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Consapevolezza europea

Se mi chiedeste quale secondo me sia stata la priorità che il mister si è dato dal momento in cui ha saputo di essere il nuovo allenatore della Juventus, io direi che è quella di aumentare considerevolmente nella squadra la consapevolezza della propria forza e del proprio potenziale. Allegri, mia personalissima opinione, era convinto fin da prima che diventasse allenatore bianconero che il valore tecnico di questo gruppo fosse, diciamo così, non pienamente riconosciuta e conosciuta, anche dagli stessi calciatori. Che cioè, fra scelte tattiche penalizzanti per la tecnica pura, messaggi più o meno velati fatti passare dall’interno della stessa società, scarsa forza dei competitor a livello di campionato italiano (reale, è inutile prendersi in giro), questo gruppo avesse interiorizzato una sorta di convinzione di inadeguatezza, ovviamente a livello europeo, che ha impedito una piena espressione delle proprie potenzialità.

A chiusura del precedente anno, il mister livornese ha dichiarato:

«Io credo che questa squadra abbia delle qualità importanti, ma spesso lo dico ai ragazzi, ai giocatori: credo che bisogna acquisire ancora più consapevolezza dei propri mezzi, perchè la Juventus deve fare un salto importante, e credo lo debba soprattutto fare in Europa.» (…) «Per farlo in Europa bisogna avere la consapevolezza di essere forti e di avere grandi possibilità di andare avanti, questo è l’obiettivo che bisogna avere. E’ troppo riduttivo pensare a una Juventus che si accontenta di arrivare all’ottavo di Champions, è riduttivo per la Juventus accontentarsi di vincere solo il campionato».

Potremmo a questo punto dire: pienamente d’accordo con Max Allegri e chiudere il post qui. Ma perché non provare a dare corpo e sostanza alla sua assunzione? Per farlo, abbiamo cercato di individuare, per reparto, l’eccellenza europea e cercare di ragionare sul gap che divide i nostri ragazzi da quel livello, almeno per ciò che riguarda i titolari “allargati”. Non vi aspettate ragionamenti di alta statistica, grafici a ragnatela e effetti speciali vari. Chi legge libri gialli e noir, sa che le indagini si sviluppano su due fronti, paralleli e ugualmente importanti: quello scientifico e quello dell’intuito dello sbirro. Ecco, noi siamo gli sbirri intuitivi.

Diamo un’occhiata alla tabella, poi ci ragioniamo. C’è una semplificazione, nel senso che nella colonna in cui si è cercato di dare un’idea dell’eccellenza non si è inserito uno o più reparti di uno specifico club, bensì i migliori giocatori sulla piazza. Non è importante, perchè alla fin fine il ragionamento è solo funzionale a capire non il valore dei nostri avversari, ma il reale valore dei nostri giocatori. Il cosiddetto gap lo abbiamo misurato in “assente”, quindi più o meno il reparto bianconero è allo stesso livello dei migliori, “basso” cioè un gradino sotto i migliori, “medio” quando c’è una marcata differenza pur avendo un livello di competitività importante, “alto” quando c’è una differenza molto significativa.

 

Reparto / ruolo Eccellenza Juve Gap
Portiere Neuer, Cortois Buffon Assente
Esterni difensivi Alaba, Ivanovic, Felipe Luis, Lahm, Dani Alves Lichtsteiner, Caceres, Asamoah, Evra Medio
Centrali difensivi Piquè, T. Silva, Godin, Benatia, Kompany, S. Ramos Bonucci, Chiellini, Ogbonna, Barzagli Basso
Centrocampo Iniesta, Yayà Tourè, Fabregas, Di Maria, X. Alonso, A. Turan Pirlo, Pogba, Marchisio, Vidal, Pereyra Assente
Attacco C.Ronaldo, Neymar, Messi, Suarez, Ibrahimovic, Robben, Sanchez, Bale Tevez, Morata, Llorente, Coman, Matri Medio

 

Sull’estremo difensore, inutile dire alcunché. Gigi Buffon può prospetticamente non appetire più, ma allo stato attuale non lo cambierei con nessuno ed è assolutamente al livello dei proprio colleghi.

Come si può notare, gli esterni difensivi e l’attacco sono probabilmente le zone del campo di gioco in cui paghiamo un delta di competitività importante. Non li accomuno solo per la loro uguale valutazione, ma anche perché denotano un problema complessivo (e atavico) della rosa della Juventus: la mancanza di qualità importante nella zona esterna d’attacco. Gli spazi offensivi esterni, soprattutto nel calcio moderno, vengono coperti da attaccanti veloci in grado di saltare l’uomo e crossare con qualità o con difensori laterali con caratteristiche, nelle debite proporzioni, simili. Da questo punto di vista, siamo a mio avviso lontani da livelli di competitività accettabili. Se avessimo attaccanti esterni forti con quelle caratteristiche, per esempio, rivaluterei e di molto i nostri esterni difensivi. Certo, c’è Asamoah ma, a parte la sua lungodegenza, mi pare poco per un club che ha come obiettivo una ragionevole ambizione ad essere fra le prime 4 d’Europa.

Il reparto dei nostri difensori centrali è forse quello su cui, per me inspiegabilmente, più si dibatte in termini di effettivo valore. Chiariamolo subito, io appartengo a quelli che stravedono per i centrali bianconeri. Lasciando perdere la configurazione a tre (ormai la ritengo completamente superata come opzione e relegata al giusto ruolo di schieramento difensivista a risultato acquisito oppure emergenziale) e avendo messo alle spalle quello “strano” scetticismo che li accompagnava se si ipotizzava un loro schieramento a due, ritengo la coppia Bonucci /Chiellini di assoluto valore anche a livello europeo. Su questo fronte, abbiamo poco da imparare da chiunque. Barzagli, in questo momento, lo tengo fuori dal discorso come Asamoah, ma attenzione, prima dell’infortunio era comunque la migliore scelta.

Infine, il centrocampo. Giustamente definito il vero fiore all’occhiello della rosa bianconera per valore, opzioni e completezza, è il reparto sulla base del quale Allegri ha cercato di costruire scelte tattiche e sistemi di gioco. Lo ritengo assolutamente in linea con i top club. Pirlo è Pirlo, Pogba è un UFO atterrato su questo pianeta per la volontà di Dei a cui non mi stancherò mai di rivolgere ogni omaggio, Vidal è un guerriero capace di spaccare pietre come un condannato ai lavori forzati e cesellare diamanti come il più bravo degli artigiani di De Beers, Marchisio è l’unico centrocampista moderno italiano il cui valore ancora in pochi hanno compreso. Pereyra è un ottimo rincalzo in grado di non dar pensieri al proprio allenatore nel caso in cui decida di far rifiatare uno dei Fab Four. C’è la questione del ruolo di trequartista, che non dimentico, ma non la ritengo in grado di diminuire di una virgola la forza del reparto.

 

E’ ovvio che bene o male è nulla più che un giochino, ma al di fuori dei fantomatici quattro o cinque squadroni che conosciamo, quante società in Europa possono vantare questa situazione? Poche, a mio avviso. Anche noi tifosi, quindi, dovremmo giovarci di questa opera di convincimento che il mister sta portando avanti dall’interno. Da parte nostra, noto troppo spesso una esagerata faciloneria nel valutare i ragazzi anche in una dimensione europea.

Ritengo che Allegri abbia lavorato su questo aspetto dal primo giorno in cui è arrivato alla Juve. La mia, credo, non è solo un’intuizione: leggete le interviste rilasciate, le dichiarazioni post partita, estrapolatene i concetti che vengono ripetuti con maggior frequenza e ve ne renderete conto.

Dove questo lavoro possa portare, non riesco a dirlo. Comunque, se a tale aspetto tutt’altro che secondario, ne aggiungiamo almeno un paio, e cioè

  • la giovane età di alcuni interpreti chiave che abbiamo, in rosa con potenziale ancora oggettivamente inespresso,
  • la probabile importante prossima sessione estiva, nella quale la Juve può permettersi di lavorare di cesello e con qualità, assestando (si spera) almeno un colpo grosso,

perché non dovremmo essere fiduciosi che si possa finalmente raggiungere il gotha anche europeo? Perché signori miei, parliamoci chiaro. Per blasone, forza economica ed anche valore tecnico sportivo della rosa, la Juve ha attualmente i mezzi e le potenzialità per essere subito dietro quei quattro o cinque club a cui si è accennato in precedenza.

Ci si può adagiare e cullare nell’attuale modestia del calcio italiano o imporsi paletti e riferimenti impegnativi a livello europeo. E l’interrogativo è francamente pleonastico.

 

 

PS: Un grande ringraziamento ad Andrea Bovenzi, che mi ha aiutato nella tabellina di cui sopra e nello sviluppo dell’idea del post.

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