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L’Italia, gli italiani, Conte e i loro limiti

Finisce qui l’Europeo, tra le lacrime dei campioni e le cazzate dei co… (fate la rima e pensate intensamente a Zaza e Pellè).

Cari amici non-juventini, per voi era una prima visione, per me una serie tv durata tre stagioni della quale non mi sono perso una puntata: Conte e le sue squadre.
Conte alla Juventus era accusato di far giocare la squadra aggressiva, solo pressing e corsa. Ora avete scoperto invece che è un tattico di ottimo livello.
Conte alla Juventus era accusato di essere un maniaco esaltato. Ora invece vi siete goduti la sua capacità di costruire il gruppo ed esaltare il singolo.
Conte alla Juventus è stato addirittura accusato di mancare di rispetto agli avversari per aver osato incitare i propri tifosi. Qui avete accolto a braccia aperte la sua richiesta di vestirvi di azzurro, vi siete divertiti a vederlo urlare e protestare, calciare via palloni e arrampicarsi sulla panchina.

Hanno addirittura coniato il termine Contismo, da affiancare a Cholismo, Guardiolismo, Bielsismo, ecc. Insomma, non male, da un mese è esploso il culto della personalità, una roba che non si vedeva dai tempi di quello che diceva “CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE” (ora che ci penso sono gli stessi principi di Conte, per carità non voglio insinuare che… però… vabbè dai andiamo avanti).

Ma questo è un limite e un problema vostro: l’essere anti-juventini. Tutto quello che riguarda la Juventus è il Male Assoluto, quindi avete dovuto aspettare che Conte svestisse il bianconero per accorgervi che è un ottimo allenatore e uno straordinario motivatore.

I limiti di Conte si sono visti in questo breve periodo, e ieri sera li abbiamo pagati: durante il primo anno alla Juventus ha cambiato spesso e volentieri modulo, arrivando infine al 352 al quale non ha mai più messo mano (per questo rimando all’ottimo articolo di Alberto pubblicato nei giorni scorsi).
Si è trovato con la coperta corta e scarsità di tecnica nel ruolo chiave, ovvero il regista. Stranamente in questo ruolo ne ha portati via solo due: Motta e De Rossi, lasciando a casa Jorginho, convocando invece un set completo di terzini/esterni, alcuni dei quali potevano essere usati anche come interni (Florenzi, Giaccherini) o attaccanti esterni (Candreva, El Shaarawy, Bernardeschi).

Capita allora di arrivare ai quarti con Motta squalificato e De Rossi infortunato: gioca regista uno degli interni, Parolo, che ha fatto pure una partita straordinaria, al suo fianco Sturaro e Giaccherini (che mezz’ala non sarebbe ma è quello che si adatta meglio). Un altro allenatore non si sarebbe esposto a questo rischio, avrebbe cambiato modulo.
Evidentemente Löw non si è fatto di questi problemi e per giocare contro l’Italia cambia il modulo: toglie Draxler -uno dei centrocampisti offensivi- e passa dalla difesa a 4 a quella 3 aggiungendo un centrale e alzando la posizione dei due terzini sulla linea dei centrocampisti. Così può permettersi di prendere alti i nostri esterni, che sono la prima fonte di gioco con Conte (l’unica, mancando un regista vero e proprio) e con i difensori centrali evita gli inserimenti delle mezz’ali (come il gol con la Spagna, per capirci o una dozzina di gol di Marchisio e Vidal nella Juventus).
La sola volta che ci è riuscito un inserimento di Giaccherini stavamo per segnare.

Altro difetto mortale di Conte è non sapere leggere le partite e cambiare in corsa: ci è andata bene che siamo riusciti a pareggiare grazie al maldestro Boateng, altrimenti finiva prima, anzi la partita era già finita nel momento in cui hanno segnato.
Conte ha insistito nel non voler cambiare assolutamente nulla. Ha sostituito Florenzi che ha sbagliato tutto solo a 5 minuti dalla fine; mancando interni di riserva ha costretto Sturaro a giocare coi crampi i tempi supplementari; ha tenuto in panchina Insigne fino al secondo tempo supplementare ed El Shaarawy non ha proprio visto il campo. Insigne aveva già dimostrato di essere in grado di cambiare le partite, El Shaarawy tecnico e veloce era forse l’ultima carta da giocare per creare superiorità davanti, con Hummels e Boateng alti e più lenti. E invece niente, siamo rimasti a vedere giocatori morire in campo, mentre gli altri scalpitavano in panchina. Lo schema e il piano di gioco non è mai cambiato, ci ha provato verso la fine ma i giocatori erano così poco abituati all’idea che ci hanno messo cinque minuti a capirlo. Del resto Conte è uno che vuole che si rispetti lo spartito, che fa ripetere i movimenti milioni di volte finché non vengono interiorizzati e uscire dal piano diventa difficile.

Löw invece una volta passato in vantaggio toglie Gomez, l’unica punta vera, mette Draxler a giocare alto a sinistra contro Florenzi, il peggiore dei nostri. In questo modo fa saltare davanti tutti i riferimenti, con Müller che avanza e svaria con Ozil. Non ha funzionato perché la BBBC ha tenuto ugualmente ma –per dio– almeno ci ha provato.

Infine: il cambio di Zaza.

Zaza non è un rigorista, non lo è mai stato in nessuna delle sue squadre: è uno da garra, uno da mettere là davanti con due sole indicazioni tattiche: pressa quando hanno la palla loro, punta la porta e tira quando hai la possibilità. Così funziona perfettamente, è una macchina da guerra. È stato buttato dentro all’ultimo secondo disponibile, non ha avuto modo di toccare un pallone ed è andato a tirare uno dei rigori più ridicoli che la storia ricordi. A questo punto, se la logica è stata “ti faccio entrare per tirare il rigore” tanto valeva far entrare De Rossi, stringi i denti e tira. Un giocatore di carattere e personalità, che di rigori in vita sua ne ha già tirati parecchi e di sicuro non si fa intimidire da Neuer. Non c’è alcuna ragione logica per buttare dentro uno a pochi secondi dalla fine se non che è il tuo migliore rigorista e per mille ragioni non è potuto entrare prima. Anche in quel caso sarebbe meglio farlo entrare in partita un po’ prima. Invece abbiamo messo uno che in serie A ha tirato tre rigori, ne ha segnati due e sbagliato uno. Imbarazzante, se questa era l’arma segreta.

Questo è solo per quanto riguarda il campo: stamattina ho letto le dichiarazioni postpartita di Conte, si potrebbe scrivere un libro sugli aspetti comunicativi e comportamentali dell’ormai ex CT ma oggi lasciamo stare.

Non c’è da parte mia alcun risentimento verso Conte: ho sempre sostenuto che è un grandissimo tecnico con dei difetti che si trasformano in grandissimi limiti. Non riesco però a sopportare da una parte l’altalena di chi prima lo disprezzava e ora magicamente lo adora, dall’altra i contiani integralisti che si rifiutano anche solo di considerare la possibilità che possa sbagliare. Tali abissi di fanatismo li ho visti solo con gli zemaniani e i sacchiani.

È giusto ricordare che il primo non ha mai vinto nulla; il secondo ha vinto tutto, più volte, in tre anni e con una squadra stratosferica. Poi basta.

 

ps. originariamente pubblicato sul mio blog, in versione grezza e non censurata.

3 Comments

  1. Marco

    3 Luglio 2016 alle 17:06

    Sacrosanto. Purtroppo i vincenti sono sempre invidiati e gli invidiosi sono la media della mediocrità , cioè la massa.

    Detto questo, togliere Chiellini per far tirare un rigore così a Zaza e’ stato un errore. Pelle, invece è proprio un asino di suo oltre ad essere scarso come pochi.

  2. Alessandro

    3 Luglio 2016 alle 17:53

    Su Florenzi non sono d’accordo. Ha fatto un salvataggio miracoloso colpendo il pallone di tacco e in attacco ha fatto un paio d’azioni interessanti. Direi una prestazione da 6 tra luci e ombre, con molti alti e bassi.
    Il peggiore in campo è stato nettamente Sturaro, che ha sbagliato tutto riuscendo persino a farsi ammonire per proteste. Si gioca il premio del peggiore assieme a Pellè, che comunque qualche buona sponda nei supplementari l’ha trovata dopo aver sbagliato tutto nei tempi regolamentari.

  3. Lorenzo Rocca

    8 Luglio 2016 alle 17:33

    Concordo.

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