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Verona – Juventus 1-3: Paulo Paulo pà, Paulo maledetto!

È stata un’estate molto piacevole quest’ultima; una decina di giorni al mare, relax completo, io che tutte le mattine mi alzavo presto per andare a prendere il posto in spiaggia per l’ombrellone e fare due chiacchiere con il bagnino.
Un bravo ragazzo livornese, con la battuta sempre pronta, neo laureato in biologia ma purtroppo con un difetto molto grave, ovvero tifare Fiorentina.
Tralascio la solita tiritera sul “Ma-come-mai-tifi-Juve-pur-essendo-di-Firenze?” ma non quella relativa alla Champions League, perché a un certo punto, una mattina come tante altre, saltò fuori la fatidica domanda:
“Ma dimmi la verità, te rinunceresti a un paio di scudetti o anche tre per vincere la Champions League?”
La mia risposta poteva essere più diretta, lo ammetto, ma cercai comunque di far capire il mio pensiero con un criptico:
“COL CAZZO!”

Ovviamente glielo dissi scherzando e lui non capì bene il perché e forse per spiegarglielo bene avremmo dovuto guardare insieme la partita di stasera.
E si, va bene avere la Champions League come obbiettivo, d’accordo che la Juve non si deve mai porre limiti e che prima o poi quella Coppa la dovremo rimettere in bacheca, ma io dico che mai e poi mai dovremo rinunciare al campionato.
Qualcuno si annoia? Non gli basta più lo scudetto? Il campionato italiano non è abbastanza allenante? Troppo facile con questa rosa?
Spiace per loro, non sanno cosa si perdono.
Io in serate come questa godo troppo, ma non tanto per il risultato netto e logico (anche se non scontato), quanto per tutto il circo che viene montato nei giorni precedenti la partita (generalmente quelle in trasferta) che alla fine crolla miseramente lasciando i tifosi avversari con l’amaro in bocca (e qualcos’altro nel baugigi) e noi gobbi a ridere e godere.
Come spesso succede la partita comincia tre giorni prima con i proclami dei giocatori e dell’allenatore avversario, seguiti poi dai comunicati dei tifosi che non vogliono noi juventini allo stadio (e si che le società aspettano sempre la Juve per fare il tutto esaurito e triplicare i prezzi dei biglietti) e dagli articoli dei giornali circa la presunta rivalità tra la squadra X e la Juve.
Come già scrissi in occasione di Bologna – Juventus ovunque andiamo ci aspetta una squadra che vanta una rivalità storica contro di noi: Napoli, Firenze, Genova, Bologna, Udine, Catania, Verona (e non cito le cosiddette rivali storiche)… per ogni città c’è un motivo, una partita giocata ai tempi di Bava Beccaris con un fallo laterale non dato, chiaro sintomo di sudditanza psicologica nei confronti dei padroni.
E va da se, anche a Verona ci detestano.
Sarà che sono amici storici dei tifosi viola (e chi si somiglia si piglia), sarà che sono un branco di fascisti del cazzo, sarà quel che sarà, fatto sta che c’hanno sempre detestato e ancora oggi ti tirano fuori episodi risalenti a 40 anni fa o al massimo 30 per giustificare il livore nei nostri confronti.

E noi che gli dovremmo dire?
Tanto per cominciare un bel “E voi chi cazzo siete?” alla Glauco Benetti (vedi il già citato postpartita di Bologna), perché ci sta sempre bene.
E poi niente, lasciamo parlare il campo e come stasera li salutiamo con tre fischioni e a casa, con l’amaro ancora più amaro in bocca perché gli abbiamo anche concesso l’illusione del pareggio e della possibile vittoria.
Eh già, perché dopo il pareggio del “Re delle Birre” Cáceres (caro Martin, non sai quanto ti rimpiangono i carrozzieri di Torino…), ci credevano pure all’impresa: bello in questi casi vedere i tifosi esultare, il “Dai cazzo!” del tifoso scaligero uguale a quello genoano dopo il 2-0 uguale a quello del tifoso dell’Udinese eccetera eccetera.
Morale della favola? Niente, alla fine è bastato che si svegliasse dal letargo autunnale Paulo Dybala, decidesse che questa partita stava durando anche troppo e che non aveva voglia di rovinarsi il veglione di fine anno con un pareggio o peggio ancora una sconfitta.
Due gol, entrambi di destro (sia lodata la Dea Eupalla, un mancino che segna una doppietta di destro), partita messa in naftalina e tanti saluti.

Andando nello specifico poi, come spesso è successo non è stata certo una partita facile: il Verona davvero c’ha creduto, ha sputato l’anima in campo, ha lottato, pressato e menato per tutta la partita e mi viene da pensare che il loro allenatore non si sia emozionato più di tanto ai nostri gol come successe quando segnò la squadra avversaria alla prima giornata.
I casi della vita.
Noi siamo stati spreconi come troppo spesso accade ultimamente, e a dispetto di quanto sostiene l’imparziale e distaccato Enrico Varriale potevamo chiudere il primo tempo sul 2-0 o meglio ancora sul 3-0, archiviando così una partita dominata pur senza brillare.
Il centrocampo senza Pjanić difettava di fosforo e il giovin Bentancur stasera non era in serata tanto da convincere Allegri a toglierlo nell’intervallo, lui che di solito aspetta sempre l’ultima mezz’ora per fare i cambi: poteva comunque bastare così, sarebbe stato sufficiente buttarla dentro quando era davvero facile (vero Gonzalo?) per chiudere la pratica a fine primo tempo, ma a noi piace complicarci la vita.
Ecco quindi che l’ottimo Matuidi va a perdere un pallone nella nostra tre quarti lanciando un indomito Caceres a trovare un gol tanto bello quanto fortunoso ma comunque inevitabile, visto che c’eravamo presi il nostro quarto d’ora di buio totale e quindi, per dirla in gergo calcistico, il gol era nell’aria.

La squadra a quel punto sembrava sbandare, non c’erano idee, la confusione regnava sovrana quando, deciso a riscattarsi da una serata opaca, il trenino svizzero tirava fuori dal cilindro un’azione magnifica, prima con una percussione sulla fascia partita da centrocampo e terminata sul fondo dopo aver seminato gli avversari, poi rientrando dal fuorigioco e riproponendosi per il secondo cross preciso per il piede destro di Dybala per il gol del 2-1.
Un paio di minuti dove veramente si è riscattato alla grande risultando uno dei giocatori decisivi (il gol verrà comunque ricordato per Dybala che si è sbloccato, ok, ma il merito è da condividere assolutamente con Lichtsteiner, altroché…), sprezzante pure del pericolo visto che per crossare si è beccato una botta in testa dal suo ex compagno di reparto Caceres, botta che lo ha costretto ad uscire, sostituito da Barzagli.
Un sacrificio degno del libro Cuore, se ancora il Maestro Perboni stilasse le pagelle come faceva anni orsono su questo sito, sicuramente una medaglia al merito allo svizzero non gliela toglierebbe nessuno.

E poi, niente, a quel punto il circo è cominciato a crollare, ai fasci non rimaneva che offendere i morti dell’Heysel e a Dybala che dribblare mezza difesa e mettere dentro il gol del 3-1, cosa buona e giusta per stare tranquilli nel finale di partita, come in effetti è stato.
Mannaggia a te Paulino, ma dov’eri finito negli ultimi mesi che sembravi diventato Krasić? Maledetto te, mi hai fatto guadagnare un posto all’inferno per le imprecazioni che ti ho lanciato… ma va bene dai, finché ti riscatti con due perle come quelle di stasera val la pena rischiare l’inferno.

In defintiva: partita finita, ennesima vittoria, siamo sempre a un punto dai Galacticos del calcio italiano, conserviamo ancora qualche flebile speranza di vincere lo scudetto, ma ascoltando i proclami di Hamšík forse forse ci possiamo già accontentare del secondo posto.
Voglio dire, uno come lui non si sbilancia mai, l’avete mai sentito dire negli anni scorsi “Napoli, questo è l’anno buono per vincere lo scudetto!” come ha detto nei giorni precedenti?
Come?
Lo dice tutti gli anni dal 2012?
Ok, come non detto.

Pensiamo a noi dai: finisce anche questo 2017, straordinario e pieno di emozioni; nel mezzo solo la sconfitta (pesante) di Cardiff. Grossa, pesante, una botta tremenda ma almeno io l’ho digerita da tempo.
Sia perché è stata talmente netta da dover ammettere la manifesta superiorità dell’avversario, sia perché so che comunque un’altra occasione per portarla a casa l’avremo, sia perché non sarebbe giusto offuscare la straordinarietà di quest’anno solo per quella sconfitta.
È stata tremenda, ok, ma se penso a tutto quello che i nostri giocatori in questo 2017 (e negli anni precedenti) c’hanno regalato mi viene da dire solo ed esclusivamente un “Grazie Ragazzi!”.

Keep the faith alive e forza Juve… e buon 2018 a tutti!!!

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