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Conte, Sturaro, il dito e la luna…

Subito una premessa: quest’articolo non ha alcuna pretesa di spiegare alcunché su quanto accaduto a Sturaro nella partita contro la Germania di sabato scorso. Checché se ne dica, in questa sede non si fanno crociate a favore o contro l’ormai ex commissario tecnico della nazionale Antonio Conte.

L’unica cosa che sta a cuore alla nostra redazione, per ovvi motivi, è soltanto la condizione fisica del giocatore bianconero che, probabilmente, sarà costretto a saltare tutta o buona parte della preparazione estiva.

Evidentemente non sapremo mai cosa sia passato nella testa del centrocampista ligure nel momento in cui si rendeva conto di essersi fatto male seriamente; se sia stato saggio restare in campo oppure, come PARREBBE da alcune immagini televisive, abbia chiesto la sostituzione e non sia stato accontentato.

Né, tantomeno, sindachiamo le scelte di Conte che decideva di non toglierlo, pur avendo ancora due cambi a disposizione; certamente avrà valutato il meglio per la squadra in quel frangente. Certo, saremmo curiosi di vedere quale sarebbe stata la reazione nel caso in cui la vicenda fosse accaduta ad un suo giocatore di club, ma tant’è.

L’eliminazione non sminuisce il grandissimo lavoro che il tecnico leccese ha compiuto con una rosa che definire modesta è eufemistico. Arrivare ai quarti era il massimo risultato ottenibile con i giocatori a disposizione; essere usciti, poi, solo a causa dei rigori contro i campioni del mondo non fa che accrescere i meriti del ct.

Comunque, non è sempre tutto oro ciò che luccica, ce l’avrà pure lui un difetto, o no?

Un appunto che mi sento di muovere a Conte parte da un concetto più ampio. La questione, a modesto parere dello scrivente, non è Sturaro in campo seppure rotto, Sturaro da sostituire al primo grido di dolore. L’aver deciso di continuare sostanzialmente con gli stessi undici fino al 120’ (unico ad uscire Florenzi per crampi) ha lasciato trasparire, ancora una volta, la poca attitudine di Conte a “osare”, a cambiare in corsa (uomini e/o modulo), a distaccarsi dal famoso “spartito” e inventarsi qualcosa sul momento per sparigliare le carte in tavola.

Senza voler scomodare inutili paragoni, ma solo a titolo esemplificativo, ricordiamo che Lippi nella semifinale del 2006 sempre contro i tedeschi, facendo entrare due attaccanti e un esterno offensivo nei supplementari (Gilardino, Del Piero, Iaquinta), manifestò la ferma convinzione di volerla vincere quella partita.

Al mister salentino, invece, è venuto di nuovo il braccino corto. Pur potendo utilizzare ancora due sostituzioni, ha preferito lasciare sul terreno di gioco un uomo infortunato e far entrare Zaza solo per fargli battere il rigore. Anche questa mossa si è rivelata poco felice, perché è pacifico che un giocatore alzatosi dalla panchina soltanto per dirigersi sul dischetto non è mentalmente “dentro” la gara e le probabilità che fallisca il penalty sono tutt’altro che remote.

Un consiglio da “amico” mi permetto di dare a Conte, oltre a un in bocca al lupo per la sua nuova avventura londinese: si goda appieno i traguardi che riesce a raggiungere, lasci perdere la consueta caccia alle streghe che puntualmente tira fuori ogni qualvolta porta a termine un progetto.

È uno dei migliori tecnici al mondo, non ha bisogno di fare sempre la guerra contro tutto e tutti, si rilassi e ne trarrà solo giovamento.

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