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È davvero solo colpa di Allegri?

Eccoci qui, al terzo anno consecutivo, a cercare di capire dove arrivino le colpe e i meriti della squadra e dove siano colpe o meriti dell’allenatore. Dopo il “È davvero tutta colpa di Sarri?” di febbraio 2020 e il “Ma è davvero colpa di Pirlo?” di novembre dello stesso anno, eccoci a settembre 2021 a rifarci la stessa domanda. Spero sia l’ultima volta, ovviamente.

I motivi per cui siamo arrivati ad avere una squadra “storta”, come l’ha definita l’allenatore livornese, li sappiamo: acquisti sbagliati, plusvalenze, cessioni ancora peggiori degli acquisti, e confusione nelle cariche societarie. Il riassunto lo ha fatto con una foto il buon Nino Ori:

Possono tutte queste cose portare una squadra sulla carta forte almeno quanto quelle che la precedono ad avere solo due punti dopo quattro turni di campionato? Certo. Vediamo perché, reparto per reparto.

Portieri. Inutile insistere, l’occasione di rifare il reparto c’è stata, ma a causa dello “sprofondo” economico, non era sostenibile. Mi riferisco ovviamente a Donnarumma, andato via dal Milan (a zero) quest’estate e approdato alla “squadra del popolo” di Parigi. Lo avevamo in mano, accordo fatto, ma non avevamo dove piazzare Szczesny e non potevamo permetterci, noi, di avere due portieri “titolarissimi”. Ma l’errore non è stato quest’anno. L’errore è stato riprendere Gigi dopo l’anno passato in Francia. Mi spiego. Non sto criticando il “monumento” Buffon, ci mancherebbe, uno di quelli che ha scritto la storia della nostra squadra del cuore. Nel 2010 unico giocatore in attività (insieme a Del Piero) a prendere la stella allo Stadium. Ma una volta salutato, lui (come Bonucci, lo stesso discorso si può fare per il reparto dei difensori centrali) doveva avere il coraggio di non tornare, o, molto più semplicemente, la società, invece di diventare una combriccola di amici, doveva dire: “Grazie di tutto, Gigi, ma noi dobbiamo pensare al futuro”.

Nel 2018-19, il reparto portieri della Juve, a mercato iniziato, era: Wojciech Szczesny (28 anni), Emil Audero (21, CTP, poi andato in prestito alla Samp), Mattia Perin (25), Carlo Pinsoglio (28, CTP), più alcuni “giovani” (Branescu, Leali e Del Favero, se non ricordo male). Lavorare su Audero, ottimo profilo, o su Perin (o su un altro “potenziale” qualunque), per farli crescere in casa e così preparare l’avvicendamento per il polacco sarebbe stata una mossa lungimirante. Invece l’anno dopo Audero, ripeto, CTP, viene confermato in prestito alla Samp e praticamente scompare dai radar bianconeri, complice il rientro del Gigi nazionale come “terzo” portiere. Una presenza come quella di Buffon, fondamentale a livello di spogliatoio e, mi permetto, in campo in quanto a bravura, non può però non mettere pressione sui suoi colleghi di reparto. Risultato, nessun investimento sui portieri, polacco rinnovato e sul groppone fino al 2024. Bravo, è bravo, ma è anche pasticcione e a volte risulta più decisivo per gli avversari che per la Juve. Per non essere tacciato di voltagabbanismo o di sparare sulla Croce Rossa, lo dissi dopo la sconfitta contro l’Atletico in Champions (febbraio 2019), tanto per gradire.

Difensori centrali. Altro errore, far ritornare Bonucci nel 2018, l’anno prima ceduto al Milan, e di conseguenza perdere Benatia, che aveva dimostrato di poter essere titolare nella Juventus. Investire, l’anno dopo, su uno dei migliori difensori d’Europa, e non metterlo al centro del progetto, ma continuare ad avere Chiellini e Bonucci. Tanto di cappello per la carriera, ma a volte bisogna fare scelte coraggiose. Che Chiello ami la Juve, è lampante, che sia ricambiato da ambiente, dirigenza e tifosi, idem, ma anche lui avrebbe dovuto e potuto fare un passo indietro. Ripeto, un monumento. Ma per evitare che poi arrivino i piccioni, a volte i monumenti vanno protetti. Difensori laterali. Incredibilmente, abbiamo tre giocatori che hanno dimostrato più e più volte di essere “da Juve”. Infatti, a Napoli abbiamo pagato la loro assenza. Però sono sempre gli stessi da tanto tempo, e hanno 30, 33 e 30 anni (ci sarebbero le riserve, ma non sono al livello dei titolari). Reparto rivedibile?

Del centrocampo neanche parlo. E per fortuna che Cherubini ha inventato il leasing per Locatelli, purché quest’ultimo non si faccia risucchiare dalla mediocrità dei suoi compagni di reparto. Quando penso ai centrocampisti della Juve, Arthur, Ramsey, Rabiot e Bentancur, non so perché, mi viene in mente una frase che mi diceva mia nonna quando non riuscivo per un niente a fare quello che volevo: “Ti mancano due soldi per fare una lira”. Anche gli attaccanti (e qui ci metto anche Bernardeschi) sono stati assemblati in maniera abbastanza casuale. Infatti, sono tutti giocatori (il succitato, Dybala, Chiesa e Kulusevski) che prediligono partire da destra e accentrarsi, e infatti 3 su 4 sono mancini. I due centrali non sono “centravanti puri”, ma a me pare il reparto messo meglio, considerando che tra un po’ scopriremo anche il carneade Kaio Jorge.

Allora, è solo colpa di Allegri?

  • È colpa sua se si è trovato una squadra di macerie, devastate da chi “arrivare secondi non è disdicevole” e da chi “meglio perdere dominando che vincere in contropiede”?
  • È colpa sua se il giocatore che aveva messo le pezze per due anni e mezzo, segnando 101 gol e facendo 22 assist in 134 partite, è andato via a tre giorni dalla fine del calciomercato?
  • È colpa sua se la dirigenza lo ha mandato via da vincente e lo ha richiamato per sistemare i propri errori?
  • È colpa sua se dal quindici luglio, tra Europei, infortuni, operazioni e soste della nazionale non ha mai avuto la squadra al completo per un paio di giorni di seguito?
  • È colpa sua se i nazionali sudamericani sono arrivati troppo a ridosso di un’importante partita di campionato e non li ha potuti utilizzare?

Mi si dirà che non è così.

  • Mi si dirà che le macerie sono iniziate da lui, che aveva detto di avere in mente da mesi che cosa cambiare in quella squadra (l’ultima del suo primo periodo bianconero);
  • Mi si dirà che proprio lui pensava che Ronaldo era più un ostacolo che un’opportunità, per la crescita degli altri calciatori della rosa;
  • Mi si dirà che comunque gli è stato fatto un quadriennale sostanzioso, ben più di quanto hanno preso i suoi predecessori, e che quindi viene pagato per vincere, o comunque, per creare valore;
  • Mi si dirà che “questa è una grande squadra, ha una rosa competitiva sia in Italia che in Europa. Siamo difficilmente migliorabili (cit.)”.

Diciamo pure che “in medio stat virtus”, come sempre. Se andiamo a vedere le “figurine”, siamo, al netto del fatto che manca CR7, più equilibrati dell’anno scorso. Manca un faro, un leader, anche se qualche segnale c’è. Vedasi il discorso di Danilo fatto qualche tempo fa. Però finché alcuni elementi saranno nello spogliatoio sarà più difficile per i “nuovi leader” crescere. Ci sono inoltre alcuni elementi che non sono proprio da Juventus. Alcuni non sono proprio da grande squadra e se alcuni di loro andassero in una squadra del livello della Juve o addirittura migliore, sprofonderebbero nella mediocrità e finirebbero in tribuna. Lo abbiamo visto tante volte, che tranne rarissime eccezioni, chi è stato grande alla Juve lo è stato perché è stata la Juventus a renderlo grande. Però alcuni elementi sono da Juventus. Sono convinto che De Ligt, Locatelli, Chiesa, Kulusevski e Kean potranno essere, se lo vorranno, il futuro della Juventus. Ma non possono e non devono essere loro a risolvere i problemi di oggi.

Io sono sicuro che la squadra si ritroverà e risalirà, e la risalita dovrà iniziare soprattutto a partire dalla dirigenza, della quale non ho parlato per non annoiare (argomento noioso, infatti, soprattutto perché non è possibile sapere nulla se non a cose fatte…), come non ho parlato di economia e finanza, altro motivo della “crisi” attuale. Ma della squadra di cui sono tifoso parlo, perché comunque è la squadra che mi emoziona ogni volta che la vedo scendere in campo, sono i colori che tifo da quando ero bambino e che amo, anche se a volte mi fa arrabbiare. So benissimo che non si può vincere sempre.

Perché vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta.

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