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Essere Leonardo Bonucci

Parto da lontano, 3 marzo 2012.

Il sottoscritto e consorte interista (eh, trovatemi voi un matrimonio perfetto) atterriamo a Caselle, la prima per noi allo Juventus Stadium.
Finalmente il giorno tanto atteso, siamo lì pronti a varcare il tornello ed entrare, l’attesa è finita e tornano alla mente le immagini dell’inaugurazione. E ora ci siamo.

Juve-Chievo la partita, preceduta da una settimana ricchissima di polemiche: quel famoso Milan-Juventus 1-1 del goal di Muntari, o se preferite della meno famosa rete annullata per fuorigioco di Matri che non c’era.
Milan che passa in vantaggio con un tiro di Nocerino deviato da Bonucci a seguito di un suo stesso errore in fase di impostazione, che inganna Buffon. Prestazione insufficiente, la sua.

Una settimana dopo arriva la gara col Chievo e lui finisce in panchina. Sta passando forse il suo peggior momento da quando è in bianconero, in una difesa a quattro nella quale fa molta fatica a imporsi, con errori che spesso, purtroppo per lui, creano costanti pericoli alla difesa bianconera.

Barzagli – Chiellini coppia centrale titolare, passiamo in vantaggio con De Ceglie sugli sviluppi di un calcio piazzato ma la partita, come spesso accade contro i clivensi, è rognosa.
Verso il 35′ del primo tempo Barzagli lamenta un fastidio muscolare, dopo qualche minuto Bonucci si alza e inizia il suo riscaldamento e buona parte dello stadio inizia a mugugnare: chi lo insulta, chi lo sbeffeggia e io lì, a 3 metri da lui che fa esercizi, non riesco a capacitarmene.
Si gira verso la Sud con sguardo fiero e applaude, pochi minuti dopo farà il suo ingresso in campo. Alla fine finirà 1-1, non per demerito suo, con Sorrentino protagonista. Per noi la delusione per il pareggio viene attenuata dalla magnifica serata vissuta e dall’atmosfera fantastica.

Ecco, quando vedo giocare Leonardo ancora oggi mi viene in mente sempre quella serata, un ragazzo in evidente difficoltà a livello calcistico in quel momento, assolutamente non aiutato dal tifoso e con il carico della stampa che mette sempre più pressione, reduce anche dalla pessima stagione precedente sotto la guida di Del Neri e con le critiche che si facevano pesanti oltre modo.
Oggettivamente non era neanche lontano parente di quel giocatore che venne preso dal Bari, dove aveva fatto un’ottima stagione e per questo venne pagato anche una cifra considerevole (15 milioni). Il rischio che il ragazzo si perdesse mentalmente era alto.

Invece, in questi quasi quattro anni passati la sua evoluzione è stata totale, mentale, fisica e tecnica: da giocatore e persona in difficoltà a leader dentro e fuori dal campo per tenacia e carattere proprio, anche grazie all’aiuto del suo motivatore personale (comunque la pensiate sull’argomento).
Oggi per me è uno dei primi tre del suo ruolo, con l’ultimo anno alle spalle da 8 pieno in pagella (checché ne dica la formazione dell’anno Uefa 2015, della quale la sola visione di Sergio Ramos titolare potrebbe causarmi il distacco della retina) e un 2015-2016 in cui ha trovato conferma ad altissimi livelli, fatto salvo l’inizio complicato da condividere in toto con la squadra.

Insieme a Pirlo prima e Marchisio ora, per come vedo io il calcio, sono stati quelli che hanno permesso alla Juventus attuale di fare un salto a livello tattico enorme: un doppio regista che ha mandato fuori fase la maggior parte degli allenatori italiani amanti della marcatura a uomo a centrocampo, una variabile che ha dato modo alla squadra di non dare mai un punto di riferimento e dalla quale ha tratto enorme beneficio.

Un regista difensivo che imposta sia con lanci filtranti che con lanci lunghi, ultimo quello di domenica fantastico per Pogba, fatico a trovarlo in giro per l’Europa e non mi capacito di quanti pochi meriti gli siano stati riconosciuti in questi anni. Giocatore a livello fisico fantastico, con una continuità unica per un giocatore di movimento, uno che ancora oggi non si riesce a far rifiatare in quanto difficilmente sostituibile.

Sono dell’idea che fare paragoni tra giocatori di epoche calcistiche diverse non abbia assolutamente senso e quindi, per evitare dubbi a chi legge, chiarisco subito che non lo sto elevando a “nuovo Beckenbauer”, come i “tifosotti” del web amano fare, magari avendo del tedesco una conoscenza limitata solo  a qualche immagine di quella famosissima semifinale del 1970 che lo vide resistere in campo col braccio fasciato. Quindi “sciacquatevi la bocca” (cit).

No, lui è solo Bonucci, ed essere Leonardo Bonucci per la Juventus e i suoi tifosi è già di per sé una grande cosa.

Una cosa negativa però devo pur dirla, caro Leo, e te la dico a nome dei miei vicini di casa credenti: per favore, le punizioni dal limite no! Non tirarle, fallo per loro.

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