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Abbandonare la nave

Nel luglio del 2011 Andrea Agnelli provava a far capire il motivo per cui la Juventus continuava l’iter dei ricorsi per i fatti di calciopoli: il punto fondamentale era “la disparità di trattamento” usata dalla giustizia sportiva in merito alle decisioni prese per altri club, l’Inter soprattutto, rispetto ai medesimi atti compiuti dai dirigenti della Juventus in quegli anni.
Da lì in avanti sono decine le volte in cui tutti i tifosi bianconeri hanno usato la medesima espressione per denunciare l’incomprensibile difformità di approccio dei media e degli organi di giustizia sportiva allo stesso avvenimento a seconda se di mezzo c’era la Juve o meno.
Quante volte vi è capitato di dire: “Immagina cosa sarebbe successo se ci fosse stata di mezzo la Juve” oppure “Se quel rigore lo davano alla Juve sarebbe scoppiata la guerra civile”?

Da allora tutto il mondo che non tifa Juve accusa la classe bianconera di avere un’acuta forma di sindrome da accerchiamento, di essere ossessionata; ma guai ad andare in fondo alla questione. Sempre e solo proclami di facciata.
Tuttavia, la realtà parla per noi e non è difficile produrre un cospicuo numero di esempi.
Il primo livello di questi è rappresentato dagli episodi da moviola. È facilmente dimostrabile misurando lo spazio e il tempo dedicato a un errore a favore della Juventus e quello dedicato agli episodi in favore di tutte le altre squadre. Mentre i primi restano indelebili nella memoria collettiva, tutti gli altri scompaiono presto dalle cronache e di conseguenza dall’ippocampo, la parte del cervello riservata alla conservazione dei ricordi.
Per restare solo agli ultimi episodi di questi giorni, pensiamo ai 2 falli praticamente identici compiuti nello scorso weekend:


Come evidenziato da Nicola Negro su Twitter, diversi juventini avevano notato la somiglianza tra il fallo commesso da Petriccione in Crotone-Napoli e quello di Lukic in Juve-Toro. Nel primo caso il Var ha richiamato l’arbitro in campo e fatto espellere il calabrese, nel secondo dalla sala regia non è arrivato nessun richiamo. Ora, oltre alla disparità simultanea di trattamento, ricordate l’espulsione comminata a Chiesa, per giunta nello stesso stadio di Crotone? Lo ha notato qualcuno, oltre noi tifosi ossessionati?
Ogni altro commento è superfluo.

Casi da moviola come questi ce ne sono a frotte ma l’andazzo sui media è sempre lo stesso: scaramucce se a essere danneggiata è la Juve, risse da bar e interrogazioni parlamentari ed esposti del Codacons se il vantaggio va ai bianconeri.
Volete un esempio altrettanto fresco?
Gol annullato a Cuadrado, l’altra sera. Il fuorigioco di Bonucci diventa attivo perché lui, invece di scansarsi, va verso il difensore ostacolandolo e fine delle discussioni: decisione giusta degli arbitri.
Il bello, però, avviene sui social, come spesso accade. L’account della Gazzetta dello Sport (che non incorporo nel sito perché mi fanno schifo), praticamente in diretta, posta questo commento: “Cuadrado come Bonucci con la Roma sei anni fa, ma stavolta c’è la Var, niente gol.”
Ora, a parte la stupidità della faccenda, poiché gli episodi sono diversi e loro stessi, nella moviola di quei giorni, scrissero che il famoso gol del 3-2 di Bonucci era regolare, l’aspetto che mi interessa sottolineare è proprio quello che indicavo in partenza. Nel commentare un episodio di moviola, il paradigma è sempre “quella volta che aiutarono la Juve!”
La memoria collettiva viene sempre riportata a quegli episodi in cui gli arbitri scelsero a favore dei colori bianconeri. E non ha nessuna importanza se quella decisione fu giusta o sbagliata, se la Juve ha davvero “rubato” o meno. Non importa, il sentimento popolare deve percepire la sensazione che, nel dubbio, favoriscono la Vecchia Signora.
Nonostante abbiamo avuto la prova delle prove che avrebbe dovuto far cadere il castello di carte su cui poggia questo sentimento, loro viaggiano ostinatamente in direzione opposta. In una famosa intercettazione del 2004, poco prima dello scontro diretto con l’Inter, l’allora Presidente FIGC Franco Carraro, chiese esplicitamente al designatore Bergamo di non favorire la Juve in caso di episodi dubbi.
Eppure siamo ancora qui a dover rispondere a una miriade di cretini, patentati e non, che accusano “il Palazzo” di sostenere la Juventus a discapito delle malcapitate di turno…

Se, invece, passiamo a osservare le questioni più grosse, quelle relative agli atti compiuti dalle società, il discorso non cambia.
Sempre restando alla stretta attualità, altrimenti l’articolo non finisce prima di Natale: l’argomento del giorno è il caso dell’esame di Suarez per ottenere la cittadinanza italiana. Dopo 3 mesi siamo ancora alla ricerca del modo di portare dentro la Juventus e gettare nuove ombre sulla dirigenza bianconera.
Non sappiamo come andrà a finire e non abbiamo contezza di tutto il materiale scoperto dalla Procura di Perugia, fatto sta che, a oggi, la colpa di Paratici e degli avvocati incaricati è quella, udite udite, di aver chiesto informazioni su modi e tempistica di ottenimento della cittadinanza italiana in modo da poter acquistare l’uruguaiano con lo status di comunitario.
Il fatto che Suarez, una volta “scaricato” dalla Juve, abbia voluto comunque sostenere quell’esame per conto suo e molto probabilmente (ma anche qui, non c’è ancora nessuna condanna per nessuno) abbia barato di concerto con l’Università per superarlo, non ha importanza: per i media mainstream “è colpa della Juve”, “la Juve non doveva scivolare in questo modo”, “Paratici non ha avuto rispetto delle migliaia di extracomunitari che aspettano anni per ottenere la cittadinanza”. Per non parlare di Fabio Fazio che, giusto ieri sera, discettava sull’argomento riferendosi a Suarez come “giocatore della Juve”.
Tutto in prima serata, senza contraddittorio e senza la benché minima vergogna.
Tutto in pasto al popolino che, con metodi da Inquisizione Spagnola, essendo chiusi i bar, si riversa sui social a pontificare contro lo schifo rappresentato dalla società degli Agnelli.
Tutto questo mentre ci sono delle indagini in corso da parte della Procura sportiva su eventuali illeciti in merito al protocollo varato per l’attività sportiva durante questa pandemia. O, peggio ancora, mentre diverse società hanno difficoltà a pagare gli stipendi ma, non essendoci di mezzo la Juventus, tutto passa in terzo e quarto piano, come già accaduto in passato per altri scandali che non vedevano coinvolta la società di Torino.

Come difendersi?
Molti tifosi lamentano il mancato interventismo da parte di Agnelli, le mancate risposte o, addirittura, le mancate querele.
Tutto inutile.
Perché, quelle poche volte in cui la Juventus ha provato a fare la voce grossa, la risposta è stata dello stesso tenore di sempre: dare addosso ai bianconeri, colpevoli questa volta dell’arroganza del potere, di non rispettare le sentenze (sic!) e di non avere rispetto degli avversari e delle istituzioni.
O, come nel caso della mancata partita col Napoli, di non aver usato buonsenso.
Inutile insistere, è sempre colpa della Juve.

E allora?
Credo sia davvero giunto il momento di abbandonare la nave, gettare in acqua la scialuppa di salvataggio e mollare l’imbarcazione alla deriva. Lasciare che il sentimento anti-juventino trovi sfogo e guardare da lontano vederli festeggiare ignari del fatto che, a scendere, sia stato il capitano.
È giunto il momento di pensare davvero a un campionato europeo per squadre di club, perché la Serie A non merita di avere una società come la Juventus di Andrea Agnelli che cerca con fatica di portare il campionato italiano a competere con gli altri.
Non lo meritano gli altri presidenti, non lo meritano gli altri addetti ai lavori, non lo meritano i milioni di tifosi avversari che non hanno mai un moto di apprezzamento per i successi della società rivale.
Portaci via da qui, Andrea. La misura è colma.

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