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Andiamo oltre (please)

È un post particolare, questo. In un momento altrettanto particolare. La Juve si accinge a vincere il suo 34° titolo nazionale, il quinto di fila, una cosa enorme e della cui portata ci si renderà conto a freddo. Ma nelle prossime righe non si parlerà della grandezza di questo gruppo e dell’eccezionalità di tutti coloro che ne fanno parte a svariati livelli (da Agnelli all’ultimo dei magazzinieri, come si suol dire in questi casi). Chi vi scrive ha difeso, per esempio, la competenza e la professionalità di Marotta e Paratici ai tempi delle ridicole battaglie hashtaggate #mrttdmtt, figuriamoci se in questo contesto non ci si rende conto del loro assoluto valore. Ma ripeto, tutto è perfettibile e tutto è migliorabile. In questa situazione storica, in cui la Juve sotto svariati aspetti da 1 a 10 deve essere valutata 9.5, è giusto che si celebrino i ragazzi e le loro vittorie, ma questo post, diciamo così, si concentra su quella mezza unità incrementale che manca per arrivare al 10. Che volete farci, uno che rompe le palle serve sempre, altrimenti ci si annoia.

A livello nazionale, in questo stato di cose, è giusto non mollare di un millimetro. Il campionato va trattato da dittatori (sportivi). Reprimere sul nascere ogni seppur fievole barlume di bellicosità e senza alcuna remora radere al suolo gli avversari; vincere e continuare a farlo, non mollando nulla bensì, eventualmente, sapere  che è possibile dosare le forze per concentrarsi sulla Champions senza, probabilmente, grossi danni.

Quindi l’Europa. Resta quella, da conquistare. La Juve oggi si trova a un passo dall’eccellenza europea. Ribadiamolo, negli ultimi due anni in Champions League ce la siamo giocata in finale con un Barcellona nel pieno della sua forza e in uno dei suoi momenti migliori; l’anno successivo siamo stati a un passo dall’eliminare un Bayern considerato da tutti gli addetti ai lavori come il candidato più credibile alla vittoria nell’attuale edizione della coppa più prestigiosa. Innegabilmente, le prestazioni dei bianconeri sono state importanti e autorevoli. Ma la Juve è stata anche quella di Siviglia. Come è vero che siamo a un passo dall’eccellenza, è anche vero che la Juve è molto vicina a essere potenzialmente “superabile” da una schiera di società che sono attualmente a ridosso (PSG, Athletico, City, e così via).

E allora cosa manca perché quello 0.5 sia “conquistato”? Cosa manca, al di là del rigore non dato a Pogba o del calo di forma di Tevez a fine scorsa stagione? Cosa, oltre al fantomatico Evra spazzala? Il budget, direte voi. Bene, non consideriamolo. È una variabile su cui è possibile agire nel medio – lungo periodo e la Juve lo sta facendo. D’altro canto, in questo senso non siamo neanche messi male. Se ottimizzate nel migliore dei modi e se le scelte vengono azzeccate, ci sono gli spazi per garantire un tasso di qualità della rosa elevato.

A mio avviso, e qui entriamo nel cuore della questione, ci sono altre leve, immediate, su cui la Juve può agire per compiere un ulteriore step in avanti che, a quel punto, ti permette di avere ragionevoli possibilità di puntare a vincere anche a livello europeo; occhio quindi, non il gradino sotto o l’immediatamente dietro di cui si è abusato nel recente passato, ma alla pari, simili, della stessa stoffa, con le stesse possibilità di vittoria finale.

Una di quelle leve su cui poter agire nell’immediato è certamente il ruolo e il peso che la componente tecnica ha nelle scelte della società, ovviamente con riferimento esclusivo a quelle tecniche; l’altra, è l’aumento qualitativo della rosa a disposizione e la relativa razionalizzazione in funzione di una determinata idea tattica. Mi sembra di assoluta evidenza che le due cose sono ovviamente collegate. Ora, sappiamo bene come funziona la Juve e quanto forti siano certe convinzioni, perchè sono state queste convinzioni a contribuire in modo determinante a renderla vincente. E se questo porre al centro di tutto la società sempre e comunque, come dogma irrinunciabile, fosse un limite? Se, parafrasando Montesquieu, servisse un riequilibrio fra i poteri dello Stato, pur non alterando l’essenza stessa del modo con cui la Juve vede se stessa? Se servisse dare un maggior peso al “potere tecnico” come chiave di volta per porsi con maggior forza e con maggior efficacia nelle scelte e nelle pianificazioni a monte? Che qualcosa non abbia funzionato nella pianificazione tecnica dell’attuale stagione mi sembra innegabile. Probabilmente, al netto delle normali dinamiche di mercato che possono avere un’ineliminabile alea in positivo o in negativo, i desiderata di Allegri sono stati considerati non proprio prioritari. Pur non stravolgendo la sua storia e comunque bilanciando le indicazioni, la dirigenza Juve dovrebbe a mio avviso coinvolgere e rendere ancor di più coerente la sua strategia di mercato con la visione tecnico/tattica del proprio allenatore.

È mia ferma convinzione che Allegri, nei modi consoni e nei contenuti sostanziali e senza alcuno sbraco, voglia maggiori garanzie sul fatto che alcune scelte chiave riguardanti, guarda un pò, alla parte tecnica, siano maggiormente condivise. Lasciamo perdere le parole dei soggetti coinvolti, tanto quelle che contano, giustamente e fortunatamente, se le diranno nelle segrete stanze. Al di là delle dichiarazioni di facciata, infatti, c’è un desiderio di incidere maggiormente non sui singoli nomi bensì sulle scelte di fondo. D’altro canto, se proprio dobbiamo far riferimento alle conferenze stampa e non ad una osservazione critica di quanto avvenuto in questa stagione, Allegri ha più e più volte sottolineato (in certi casi anche “forzando” l’argomento) come a proposito di un giocatore preso più o meno per fare il titolare in un determinato ruolo (Hernanes) in effetti lui lo ha visto e lo vede (aggiungo io innegabilmente, con il senno di poi) in tutt’altra posizione di campo. E anche a proposito del contratto, a mio avviso la questione della firma non è mai stata e mai sarà, almeno per quest’anno, in discussione. Il punto è un altro, cioè creare un’alchimia duratura e priva di fraintendimenti. Al di là dei formalismi, è necessario e utile in questo momento storico costruire un rapporto con il tecnico che tu devi considerare il migliore al mondo su basi solide, durature e migliorative in funzione del raggiungimento degli obiettivi sportivi.

Da quanto detto, l’approccio al mercato che ne deriva (la seconda leva manovrabile da subito, abbiamo detto) deve necessariamente essere fondato su un progetto tecnico/tattico fortemente definito e condiviso. Grazie all’eccellente lavoro di ringiovanimento e di innalzamento tecnico della rosa operato per la stagione in corso (non dimentichiamo che il risultato netto è stato infatti ampiamente positivo) è ora possibile intervenire chirurgicamente con un paio di innesti, purché di primo valore. Al netto di situazioni contingenti dovute ad infortuni vari, sono francamente stanco di affrontare le partite chiave della stagione  con schieramenti testati mai o pochissimo. D’altro canto, il ridimensionamento numerico della rosa ed i vincoli che ci pone la UEFA, spingono per scelte tattiche precise e lasciano pochi spazi al camaleontismo.

Quindi attenzione, manca poco, molto poco per raggiungere la vetta in Europa. Siamo estremamente competitivi per età della rosa, per tasso tecnico, per competenza tattica, per fermezza ed autorevolezza di chi governa la società. Ma tale stato di cose non è detto sia eterno. La Juventus ha avuto la bravura e la fortuna di pescare jolly e ad avere autentici assi a tutti i livelli (dirigenziale, tecnico e, ovviamente, fra i giocatori). L’imperativo adesso è battere il ferro finché è caldo e fare di tutto per colmare quel gap con quelle 2 o 3 società che stanno in cima. Al di là dei budget, ci sono altre leve su cui poter intervenire fin da subito. Facciamolo adesso, è ora di dare scacco al re (o alla regina puttana con le grandi orecchie, se preferite).

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