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Cinquanta colpi d’Apache

“Per la Juventus….Ha segnato con il numero 10….Carlos TEVEZ!! ….Carlos TEVEZ!! ….Carlos TEVEZ!!”.

Il palcoscenico è quello della semifinale di andata di Champions League. La Juve è inchiodata sull’1-1 in casa contro il Real Madrid e gli spagnoli hanno appena guadagnato un corner. E’ il decimo della ripresa e la palla, battuta corta, è sul sinistro di Marcelo che scarica la sua rabbia da fuori area. La sfera viene rimpallata dalla difesa della Juve e finisce sulla tre quarti campo dove Tevez la fa sua anticipando il diretto avversario. L’argentino si invola a tutta velocità verso la porta difesa da Casillas, entra in area di rigore e opta per spostarsi sul sinistro dove riesce a liberare lo spazio per il tiro. L’ingenuo Carvajal, accortosi di essere in ritardo e completamente spacciato, tenta il tutto per tutto entrando in scivolata ma colpisce in pieno le gambe dell’attaccante bianconero. Atkinson non ci pensa due volte e concede il rigore. Il tiro dal dischetto ha un peso enorme per l’economia della partita e della doppia sfida contro i blancos. Tevez va a raccogliere la palla e la sistema sul dischetto; prende una lunga ricorsa che gli serve anche per scrollarsi di dosso gli errori di Doha e di Torino contro il Genoa e calcia centrale: Casillas si butta alla sua sinistra e la palla si insacca. Lo Stadium esplode e lo speaker ripete nuovamente il tormentone che accompagna tutti i gol realizzati in casa. L’Apache ha realizzato il gol nr. 50 con la maglia bianconera in neanche due stagioni intere, la rete numero ventotto davanti al suo pubblico.

Quando Tevez, presentato nella sede della Juventus nell’estate 2013, ha mostrato ai tifosi la maglia numero 10, molti di loro, me compreso, sono rimasti perplessi. Il curriculum che si portava in dote, dipingeva Carlitos come un campione e su questo nessuno poteva obiettare, ma gli attriti avuti con Mancini poco tempo prima e la nomea di “spacca-spogliatoio” con cui i media italiani farcivano la notizia del trasferimento in bianconero, facevano pensare ad un ragazzo sregolato che poteva creare qualche grana nel gruppo.

La scelta di affidargli proprio la maglia col quel numero, che per tante stagioni è stata cucita sulla schiena di Del Piero, dopo solo un anno “sabbatico” di non assegnazione, rappresentava da una parte una provocante sfida della società, ma dall’altra era vista come una mancanza di rispetto verso il giocatore che più di tutti ha segnato la storia della Vecchia Signora, mostrando sempre professionalità e correttezza.

Durante quell’estate, gli entusiasmi mediatici erano nuovamente rivolti alla Roma giallorossa, fresca della terza rivoluzione tecnica in appena tre anni dopo i fallimenti di Luis Enrique e Zeman, mentre nubi nefaste si addentravano sul ritiro bianconero: Tevez era arrivato in “sovrappeso di 6 kg” e l’intesa con l’altro nuovo acquisto, il centravanti navarro Fernando Llorente, era lontana dal decollare.

A dispetto delle voci, però, la prima gara ufficiale della stagione, la Supercoppa Italiana, vede Carlitos subito protagonista. A pochi minuti dal fischio finale, la Juve è in vantaggio per 3-0 sulla Lazio di Pektovic: un colpo di testa di Pogba viene respinto da Marchetti nuovamente sui piedi del francese che, con lo specchio di porta coperto, serve a Tevez un ghiotto assist da concludere a rete da pochi metri. L’argentino realizza il suo primo gol con la nuova maglia ed una piccola breccia inizia a crearsi nei cuori dei tifosi.

Pochi giorni dopo, per la prima giornata di campionato, la Juve bicampione d’Italia allenata da Antonio Conte, è chiamata ad un impegno ostico in trasferta, a Genova, avversaria della Sampdoria. E’ la prima volta che la Juve del tecnico salentino inizia giocando lontana da Torino. La partita, dominata dalla Juve, viene decisa proprio da Tevez nel secondo tempo, con un gol che Chiellini, sorridendo di gusto, descriverà poi ai microfoni come “un’azione corale incredibile” tanto da sembrare “alla playstation”: Pogba lancia in contropiede Vucinic, il montenegrino taglia orizzontalmente verso Vidal che mette, di prima, una palla filtrante nuovamente per Pogba; il francese è a tu per tu con il portiere ma invece di tirare, apparecchia per Tevez che a porta sguarnita non può far altro che depositare in rete. E’ un gol molto simile ad uno realizzato da Vucinic contro il Cagliari nel primo anno di Conte: cambiano gli interpreti ma il tecnico salentino tiene molto a che questo suo spartito venga imparato da tutti. “Para l’equipo que siempre trabaja duro…” è la dedica di Tevez per questo primo gol in campionato.

Dopo un gol a Roma ed uno a Genova, l’Apache fa finalmente l’esordio allo Juventus Stadium. E’ la seconda di campionato e i bianconeri ospitano la Lazio. La goleada rifilata ai biancocelesti in Supercoppa fa pensare ad una Lazio affamata, arrembante e desiderosa di rivincita, nonostante gli sfavori del pronostico. La Juve, però, non fa sconti e verso la fine del match è già sul tre a uno. Tevez, chiede ed ottiene l’uno-due con Vidal al limite dell’area e disegna un sinistro a giro che però si stampa sulla traversa. Andrea Agnelli, in tribuna, si porta le mani ai capelli mentre in tutto lo stadio, un “nooooo” all’unisono, accompagna la palla mentre ricade a terra nell’area laziale. Ma “Carlos non tradisce” aveva detto qualcuno e, solo pochi minuti dopo, con un colpo da biliardo sempre dal limite dell’area, trafigge Marchetti e segna il suo terzo gol consecutivo in appena tre partite.

Come ai tempi del West Ham e del Manchester City, questo primo gol a Torino dell’attaccante argentino, viene dedicato ai barrios di Buenos Aires, i quartieri poveri dove Tevez è cresciuto: “Quiero mostrar los barrios más pobres para que la gente no los olvide” è stato il suo commento. La prima maglietta è per Fuerte Apache, nome con cui è conosciuto il ‘Barrio Ejército de los Andes’ di Ciudadela, il comune che gli ha dato i natali e da cui deriva appunto il suo soprannome.

Di questi cinquanta gol, solo quattro hanno risolto una situazione di momentaneo svantaggio: in casa contro il Verona, a Benfica in Europa League, a Reggio Emilia contro il Sassuolo nel primo anno alla Juve ed il secondo rigore realizzato in casa contro la Roma in questa stagione. Per chi crede che il destino non lasci mai nulla al caso, c’è una curiosità legata al gol realizzato contro l’Hellas Verona: è il quarto in ordine cronologico dopo i tre che ho raccontato sopra ed è simile al gol con cui lo stesso Tevez ha deciso la gara interna contro il Genoa quest’anno: bel dribbling sullo stretto e tiro potente ad incrociare. Questa volta la dedica è andata a “Ciudad Oculta” (Villa 15), originariamente conosciuta come Barrio Generale Belgrano1. E’ una baraccopoli dove vivono i “cartoneros” ovvero i senza tetto. L’origine del nome ha due storie: una di queste vuole che nel 1978, durante la dittatura militare, il Brigadiere Osvaldo Cacciatore fece costruire un muro per nascondere la realtà della baraccopoli agli occhi dei turisti. Questo gol di Tevez agli scaligeri è servito per pareggiare proprio la rete di Cacciatore in apertura di gara. Chissà cosa avrà pensato Carlitos…

Il passato e l’infanzia difficile vissuta dall’attaccante argentino, hanno trasmesso in lui una voglia di lottare che pochissimi altri giocatori hanno; se questa cattiveria agonistica viene poi sommata a qualità tecniche notevoli, ecco che si ha quel mix di campione e di trascinatore della squadra, un giocatore davvero inimitabile. A conferma di questo, mi ritorna alla mente un articolo scritto da Alessio Epifani per il post-partita Juve-Milan della scorsa stagione: i bianconeri, in svantaggio per il gol in avvio di Muntari, pareggiano su punizione con Pirlo. Mentre tutta la squadra è ad abbracciare il compagno, si vede Tevez che va a raccogliere la palla dalla rete per riportarla a centrocampo e velocizzare la rimonta. Carlitos incarna perfettamente quel “e negli occhi tuoi, voglia di vincere” cantato da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato nelle notti magiche di Italia 90.

Se due indizi fanno una prova, il secondo l’ho scoperto durante la delicata sfida di Torino contro il Napoli del 9 novembre 2013: la Roma capolista ha appena frenato la sua corsa contro il Sassuolo e per le due inseguitrici c’è un’occasione ghiottissima per vincere ed arrivare a meno uno dalla vetta. Dopo il vantaggio di Llorente, è nuovamente Pirlo che si incarica di battere una punizione dai venticinque metri. L’ormai famosa “maledetta” ipnotizza Reina e la Juve, con questo gol, sigilla la gara e si lancia all’inseguimento dei giallorossi. Anche questa volta, mentre tutta la squadra va a festeggiare con Pirlo, Tevez sfoga la sua rabbia calciando la palla nuovamente in porta, per poi prenderla in mano ed esultare sotto la curva attaccato alla rete. Per rimanere in ambito musicale, c’è una frase di una canzone di De Gregori che secondo me descrive perfettamente la figura dell’Apache: “ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone”.

Lo spartito di Conte ritorna in un altro bellissimo gol dell’attaccante argentino a completamento di un’altra azione corale. La Juve ospita a Torino il Sassuolo dopo la cocente eliminazione dalla Champions League nel campaccio di Istanbul. Per me è l’esordio allo Juventus Stadium dopo due infelici presenze al vecchio Delle Alpi. Il gol che apre la sfida è fantastico: Llorente protegge palla sulla linea laterale, serve in area Vidal che con una finta di corpo disorienta il marcatore diretto e va a concludere con il sinistro; Pegolo respinge ma l’attaccante argentino, come un rApache dell’area, si avventa sulla palla e la deposita in rete. La Juve vincerà 4-0 e Carlitos realizzerà, ad ora, la sua unica tripletta con la maglia bianconera. Un gol simile a questo, verrà realizzato da Tevez anche con la Juve di Allegri: dopo pochi minuti dall’inizio della sfida con l’Inter, Llorente è di nuovo largo a destra, serve orizzontalmente Vidal che con un tacco disorienta Medel e serve in mezzo un pallone a mezza altezza che Carlitos, con un tap-in, mette alle spalle di Handanovic.

Nella sua prima stagione con la Juve, Tevez ha realizzato 19 reti in campionato chiudendo al secondo posto nella classifica cannonieri dietro ad Immobile, una rete in Supercoppa Italiana ed una in Europa League. Di queste 21 reti totali, una soltanto è arrivata dal dischetto (nella sconfitta di Firenze), nove hanno aperto le marcature, due sono state le doppiette (contro Hellas Verona al ritorno e Parma in casa) ed una la tripletta, la già citata contro il Sassuolo. Il gol più bello è sicuramente quello a San Siro contro il Milan con una bordata da oltre trenta metri.

La scorsa estate, l’inaspettato cambio di guida tecnica al secondo giorno di ritiro ha scosso gli animi di noi tifosi, timorosi e preoccupati per il futuro della squadra. Con l’avvento di Allegri, però, Tevez è stato liberato dalle catene dello spartito contiano e gli è stata concessa totale libertà di svariare per il campo a prescindere dal modulo adottato dalla squadra. L’argentino ora è un falso trequartista che, a volte, si occupa anche dei compiti di regia e di costruzione della manovra.

Da questa scelta tattica, l’Apache sembra aver trovato la condizione ideale per esprimersi al meglio: quando non finisce direttamente nel tabellino marcatori, è quasi sempre lui a servire l’assist vincente al compagno. L’atteggiamento che Allegri ha dato alla squadra è meno schematico ma più ragionato e compassato: la Juve è migliorata nel giro palla a gestione della partita e la sua superiorità fisica e tecnica nei confronti della maggior parte degli avversari, le permette di arrivare al tiro in maniera più frequente.

Nella seconda stagione in bianconero, Carlitos ritrova il gol anche in Champions League: sotto il mio sguardo attento allo Juventus Stadium, gli svedesi del Malmoe si arrendono alla prepotenza dell’attaccante argentino che firma una fantastica doppietta, realizzando, tra l’altro, anche il suo primo gol su calcio di punizione. Se questi gol hanno interrotto il lungo digiuno in Champions, l’Apache ha dimostrato però di aver ritrovato appetito. Ad oggi sono sette i gol dell’argentino nella più prestigiosa competizione europea, e sono addirittura due le doppiette realizzate.

Statisticamente, in questo secondo anno, Tevez ha realizzato i suoi primi tre gol su calcio di punizione ed il primo, ed unico finora, gol di testa. Di queste ventinove reti, quindici hanno aperto le marcature mentre tre hanno riportato la Juve in vantaggio dopo una situazione di parità non da zero a zero. Di questi cinquanta gol realizzati in totale nelle due stagioni, nessuno è arrivato con l’argentino che partiva dalla panchina.

Il 22 giugno 1986, Carlitos aveva poco più di due anni e nel barrio dove è cresciuto non c’era la televisione per assistere ai mondiali di calcio che si tenevano in Messico. Il gol che Maradona realizzò contro l’Inghilterra partendo in solitaria da centrocampo, Tevez lo riuscì a vedere solo diverso tempo dopo. Sicuramente quel 9 novembre 2014, quando Padoin in scivolata ha spazzato via la palla dall’area di rigore, a Tevez balenavano tutt’altri pensieri nella testa. La Juve era in vantaggio per cinque a zero sul Parma e Tevez si apprestava a raccogliere questo rilancio nella nostra trequarti campo: l’Apache, con il fisico, ha resistito alla trattenuta del primo difensore, ha puntato e dribblato il secondo avversario, circumnavigato il terzo e, dal limite dell’area, ha piazzato la palla alle spalle di un incolpevole Mirante. I media hanno subito titolato “Tevezdona” vista la dinamica delle due reti. La posta in palio di questa gara non era sicuramente paragonabile a quel quarto di finale di coppa del mondo, ma avrei voluto sentire Víctor Hugo Morales commentare quest’azione del suo connazionale argentino. Mirante è il portiere più battuto da Carlitos allo Juventus Stadium (4 gol subiti) mentre il più trafitto in assoluto è Rafael dell’Hellas Verona con 5 gol, seguito ex-aequo dallo stesso Mirante e da Marchetti.

Cinquanta gol in due stagioni con la seconda non ancora conclusa, credo che non rientravano neanche nelle più rosee aspettative dei tifosi più ottimisti. Nella sua carriera, Tevez non ha mai tenuto una media realizzativa così alta e mai è stato così decisivo e determinante nell’economia di una squadra.

La scelta della società di caricare sulle spalle larghe di questo argentino la pesante eredità del post Del Piero si è rivelata azzeccatissima. La cifra investita è stata sicuramente inferiore al valore di questo campione che, oltre ad essere devastante nel rettangolo verde, si è rivelato un giocatore corretto in campo e fuori.

La speranza è di vederlo con questa maglia anche nella prossima stagione, l’ultima che lo legherà ai nostri colori e alla nostra società: Tevez ha dato moltissimo alla Juve ma è nella Juve che l’Apache ha raggiunto l’apice della sua carriera.

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