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Donna Letizia risponde/4 Moscioni e Popolo

Cara Donna Letizia, la mia cara amica Adriana Balabiotta mi racconta che un bruto in orbace ha apostrofato il suo moroso calciatore “giraffone moscione”, io shocko-basi l’ho detto subito a mammà che mi ha suggerito di scriverti: cosa possiamo fare?

Francesca de’Castribus

Cara Francesca, sentii per la prima volta questo azzeccato epiteto qualche tempo fa, allorché partecipai a un tè danzante offerto dal Federale di Littoria cui partecipava anche quel caro ragazzo di Paolino Di Canio, che ricordo fu cortesissimo: appena mi vide mi tese il braccio e si offrì di farmi da duce nella spaziosa magione sede dell’evento.

Ora, la questione sarebbe capire se per il moroso della tua amica ci sia un criterio per rintuzzare l’offesa.

Per prima cosa andrebbe verificato come il Nostro si disimpegni nella professione.

Si rifletteva per l’appunto a quel ritrovo mondano che il calcio è un giuoco maschio, e non uno sport per signorine; la baronessa De’ Girellis, Patrona delle Dame di San Vincenzo, ribattè che si tratta di bolsa retorica e che le signorine oggidì giocano a calcio come gli uomini, ma l’affermazione trovò molti in disaccordo, e uno spirito arguto suggerì, aggiornando un vecchio motto, che l’inferno è posto con un cuoco inglese, un tecnico francese, un poliziotto tedesco, un amante svizzero, l’organizzazione affidata agli italiani, e dove si pratica solo il calcio femminile.

Ma torniamo a noi.

Ti ricordo la fondamentale Legge di Fruttero&Lucentini sulla fisiognomica, enunciata nel Palio delle contrade morte: “Mi ascolti a me Maggioni: quando uno ha la faccia da picio, è un picio”.

Ebbene, il vostro bel giovine trotterella svagato per il campo, pensieroso se tenere i capelli sciolti o legati, anziché corti come si converrebbe? Va giù al primo contrasto con un botolo purchessia grintoso? La sua postura, o “il linguaggio del corpo” come dicono le bas-bleus, è quello di uno a cui non importa un fico di come stia andando la partita? Trascorre il tempo libero a scattarsi o farsi scattare foto con camicia fuori dai pantaloni, giacca di una misura più larga, catenaccio da pappone e pantaloni altezza risaia dell’oltrePo pavese? Ha la faccia da moscione?

Ebbene, è un moscione (la statura dirà se anche giraffone: esiste del resto pure una giraffitudine interiore, Pirlo per esempio mi sembra uno parecchio giraffato).

Dipenderà poi dalle tradizioni della Casa se un moscione sarà considerato un’eccentrica, effimera variazione della specie, o il Tipo prevalente. La mia amica Evelina per esempio mi dice che dalle sue parti, a Torino, è cominciata, da qualche anno, l’Era dei Moscioni. E non accenna a finire.

Cara Donna Letizia, è in arrivo l’estate e avevo pensato, con degli amici internazionali conosciuti in riva al mare l’anno scorso, di organizzare un bel torneo di beach soccer al Forte, di cui sarei stato l’Executive Development Entrepreneur Sparring Partner!
Ma l’idea ha suscita
to vive proteste a partire dai genitori dei ragazzi del bagno vicino. Beninteso, noi con quelli là ci giochiamo spesso, anche se qualcuno è un po’ proletario e ama decapitare lucertole o tirare petardi nei bidoni della nettezza o non presentarsi all’ora della partita, però volevamo fare una cosa più raccolta, più chez nous. Senonché un putiferio, e i proprietari dei bagni, e il Sindaco, e le bambinaie inglesi, e i venditori di datteri e tappeti, e insomma alla fine la Mamma mi ha detto che non era buona creanza non far partecipare anche i ragazzi poveri, che il giuoco è del popolo (?) e ora ce l’hanno tutti con me e rischiamo pure di non poter fare i tuffi dal Molo o dover ripiegare a Castiglioncello dai cugini. Io sono un po’ confuso e da qualche giorno non parlo più a nessuno, mi aiuti?

Andreuccio de’Lambsi

Piccolo caro, sei ancora giovane ma comincerai, da questa esperienza, a imparare che i condomini, le multiproprietà, le unioni europee, sono i luoghi in cui più si disfrena la malvagità umana. E nella vita associata, oltre ai rapporti di vicinato che vanno pur tenuti (ma anche voi, benedetti figlioli! Potevate spiegarvi un po’ prima, e meglio!), va ricordato che come diceva Longanesi un’idea imprecisa ha sempre un avvenire.

Ora, non c’è idea più vaga o imprecisa che quella di “popolo”. Vasti studi in materia hanno portato a una sola scoperta salda: quando senti la parola “popolo” (come anche la parola “sociale”) metti subito mano al portafogli, per verificare che ci sia sempre; e, se c’è, vedrai che a qualcosa servirà.

Uno dei paradossi del “popolo” è la smania di esclusività, che però si vuole, contraddittoriamente, alla portata di tutti. Facci caso: non c’è quasi più nulla che non sia venduto come “esclusivo”, ma in quantità industriali. Lo chic di massa. E la massa fa massa.

Vedrai poi come va il mondo: passata la buriana, dopo che tu avrai trascorso un paio di estati malinconiche a Castiglioncello, o forse addirittura in collegio in Svizzera, qualcun altro al Forte o in Costa Azzurra ritirerà fuori l’idea, leggermente riverniciata, come se fosse sua; faranno il torneo (“Esclusivo!” “Chic!Vip!” “Solo per i soci!”) e nessuno si ricorderà più di te.

Ma anche allora, come adesso, dovrai fare il signore: come diceva un operaio milanese che mi fece dei lavori in casa, il caro Basletti, a un certo punto bisogna essere un po’ brillanti: presentarsi a centrocampo, e salutare. Oppure, se mediti vendetta, rimettersi a lavorare, a testa bassa, al tuo ombrellone, al tuo giardinetto, al gruppo dei tuoi amici stretti che – qualcosa mi dice – in questi anni e inseguendo la chimera cosmopolita, hai un pochino trascurato.

Pensaci, e abbiti gli affettuosi saluti di

Donna Letizia

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