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Cardiff – La Waterloo bianconera

– Ma come, ancora Cardiff?

Eh sì, ci tocca. Prometto, prima e ultima volta. Mettetevi comodi, perché sarà una notte buia e tempestosa, come citano una dozzina di storie.

Cardiff dicevamo, già… tocca tornare con la mente ed entrare con tutte le scarpe nella notte più buia e tempestosa degli ultimi anni bianconeri, perché parte tutto da lì. Una rarità, tra l’altro, visto che si contano sulle dita di una mano le notti così negli ultimi 6 anni. Comincia tutto da lì, per tracimare poi definitivamente dopo la sconfitta nella Supercoppa con la Lazio. Comincia da lì tutta l’insofferenza e il malcontento, peraltro ingiustificati a mio parere, verso la società e la dirigenza in particolare, fino ad arrivare a insultare i propri giocatori sui social al fine, dicono loro colmi di speranze, di convincerli ad andarsene in altri lidi. Lo so, fa già ridere così. Ne abbiamo lette di ogni: Bonucci svenduto, assembramento della rosa ridicolo, rosa cronicamente incompleta, Marotta incapace, Agnelli caccia i soldi, Allegri capra, fino al grido VATTENE! accompagnato al nome di quei 2/3 giocatori ormai invisi alla maggioranza dei nostri colleghi di tifo. Conclusioni che si potrebbero trarre legittimamente alla fine di una stagione fallimentare con zero trofei vinti: peccato che la suddetta debba ancora cominciare. Cardiff, quindi, la sconfitta delle sconfitte, la settima su nove, la quinta di fila in Champions. È arrivata quando invece tutti noi eravamo convinti di aver fatto l’ultimo step per guadagnarsi il gotha del calcio europeo e scrollarsi di dosso i fantasmi che hanno albergato nelle finali perse, ahimè diventate tante purtroppo. E invece perdiamo di nuovo. Come non fosse già straziante così, ci tocca pure sopportare gli sfottò di chi finali non ne fa dall’era del carbone, ma ci sta e abbiamo le spalle larghe. Questa volta, però, ha fatto male davvero a molti, moltissimi tifosi bianconeri che quindi cercano di sfogare la propria rabbia e frustrazione come detto prima su dirigenza e giocatori, invece di prendere semplicemente e sportivamente atto che… rullo di tamburi… i nostri avversari sono stati più forti. Ecco, l’ho detto. Battiamo le mani, chiniamo il capo gettando via la medaglia d’argento, l’ennesima, anche con un gesto di rabbia… ma prendiamone atto. A Berlino era più facile, lo ammetto: eravamo chiaramente gli underdog, come dicono i bookmakers. Ci sentivamo la Cenerentola che va al ballo al cospetto della Regina Madre delle squadre, il Barça della fenomenale MSN. Anche lì non mancarono le invettive alla dirigenza, rea di chissà cosa, oltre ad aver allestito una rosa in grado di vincere soltanto scudetto e coppa Italia. Cardiff no, ci si sperava di più, forse non capendo appieno, offuscati dalla voglia e dalla speranza più che legittima di alzare quella maledetta cosa metallica dalla forma strana, di avere di fronte una squadra pazzesca, piena di fenomeni quasi in tutti i reparti, dai terzini a Cr7, l’uomo simbolo, il Man of the Match per eccellenza, l’unico in grado di tenere testa a un altro alieno del gioco ovvero Messi (che ci aveva sconfitto due anni prima a Berlino, guarda caso). In pratica siamo diventati come chi non ci riconosce forza e meriti in terra nostra. Esattamente come interisti, napoletani, romanisti, fiorentini, tutti insomma. Tutti quelli che noi stessi ridicolizziamo per la scarsa comprensione dei valori del proprio avversario e delle sue vittorie per tutto il web. Sí, noi. Lo capisco, è lo step più duro da fare per un tifoso, ma se si vuole seguire lo sport con un minimo di cognizione di causa, si deve anche capire come funzionano le dinamiche dei valori in campo. Perché se la gestione della squadra tanto criticata ti porta a vincere 6 scudetti di fila, di cui gli ultimi 3 accompagnati da altrettante coppe Italia e 2 finali di CL, va da sé che tale gestione sia eccellente. Migliorabile, certo, ma la strada tracciata è quella giusta. Non è riconoscenza o aziendalismo. Sono fatti: come squadra siamo arrivati dove dobbiamo stare stabilmente, ovvero tra le 4/5 società più forti d’Europa, ma siamo ancora lontani dal fare quell’ultimo step da tifosi a 360°, ovvero comprendere come prima cosa quello che è riuscita a fare la propria squadra, per la seconda volta in 3 anni, ovvero una stagione quasi epica e poi capire i veri valori degli avversari e rendere merito, se questi ultimi ci sono stati superiori, per quanto possa farci male.

Funziona così in tutti gli sport, a tutti i livelli, in tutti i luoghi… in tutti i laghi.

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