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Allegri vive di rendita (parte 2)

In concomitanza con la fine del girone di andata e con la visita del CT a Vinovo è giusto stilare una bozza di bilancio rispetto all’operato di Massimiliano Allegri alla guida della Juventus. In precedenza avevamo parlato di un Allegri in grado si di sfruttare “l’inerzia contiana”, ma anche di inserirsi gradualmente nei meccanismi psicologici, ancor prima che tecnici, appartenenti a uno spogliatoio che correva il rischio di soffrire una sindrome da pancia piena. Inevitabile, quindi, proporre paragoni con la gestione tecnica conclusasi il 15 luglio, ovvero quella targata Antonio Conte. Rispetto al primo anno del salentino Allegri ha fatto meglio arrivando davanti a tutti al giro di boa a +5 dalla Roma seconda (la Juve 2011/2012 aveva un punto di vantaggio sul Milan di… Allegri), con 46 punti (contro 41), 42 gol fatti (31) e soli 9 incassati (12).

Ha però molto più senso fare paragoni con la stagione scorsa, poichè le due Juve sono certamente più “vicine”, sia cronologicamente che a livello tecnico, visto che la squadra ereditata da Conte nel 2011, pur con un ottimo mercato (Vucinic, Pirlo, Vidal, Lichtsteiner) e senza coppe, veniva da annate disatrose a livello sportivo e societario, attribuibili all’onda lunga di calciopoli. E allora, senza rimuginare troppo su numeri alla portata di tutti, possiamo certamente affermare che questa Juve, fino ad oggi, non è stata tanto da meno. L’Armada Invencible dello scorso anno a quest’ora aveva già una Supercoppa Italiana in bacheca, ma anche una poco dignitosa eliminazione al giorone di Champions League ad opera del non proprio temibile Galatasaray. Se, parafrasando Arrigo Sacchi, fino all’estate 2013 il vero top player della Juve di Conte era stato il gioco, da quel “ci siamo indeboliti” in poi le vittorie sono arrivate anche (e soprattutto) grazie ai giocatori. Uno come Tevez rappresenta innegabilmente un craque per il campionato italiano, lo stesso Llorente, pur non essendo una superstar assoluta, ha dimostrato di poter fare la differenza.

Dal passaggio alla difesa a quattro in poi (contro l’Olympiacos), più o meno in pianta stabile, il gioco offensivo ha tratto indubbi benefici. La squadra è meno sicura in fase difensiva, si ritrova spesso sfilacciata e concede l’uno contro uno agli avversari, ma questo è un rischio che Allegri sembra voler correre, nonostante da più parti si dicesse che questa Juventus non avesse difensori adatti all’uopo. In ogni caso la porta di Buffon resta un baluardo difficilmente espugnabile. Lasciatasi alle spalle una mini-crisetta (soprattutto di risultati) la Juventus sembra aver intrapreso la giusta strada attrarverso la valorizzazione della propria superiorità tecnica, aspetto spesso rimarcato dallo stesso Allegri. Inoltre, dopo un girone in cui ha raccolto probabilmente meno di quello che avrebbe meritato, la Juventus affronta con ritrovata autostima anche gli ottavi di Champions.

Lo scorso anno Conte, valutando la propria rosa un po’ corta, propose un tipo di calcio meno brillante, più pragmatico, certamente più prevedibile. Questa squadra sembra padrone di sé (in certi casi anche troppo) e sembra che quando voglia ottenere la vittoria questa arrivi quasi automaticamente. Libera da certi dogmi e rigidi schematismi che caratterizzarono nel bene (3 scudetti e record assoluto di 102 punti) e nel male (vedi appunto Galatasaray e Benfica) i tre anni precedenti, la Juve di Allegri sembra libera mentalmente, meno feroce, ma a sprazzi anche più bella. Manca la continuità del primo anno di Conte che aveva però l’indubbio vantaggio di potersi concentrare sul solo campionato. La rosa è stata dotata di alternative importanti grazie all’ottimo lavoro della società, con l’inserimento di Morata, Pereyra, Coman ed Evra. Lo spagnolo deve ancora trovare la sua dimensione, magari con lo spostamento a vice Tevez più che vice Llorente visto che ha qualità tecniche più da seconda punta che da vero e proprio centravanti. Il Tucumano sembra aver trovato la strada del gol dopo una prima parte di stagione ottima ma non certo prolifica per un giocatore offensivo. Coman é un germoglio di campione da coltivare con pazienza e perizia, magari facendolo giocare da esterno offensivo in un 4-3-3 come accaduto in Coppa Italia. Su Evra mi sono già espresso: giocatore che va considerato un complemento di lusso, che ha avuto difficoltà fisiche e che ora sta pian piano recuperando terreno quanto a stima tra i tifosi. Unica nota dolente l’acquisto di Romulo, out per guai fisici a tempo indeterminato.

Allegri ha trovato il modo di far coesistere quattro centrocampisti e in effetti tra i giocatori sicuramente migliorati rispetto allo scorso anno troviamo Claudio Marchisio. Il Principino, a mio avviso, sta disputando una delle migliori stagioni di sempre, sia davanti alla difesa quando Pirlo tira il fiato, sia da mezz’ala suo ruolo naturale. Un po’ in ombra Llorente, non a suo agio con il centrocampo a rombo e Vidal, pur in crescita, reduce da problemi di natura fisica. Parzialmente rivitalizzato, quando è stato chiamato in causa, Ogbonna, mentre Tevez se possibile è ancora più efficace dello scorso anno: 13 gol in campionato, 3 in Champions League e 2 in Supercoppa Italiana per un totale di ben 18 reti a metà stagione.

In conclusione possiamo sottolineare come sia giusto fare valutazioni “a bocce ferme” o per dirla alla Garcia “a mente fredda”, quindi a stagione conclusa, ma è anche doveroso sottolineare i meriti di un allenatore accolto tra il generale scetticismo, a ritiro iniziato e senza la possibilità di influire se scelte di mercato già ben definite da parte della società. Non proprio l’incompetente che molti si aspettavano.

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