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Donna Letizia risponde/3 Torino, che barba!

Cara Donna Letizia, mentre facevamo pilates la mia amica Oriana si è lamentata di non sapere cosa fare a Torino. Io mi sono un poco risentita neh, però quando mi emoziono mi mancano le parole, cosa avrei potuto dirle?

Domitilla Ersilia Rebaudengo

 

Mia cara Domitilla, il lamento della giovane Oriana mi ha molto colpita. Impedita forse, in questo triste periodo, dall’esercitare le sue attività di (trascrivo) “attrice, cantante e modella argentina” – anche essere argentini è un’attività – le si legge nello sguardo il disappunto per le poche opportunità offerte da Torino rispetto a San Miguel de Tucumán, Corrientes, Tandil o altre località che lei certamente avrà frequentato, benché porteña.

E che cupezza questa città senza musei a parte il barboso ricettacolo di mummie egizie! E come non compatire con lei la chiusura del Salone del Libro di cui era immancabilmente indefessa frequentatrice altrettanto quanto è indefessamente (glielo si legge nello sguardo) avida lettrice.

E palcoscenico provinciale, modesto, inadatto al talento musicale esplicato in brani che io non ho potuto ascoltare ma certamente indimenticabili quali (trascrivo) “Love Me Down Easy”, “El Último Tango” o “Lo que tienes‘”; né tantomeno Torino ha las calles de Buenos Aires, coi tenebrosi locali in cui si danzano i tanghi antichi di Gardèl o quelli moderni di Piazzolla che Oriana (glielo si legge nello sguardo) ama delibare.

Né presumibilmente la non più capitale industriale del paese offre, come fa magari Milano, una rete di associazioni filantropiche in cui esercitare il volontariato cui senza il minimo dubbio Oriana sarebbe spinta dal suo afflato sociale (glielo si legge nello sguardo).

Né tampoco – glielo si legge nello sguardo – la sete d’infinito di questa polivalente creatura si può appagare dell’ormai noioso, scontato, quasi turistico esoterismo torinese, roba oggi da romanzetto d’appendice da cui neppure più Fruttero & Lucentini saprebbero ricavare qualche trama plausibile…

I patimenti di Oriana che con quel nome (glielo si legge nello sguardo) potrebbe anche dedicarsi al giornalismo, mi hanno ricordato quelli di un’altra deliziosa amica e compagna di burraco, pure lei annoiata di Torino: la carissima contessa Antonella Carnelli de Micheli Camerana, che fra l’altro è pure parente della Juve, e che – poveretta! – si è trovata nei giorni scorsi triste per la “calma innaturale” di Portofino, che vuota “è molto deprimente: mi alzo, non vado nemmeno in piazzetta, sto con la mia famiglia, magari vedo un’amica”.

Anche lei come Oriana (glielo si legge nello sguardo) empatica con la chiusura imposta dal malanno di questo tempo, come Oriana tempestiva nell’esternare il suo disagio, e ancor più triste perché priva della compagnia di un fidanzato premuroso e sollecito come il dolce Paolino, altra anima in pena come ce lo racconta Orianina, anche lui povr fiöl tarpato (glielo si legge nello sguardo, quando non è velato da occhiali fumè alla gran moda) dal voler fare “tante cose” ma non trovandone da fare in città: un po’ più in collina, perlomeno la sera. La mattina ci sarebbe quella orrenda e sudacchiosa pratica degli allenamenti ma per fortuna Paolino se ne tiene lontano, dovendo intrattenere Orianina e i cani.

Già, i cani: avevamo notato in uno dei due delle espressioni quasi umane nel contemplare il suo padrone, e chissà se ci sono testimonianze di lui stesso che contempla invece la padroncina, cercando di scrutarne nelle pupille l’insondabile profondità. Così forse dal suo sguardo, quello del cane intendiamo, si intuirebbe che cosa vede nello sguardo di Oriana.

Forse lo stesso Niente sferico, imperturbabile, abissale che ci leggiamo noi.

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