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Chievo-Juve: quando i gobbi volarà…

“Quando i mussi volarà, il Céo in Serie A”. È questo il tormentone che tutti i tifosi della Verona gialloblù hanno infinitamente cantato durante i loro trascorsi nella serie cadetta. Chievo Verona è un quartiere della città scaligera, accarezzato dal silenzioso scorrere del fiume Adige. Conta poco più di 4500 abitanti ma non sappiamo se tutti questi hanno la passione per la pelota, per dirlo alla spagnola.  Lo stadio Bentegodi, che divide con la più conosciuta e rinomata Hellas, in realtà non è mai pieno e non si percepisce questo tifo caloroso da parte dei gruppi organizzati. La società è in mano al presidente Campedelli, proprietario di una notissima industria di pandori. L’Harry Potter dello zucchero a velo non ha mai investito molto nella squadra dei mussi e, a oggi, il Chievo Verona è la squadra con l’età media più alta di tutta la serie A.

La prima volta in cui i gialloblu sono approdati nella massima serie italiana era l’anno 2001-02 e la loro prima esperienza in questa realtà sconosciuta si è conclusa con un inaspettato quinto posto, a un solo punto dal Milan. Il piazzamento ha permesso ai ragazzi allenati da uno sconosciuto tecnico friulano, Luigi Del Neri, di qualificarsi per l’Europa, accedendo alla Coppa Uefa. Stagione pazzesca questa degli asini scaligeri, oscurata soltanto dall’epilogo, a prova di orgasmo, che ha vissuto la Juve di Marcello Lippi quando a Udine è andata a conquistare lo scudetto numero 26 della sua storia, il 5 maggio del 2002.

Il Chievo è rimasto sempre fedele  alla serie A, “tradendola”, se così si può dire, una sola volta nel 2007: dopo la retrocessione, la squadra allenata all’epoca da Giuseppe Iachini ha fatto subito ritorno nel massimo campionato vincendo il torneo cadetto.

Se la stagione 2001-02 con il quinto posto finale viene definita da tutti la favola del Chievo Verona, l’annata 2005-06 ha veramente dell’incredibile. Il presidente Campedelli affida la panchina a un tecnico trevigiano che si è distinto allenando proprio il Treviso, Giuseppe ‘Bepi’ Pillon. Con il mister di Preganziol, gli scaligeri interrompono la serie negativa che li vedeva sempre sconfitti nelle gare casalinghe contro la Juventus. Il pareggio per 1 a 1 del 18 gennaio 2006 conferma l’ottimo momento che stavano vivendo i gialloblu, che in precedenza avevano anche battuto il Milan per 2 a 1 tra le mura amiche. In quella stagione, gli asini hanno volato davvero, arrivando a conquistare la salvezza con addirittura undici giornate d’anticipo e centrando nuovamente il piazzamento Uefa. Il ciclone Calciopoli ha fatto scivolare Juventus (retrocessa ingiustamente)  sotto la squadra scaligera che è così balzata al quarto posto accedendo ai preliminari di Champions League: di quella rosa si sono messi in luce Semioli (preconvocato da Lippi per il mondiale tedesco) e i giovani Sammarco, Scurto e Mantovani che sono stati convocati per l’europeo U21.

La prima volta che nella sua storia la Juve ha affrontato il Chievo è accaduto in una partita di Coppa Italia del 1994, quando la squadra allenata da Marcello Lippi ottenne un 1-3 grazie al gol di Del Piero e alla doppietta dal dischetto di Penna Bianca Ravanelli. Successo che porterà poi i bianconeri, dopo un discreto cammino, a sollevare il titolo nella doppia finale contro il Parma, prima di intraprendere un lungo digiuno di vittorie in quella competizione.

Il Chievo di oggi è una squadra molto ordinata a livello tattico, grazie alla bravura e alla meticolosità del suo allenatore attuale, Rolando Maran.  La squadra veneta è una tra le tre realtà italiane che hanno corso di più finora in questo campionato ed è apprezzata da tutti per l’intensità della manovra e per il pressing organizzato che porta nel momento in cui l’avversario si trova spalle alla porta. Come detto sopra, i ragazzi del tecnico trentino, sono quasi tutti “vecchietti” con il capitano storico (ora comprimario) Pellissier che conta 37 primavere. Punto di forza dei veneti è sicuramente il gioco aereo dove Dainelli, Gamberini, Gobbi e Cacciatore sanno far valere la propria fisicità. La Juve, che soffre i calci piazzati difensivi e fa fatica a sfruttare quelli a suo favore, dovrà stare molto attenta a non concedere corner o punizioni pericolose agli avversari e a elaborare schemi che possano eludere la muraglia difensiva gialloblu in caso di palle inattive a suo favore.  La bravura nel gioco aereo del Chievo e la compattezza della squadra nella linea mediana lasciano volutamente agli avversari il gioco sulle fasce, inducendoli a trovare dai cross laterali l’unico sbocco per cercare di arrivare a concludere. È qui che la Juve deve provare a fare male con i due arieti centrali, molto abili nello smarcamento e dotati di ottimo fiuto del gol, ma soprattutto con due frecce come Alex Sandro e Cuadrado che sanno facilmente arrivare sul fondo.

Giocatore chiave per Maran è Valter Birsa, uno degli ultimi trequartisti veri che il calcio, o almeno quello nostrano, conta ancora.È un giocatore con un ritmo compassato come i suoi “simili” Ilicic e Vazquez ma dotato, come i due già citati, di un sinistro letale. Le punizioni dal limite sono cioccolatini che il fantasista sloveno sistema con una facilità disarmante proprio lì dove non batte il sole o dove il ragno ha appena tessuto la sua tela. Il ruolo di Birsa è quello di raccordo tra i reparti e di punto di riferimento quando il Chievo deve trasformare un’azione difensiva in offesiva: l’intelligenza tattica dell’ex giocatore del Milan è quasi sempre perfetta e la velocità di pensiero gli permette di sapere già come costruire la ripartenza o come alleggerire il pressing avversario.

La sfida del Bentegodi sarà la terza gara in stagione prima della sosta per le nazionali. La Juve arriva all’appuntamento parecchio incerottata, dopo il recente forfait di Bonucci per l’elongazione ai flessori. Bisognerà fare di necessità virtù e rimandare (nuovamente; si mettano il cuore in pace gli esteti del bel gioco) la speranza di vedere questa Juve offrire un gioco armonioso, brillante e intenso soprattutto in ambito tecnico.È però ora che la Juve metta le ali, proprio come i mussi.

Fino alla fine…e anche oltre!

Forza Juve!

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