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Considerazioni sparse su Inter-Juve e Juve-Napoli

Uno dei grossi difetti del tifoso medio, soprattutto quello juventino ma non solo, è di pensare sempre che la prestazione e il risultato di una partita dipendano sempre ed esclusivamente dalla propria squadra e da quanto questa abbia giocato male o bene. Invece nello sport, in tutti gli sport, ci sono sempre in campo anche gli avversari, e capita di trovare quella competizione o quella partita secca in cui un avversario sia più forte di te, magari anche solo in quel frangente o anche solo nei momenti decisivi di quella partita, e di questo bisogna farsene una ragione.

Certo, Conte sulla panchina dell’Inter ci dà fastidio, è ovvio, visto che è sempre stato juventino nel midollo. Gli riconosciamo tanti meriti per aver ricostruito la Juve in un momento complicato così come conosciamo i suoi difetti di uomo che non recede mai dalle proprie convinzioni nemmeno se lo portano contro il muro, e infatti da 9 anni gioca praticamente sempre allo stesso modo o quasi. Però un fatto è assolutamente incontestabile: quando Conte ha i suoi adorati 11 titolari in buona forma, senza infortuni e squalifiche, senza l’odiato turnover da dover fare a tutti i costi, senza le maledette partite europee che a lui restano sempre sul gozzo, ecco in quei frangenti Conte le partite le prepara benissimo ed è molto complicato riuscire a batterlo, soprattutto se tu hai una squadra rabberciata e zeppa di seconde linee.

Al contrario Gattuso non è certo uno al livello di Conte, magari un giorno ci arriverà, chissà. Attualmente, dal punto di vista tattico, è solo uno che sa sistemare bene la fase difensiva ma rarissimamente ha messo in difficoltà squadre che avessero un organico simile al suo, infatti quest’anno ha perso tutti gli scontri diretti con Milan, Inter e Juve (quello giocato ieri).
Quindi incontrare Conte senza assenze e senza fastidiose partite internazionali è sicuramente molto complicato, in più Pirlo è molto bravo a non piangere mai e a non lamentarsi delle avversità, a differenza di qualche suo predecessore, ma mettere a confronto le sue prestazioni con quelle di Sarri dell’anno scorso è pura disonestà intellettuale e il motivo è semplice.

A Sarri la società disse: “Ti diamo 24 giocatori tutti di prima fascia, decidi tu quelli da escludere dalla lista UEFA e gestiscili come credi” e sappiamo chi scelse e chi mise fuori. A Pirlo al contrario hanno detto: “Ti diamo 20 giocatori tra cui molti giovani, se vuoi completare la rosa tirati su qualcuno dall’U23 e cerca di arrangiarti”. Per chi non crede che le cose siano andate pressappoco così ecco qui la panchina di Sarri lo scorso anno nella sfida della Supercoppa a Riad persa 3-1 contro la Lazio: Buffon, De Ligt, Danilo, Rugani, Bernardeschi, E.Can, Rabiot, Pjaca, D.Costa, Cuadrado, Ramsey. In mano a un allenatore coi fiocchi questa squadra lotterebbe per lo scudetto.
Questa la panchina di Pirlo ieri contro il Napoli: Buffon, Pinsoglio, Di Pardo, Dragusin, Frabotta, Rabiot, Ramsey, Fagioli, Ranocchia, Bernardeschi, Morata.
Serve fare un confronto?
La conferma di quanto la rosa sia corta in particolare su certi ruoli è il fatto che Cuadrado è stato messo in campo senza allenamenti collettivi dopo 15 giorni di inattività causa positività al tampone, correndo a Reggio per aggregarlo alla squadra non appena è arrivata la conferma della negatività.

Venendo invece all’aspetto tattico, vorrei fare alcune considerazioni partendo da questi 2 tweet di @calciodatato dello scorso 17 gennaio:

 


La Juve è la squadra di A che effettua il maggior numero di dribbling andati a buon fine e la situazione è molto simile anche per i dribbling effettuati nell’ultimo terzo di campo. Al contrario l’Inter di Conte, giusto per curiosità, è nelle ultime posizioni di tutta la serie A. L’Inter è infatti squadra molto fisica, il suo emblema è Lukaku, ma anche negli altri ruoli ha quasi esclusivamente giocatori “di gamba” a cui piace fare 30/40mt di corsa e arrivare alla giocata mettendo atletismo e corsa, è un calcio che ha un suo perché ed evidentemente Conte ora lo preferisce, la Juve invece ha tutt’altro tipo di giocatori e Pirlo giustamente fa scelte diverse.

È chiaro dai grafici visti sopra che Pirlo cerca di mettere i propri giocatori nelle condizioni di puntare l’avversario in uno contro uno grazie al fatto di avere molti giocatori capaci di creare superiorità con un dribbling: da Chiesa a Dybala, da Cuadrado a Kulusevski, oltre che ovviamente Morata e CR7, sono tutti giocatori dotati di grande tecnica e capacità di saltare l’uomo se arrivano a puntarlo. Per fare questo è però necessario che si verifichino le condizioni in campo per creare duelli in uno contro uno, a tal riguardo è interessante notare, nell’immagine del 2° tweet, che l’unica squadra che tenta più dribbling della Juve nell’ultimo terzo di campo è l’Atalanta, altra squadra con giocatori tecnici in avanti e che fa proprio della ricerca del duello individuale, anche a livello difensivo, il proprio principio basilare di gioco.
Per creare le suddette condizioni la Juve ricorre di solito a sovraccaricare un lato per poi ribaltare dall’altra parte dove si crea la parità numerica per l’uno contro uno, l’esempio più tipico è Milan-Juve in cui Chiesa viene messo in condizione di puntare spesso Theo Hernandez dopo che il gioco si è sviluppato dall’altra parte. Per fare questo però è talvolta necessario che il duello vincente vada “cercato”, nel senso che spesso vediamo Chiesa sportarsi al centro o sull’altra fascia (anche ieri in qualche occasione è finito a destra nel 1° tempo), idem Kulusevski o gli stessi McKennie e Ramsey: non hanno posizioni fisse, si muovono nella fase offensiva per cercare di volta in volta gli spazi o la zona di campo dove sia più facile puntare l’avversario o creare la superiorità.
Il problema è che quando si perde palla questi giocatori sono fuori posizione rispetto al classico 442 che la Juve usa per difendersi, lo stesso terzino che fa tutta la fascia (ieri Cuadrado a dx, a San Siro Frabotta a sx) quando si perde palla rischia di essere molto avanzato e lì si creano degli spazi che altri allenatori sono bravi a sfruttare andando a cercare proprio quelle porzioni di campo lasciate libere da quelli tra i nostri che hanno fatto movimenti offensivi piuttosto “liberi”.
L’unico modo per ovviare a questa problematica è tenere sempre la squadra molto corta e riaggredire subito l’avversario nella zona in cui si perde palla (la cosiddetta “densità” in fase di transizione), così da obbligarlo a un’uscita difficoltosa e laboriosa, permettendo nel frattempo ai nostri di recuperare l’assetto difensivo. Quello che a Milano non ha funzionato è questo, abbiamo visto troppe situazioni in cui l’Inter usciva in scioltezza palla al piede con Barella o Hakimi o addirittura con Bastoni (2° gol) senza che ci fosse quella densità attorno alla palla che impedisse di fare giocate troppo facili. Questo credo intendesse Pirlo quando disse di aver visto la squadra troppo timorosa e che pensava solo a mettersi in difesa: a Milano è mancata completamente la fase di riaggressione, che invece ieri ha funzionato molto meglio, anche perché McKennie in questo è davvero bravissimo e anche gli altri tendono a seguirlo.
Resta però il grandissimo problema di troppe distrazioni in area a difesa schierata, ieri la più clamorosa al 94′ in cui abbiamo regalato una palla gol incredibile lasciando un cross dal fondo facilissimo e un uomo del tutto libero da marcatura appena fuori l’area piccola.
Sicuramente di lavoro da fare ce n’è ancora molto, e altrettanto sicuramente la rosa è troppo corta in alcuni ruoli per poter pensare che questa squadra possa trovare continuità in una stagione in cui si gioca sempre ogni 3/4 giorni, senza mai poter fare allenamenti specifici e mirati, proprio per questo a mio avviso finora Pirlo ha fatto davvero un grande lavoro e il suo atteggiamento sempre positivo anche di fronte alle difficoltà avute fa ben sperare perché si possa migliorare, certo sarebbe altrettanto auspicabile che la società intervenga per colmare le lacune della rosa.

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