso dall’improvvisa involuzione da non riuscire a trovare le contromisure immediate: questo il senso del mio tweet di lunedì notte.

La ferita ancora aperta dell’addio di Conte ha diviso la tifoseria bianconera in tre “fazioni”: le vedove, le contro-vedove e le comari. Io appartengo a questa ultima corrente, quella più neutra rispetto ai nostalgici di Conte e quelli che oggi lo disprezzano. Trovo cioè insignificante tarare il tifo sulla difesa o meno di questo o quel personaggio, trovo altresì stupido pesare la bravura degli allenatori confrontando le stagioni partita per partita, episodio per episodio. Nonostante tutto, quel tweet è stato frainteso da molti, e sono finito nella faida tra esimii esponenti delle prime due categorie, con mio sommo divertimento. Tra le tante menzioni ricevute ne volevo approfondire una.

La gravità di aver perso la bussola quando ancora mancavano 20 minuti al fischio finale dovrebbe essere attenuata dai precedenti 70 in cui non avevamo corso nessun rischio, per una questione di semplice quantità, come se il calcio fosse la boxe in cui vengono contati i pugni che assesti all’avversario.

Una sera di tanti anni fa guardavo in tv una partita tra due squadre straniere. Al quinto minuto segnano un gol, l’altra squadra va nel pallone e non riesce a produrre una controffensiva decente. Anzi, sono quelli in vantaggio ad arrivare più volte vicini al raddoppio, colpendo due volte i legni della porta in alcune di queste occasioni. Passa il 70°, sempre 0-1. Passa l’80° e il risultato è sempre bloccato sullo stesso punteggio. Arriva il 90°, nulla di nulla. Il quarto uomo alza la lavagna luminosa ed indica i minuti di recupero, sono 3. La squadra in vantaggio utilizza parte di questo tempo per effettuare l’ultima sostituzione per perdere ulteriore tempo e…

La partita finirà 2-1 per l’altra squadra!

Qualcuno avrà già capito di quale match stiamo parlando, agli altri lo lascio scoprire tramite il video di quegli ultimi tre minuti (3 minuti su 93!) che cambieranno la storia di una certa competizione, e questa bella ricostruzione della partita.

Dedicato a chi 20 minuti di una gara sembrano pochi.

4 Comments

  1. Salvatore Scarso

    5 Marzo 2015 alle 11:03

    Innanzitutto complimenti per l’articolo. Spero di riuscire a farmi capire. Tu qui hai scritto “La gravità di aver perso la bussola quando ancora mancavano 20 minuti al fischio finale dovrebbe essere attenuata dai precedenti 70 in cui non avevamo corso nessun rischio, per una questione di semplice quantità, come se il calcio fosse la boxe in cui vengono contati i pugni che assesti all’avversario.” Ovvio che no, io come altri non abbiamo giustificato quei 20 minuti finali con quello che era stato fatto prima (anche noi eravamo in parte arrabbiati perchè li avevamo messi noi in partita con errori nostri). Piuttosto avevamo dato un giudizio globale considerando l’intera partita e in quel contesto la squadra si era ben comportata, interpretando bene la gara ma perdendone il controllo solo nel finale. Giustamente come tu hai ricordato nell’esempio, questo può portare a perdere partite del genere in cui domini e poi ti vedi soffiare il risultato proprio nei minuti finali. Infatti qui la squadra deve fare un grosso salto in avanti perchè non è la prima volta che succede di farsi rimontare dopo esser rimasta in vantaggio per molto tempo della partita.
    Il tuo giudizio ci era sembrato quindi ingiusto perchè era come se ti fossi basato solo su quei 20 minuti cancellando comunque quello che di buono aveva fatto prima. Forse twitter in questo non aiuta in quanto esprimere un pensiero in 140 caratteri ed essere compreso dalla maggioranza è difficile. Io per esempio avrei capito il tuo tweet se fosse stato riferito alla partita col Cesena dove lì davvero è stata orrenda per l’intero match, ha giocato con un atteggiamento sbagliato e anche se avesse vinto nel finale il mio giudizio non sarebbe cambiato perchè era stata una prestazione bruttissima.
    Una cosa che rimprovero all’allenatore sono i cambi, li avrei fatti proprio nel momento in cui eravamo andati in vantaggio perchè notavo che la squadra stava iniziano a calare e dall’altra parte Garcia aveva messo giocatori che correvano e molti dei nostri al centrocampo erano ammoniti per cui non potevano rischiare più di tanto.

    • Angelo Parodo

      9 Marzo 2015 alle 10:36

      In ogni caso la Juve ha un problema che potrei definire atavico, cioè quello di non riuscire a chiudere le partite. Questo tra l’altro è lo stesso problema delle prime 2 Juventus di Conte, mentre l’anno scorso (almeno in campionato) la squadra era sembrata più matura nel gestire il risultato e nel “congelare” il gioco. Il tutto si riduce molto banalmente (ovviamente parlo per me) nell’assenza di un vero e proprio bomber, un Trezeguet che alla minima occasione punisca l’avversario. Un giocatore che sappia capitalizzare al meglio il gioco della squadra o l’errore dell’avversario.

      • Salvatore Scarso

        9 Marzo 2015 alle 11:22

        Anche questo è vero, basti pensare ai primi due anni di conte in cui creavamo molte occasioni da goal ma poche riuscivamo a sfruttarle e anche quest’anno in molti pareggi è successa la stessa cosa. Però dall’altro c’è da dire che nonostante ciò, la squadra negli ultimi 3 anni (e così pare anche quest’anno) ha chiuso sempre l’annata con il miglior attacco riuscendo quindi a colmare questa lacuna con il gioco di squadra. Ci vorrebbe qualche giocata in più del singolo sotto porta e una minor testardaggine dei nostri a voler interpretare perfettamente lo spartito di gioco.

  2. Giuseppe

    9 Marzo 2015 alle 11:00

    Concordo con entrambi, sia sui facilissimi fraintendimenti nel social network da 10 parole per volta sia sul fatto che concretizziamo troppo poco rispetto alla mole di gioco che produziamo. Con Tevez abbiamo alzato di molto la percentuale, ma in Europa non basta.

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