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Calciopoli: un aborto giuridico (in attesa della motivazione)

Dopo nove lunghissimi anni e tre gradi di giudizio, eccoci qui a commentare l’esito definitivo del processo penale alla più grande farsa pallonara in salsa italiota, ovvero la cosiddetta “calciopoli”. Chi scrive frequenta da una decina d’anni le aule di giustizia di questo paese ed assiste quotidianamente a scempi giuridici di tal genere – il più delle volte a danno di poveri disgraziati che non andranno mai in tv o sulle prime pagine dei giornali  – per cui non è affatto sorpreso o deluso dalla sentenza emessa dalla Terza Sezione della Suprema Corte. È così che (non) funziona la macchina giudiziaria in Italia.

Al momento, è evidente come si possa esprimere soltanto un giudizio sommario sulla vicenda poiché il quadro completo lo si avrà leggendo la motivazione che sarà depositata nei prossimi mesi.

È bene precisare subito un dato: un processo “indirizzato” fin dalle indagini difficilmente troverà equa soluzione strada facendo, anche se deve sottolinearsi come dei trentasette indagati/imputati iniziali, la maggior parte sia stata prosciolta/assolta nei diversi gradi di merito e legittimità. Così come, delle diciannove partite inizialmente sotto inchiesta, alla fine ne siano rimaste soltanto cinque, per tre delle quali, peraltro, il relativo direttore di gara è stato assolto.

Il dato che balza immediatamente all’occhio è proprio la situazione dei “fischietti” per i quali, sugli otto inizialmente implicati, il solo De Santis – il braccio armato della cupola – è stato condannato in via definitiva e per due gare che nemmeno riguardavano la Juventus!!!

La prescrizione ha coperto tutto il resto, in primis la fattispecie associativa, eliminando la possibilità che si potesse arrivare ad una decisione nel merito. Sia chiaro, non è certo “colpa” degli imputati che non hanno inteso rinunciarvi, in quanto l’istituto in esame è previsto dall’ordinamento a garanzia di chi è sottoposto a procedimento penale affinché non veda prolungarsi a dismisura la potestà punitiva dello Stato.

Piuttosto, ancora una volta, la decorrenza del termine prescrizionale è valso a salvare il “lavoro” della Procura, il cui impianto iniziale, scalfito dalle bordate subìte dal collegio difensivo in questi anni, doveva essere tenuto in piedi in un modo o nell’altro. Pertanto, Moggi e Giraudo d’ora in poi saranno bollati come “prescritti”, quindi, secondo la vulgata del popolino beota, condannati per le loro malefatte.

Di conseguenza, secondo i soliti giornalai asserviti, pure la Juve dovrà essere qualificata come tale, anche se, come sanno gli juventiniveri ben informati, così non è perché le posizioni processuali (e solo quelle perché i due dirigenti saranno sempre una cosa sola con la maglia bianconera) della società – citata come responsabile civile – e degli imputati sono state distinte. Non a caso sono state rigettate fin dal primo grado, ed ora hanno assunto il crisma della res iudicata, tutte le richieste di risarcimento danni a carico di Juventus Football Club spa.

Sarebbe bastato un piccolo sforzo ai giudici della Cassazione per dare la spallata finale a questa commedia, annullando la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, ed accogliendo i ricorsi delle difese tesi a far dichiarare l’incompetenza del Tribunale partenopeo nel giudicare l’odierna vicenda. In fondo tutti i “capisaldi” di Narducci & co. erano caduti strada facendo: esclusività dei rapporti con i designatori, sorteggio truccato, ammonizioni preventive, sim svizzere mai intercettate ecc.

E sì che la Suprema Corte ha avuto il colpo di genio di “assolvere” gli arbitri Bertini e Dattilo (e Moggi) dalle frodi sportive contestate, rendendo loro giustizia anche se, evidentemente, nessuno potrà mai ripagarli di nove anni di gogna mediatica, vita e carriera distrutte. Occorreva fare un passo ulteriore, eh ma poi chi lo spiegava ai media di colore rosa ed affini che avevano raccontato favole in questi anni? Meglio la prescrizione, soprattutto perché esonera i magistrati dal dover motivare.

Come innanzi cennato, una disamina più articolata ed approfondita potrà essere elaborata al momento del deposito della motivazione dalla quale, come risaputo, dipenderanno le mosse della società bianconera in ordine agli scudetti revocati.

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