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Il bias del tifoso

Adesso che il campionato è quasi finito (Scudetto, posti Champions praticamente assegnati, lotta per la salvezza idem) possiamo tirare una linea, come si faceva a scuola, e dire chi sono stati i buoni e chi sono stati i cattivi.

Alla fine del girone di andata, mi ero riciclato come aruspice e avevo scritto (ahimè):

“Se continuasse così (ma non è detto, “potrebbe piovere”), [la Juventus] arriverebbe a malapena a 70-75 punti, che potrebbero non essere sufficienti per arrivare nelle prime quattro (ma lo sarebbero per entrare in Europa League).”

Ebbene, ci siamo. La Juventus, a una partita dal termine, ha 75 punti. Due stagioni fa bastarono 69 punti per andare in Champions, quest’anno potrebbero non bastarne 78.

Anzi, agevolo tabella:

A prescindere da questo, se la Juve avesse… un momento! Non sto cercando alibi, né giustificazioni, sia chiaro.

Né voglio fare il complottista o assomigliare a un tifoso di qualche altra squadra. Le lamentele non fanno parte del mio essere tifoso. E la maggior parte dei tifosi che conosco, piuttosto che lamentarsi della sorte avversa sono capaci di prendersela con la squadra, con l’allenatore, con i calciatori o con sé stessi, addirittura.

Quello che voglio notare è che mentre in passato sono stati montati ad arte degli episodi, facendoli risaltare come decisivi, mentre non lo erano (e lo vado testé a dimostrare), quest’anno si sta facendo l’esatto opposto, minimizzando una serie di episodi che, sommati, decisivi lo sono stati davvero.

Partiamo dalla madre delle lamentele avverse, e per farlo dobbiamo tornare alla stagione 1960-61.

Al termine della giornata 27 di quel campionato, 10ª di ritorno, la classifica vedeva la Juventus a 40 punti, il Milan a 37 e l’Inter a 36 (due punti per la vittoria, nda).

Il 16 aprile si giocò Juventus-Inter: il Comunale era stracolmo, al punto che le tribune non bastavano a contenere tutti gli spettatori, molti dei quali sciamarono ai bordi del campo, sistemandosi sulla pista di atletica.

“La gente stava a pochi metri di distanza ma un pericolo vero e proprio non c’era”

disse all’epoca Aristide Guarneri, stopper dell’Inter e della Nazionale.

Non la pensava allo stesso modo l’arbitro che alla mezz’ora sospese l’incontro, per poi sancirne la definitiva interruzione.

La Federazione diede partita vinta a tavolino all’Internazionale (0-2), come da regolamento. E sempre come previsto dal regolamento, la Juventus fece ricorso.

Prima di arrivare all’epilogo, nelle giornate successive, la Juventus rimediò 3 vittorie, un pareggio e 2 sconfitte, per un totale di 7 punti.

L’Internazionale, invece, 3 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta, per un totale di 8 punti.

Proprio la sconfitta dell’ultima giornata (il 2 a zero subito a Catania, giorno in cui nacque la famosa espressione “Clamoroso al Cibali”) precluse qualunque velleità dei neroazzurri, anche se si fosse dovuta rigiocare la partita con la Juventus.

Cosa che successe realmente, perché la Commissione d’Appello Federale aveva accolto il ricorso della Juventus, imponendo di rigiocare la partita.

Dunque, prima della ripetizione della partita, la classifica recitava così: Juventus, primo posto, 47 punti; Milan, secondo posto, 45 e Internazionale, terzo posto, 44 punti.

Il 10 giugno, a campionato concluso, l’Inter decise, come aveva fatto la Pro Vercelli 50 anni prima proprio contro i neroazzurri, di schierare una formazione composta da soli giovani, con una differenza.

La Pro Vercelli, nel 1910, aveva protestato presso la Federazione per un torto subito: era necessario uno spareggio per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia e le due società spareggianti, Pro Vercelli e Internazionale, non erano d’accordo sulla data della partita.

L’articolo 8 del regolamento federale stabiliva che ogni eventuale spareggio si sarebbe tenuto sul campo della società col miglior quoziente reti, quindi a Vercelli.

Ma per stabilire la data si fece un pastrocchio; poiché debuttava la Nazionale italiana il 5 maggio, furono decise tre possibili date precedenti a quella: il 17 aprile, il 24 aprile e il 1° maggio.

Il Presidente della Pro Vercelli, Luigi Bozino, comunicò alla FIGC la sua opposizione alle prime due date e richiese la disputa della gara al 1° maggio per motivi organizzativi.

L’Internazionale, però, manifestò il suo rifiuto a quella data.

Il Consiglio federale, che sospettava che il rinvio fosse stato chiesto dalla Pro Vercelli solo per consentire ai propri elementi un maggior riposo, decise di fissare la gara per il giorno 24 e di programmare per il 1° maggio l’eventuale ripetizione da giocare in caso di pareggio.

Il presidente Bozino, dopo aver proposto all’Internazionale di disputare lo spareggio il 1° maggio, però a Milano, ottenendo un rifiuto, annunciò che la Pro Vercelli avrebbe schierato la formazione giovanile, composta da ragazzini dagli undici ai quindici anni.

Quindi portò avanti la protesta a proprio discapito, perdendo titolo, faccia e convocazioni dei propri tesserati per la nazionale di calcio.

L’Inter, invece, nel 1961, anche se avesse schierato i titolari, e avesse vinto, sarebbe comunque arrivata dietro la Juventus, quindi la sua fu una protesta di sola facciata, senza rimetterci nulla.

Eppure, chiedete a chiunque sappia di questa storia: vi dirà che la Juventus ha rubato lo scudetto, facendo giocare i “grandi” contro i “ragazzini” e vincendo per quello facilmente 9 a 1 (con sei gol di Sivori).

Andiamo avanti.

Nella stagione 1980-81, testa a testa tra Juventus e Roma. Tutti ricordano il gol annullato a Turone per “una questione di centimetri” (cit. Dino Viola, presidente giallorosso).

Come ebbe a dire Carlo Sassi, giornalista RAI:

“la moviola dimostrò che il gol era irregolare, che Turone era oltre Prandelli (all’epoca difensore della Juve, nda), poi però a Roma con un marchingegno particolare dimostrarono che invece non era in fuorigioco, il che non era vero”

Ma la questione non è quella. La questione è che quel fatto oscurò altri due episodi, molto gravi, successi ai danni della Juventus.

A gennaio di quell’anno, infatti, la Juve perse il Derby con due episodi contestatissimi: l’annullamento di un gol di Tardelli sull’1-0 per i bianconeri e l’irregolarità del gol della vittoria di Graziani.

Ai giocatori non andava giù e parecchi di loro nel dopopartita si lasciarono andare a dichiarazioni contro l’arbitro Agnolin. Conclusione? Dopo le squalifiche di Bettega e Gentile (due turni) oltre che di Furino e Tardelli (uno solo), arrivò la squalifica per QUATTRO MESI per l’arbitro bassanese, anche per aver detto ai calciatori

“State calmi, altrimenti vi faccio un mazzo così”

Quindi qualcosa era successo realmente. Ma l’episodio ancora più decisivo di quella stagione fu ancora più incredibile.

L’attaccante juventino Bettega, sulla base di dichiarazioni di calciatori avversari, relative a tentativi di “combine” MAI PROVATE, fu squalificato: la squalifica arrivò a distanza di quasi due mesi dall’episodio contestato, al momento giusto affinché una delle tre giornate di squalifica venisse scontata proprio nella partita decisiva contro la Roma.

Eppure, tutti ricordano solo il gol di Turone.

Andiamo avanti: stagione 2011-2012.

Il 25 febbraio 2012 Milan-Juventus, partita importante, ma non decisiva (si era alla venticinquesima giornata, e le squadre erano appaiate in vetta a cinquanta punti).

I veri protagonisti furono l’arbitro Tagliavento e il guardalinee Romagnoli, capaci di non vedere un gol regolare di Muntari (respinto da Buffon quando aveva ormai superato la linea) e annullarne uno a Matri per un fuorigioco inesistente.

Ma, indovinate? Tutti parlano solo del gol di Muntari.

Aspettate, non ho finito.

Si gioca Inter-Juventus, campionato 2017-2018. La Juventus ha perso in casa lo scontro diretto con il Napoli, che aspetta l’esito dello scontro dei bianconeri in un albergo di Firenze, per la trasferta del giorno seguente nel capoluogo toscano.

Solita partita, tensione alle stelle, il VAR richiama l’arbitro su un episodio e viene espulso un centrocampista neroazzurro. Nel frattempo, la Juve, in vantaggio 1-0, si è fatta rimontare e perde 2 a 1.

Pjanic, già ammonito, non viene sanzionato con il secondo giallo dopo un fallo ad inizio ripresa. Apriti cielo. La Juve, che azzecca i cambi, vince in rimonta contro gli uomini di Spalletti, che sbaglia i cambi, ma tutti a parlare SOLO di quell’episodio. Il Napoli, a cui sarebbe bastato vincere per zittire tutte le polemiche e rifarsi sotto a -1, perde invece 3 a 0 a Firenze.

Lamentele per episodi singoli. In un gioco, quello del calcio, in cui, come ho sentito dire da un allenatore recentemente

“ogni partita di novanta minuti ha al suo interno centinaia di “situazioni”, se non migliaia”

Quelli che ho raccontato sono episodi singoli in stagioni in cui Roma, Milan, Napoli, etc., hanno avuto sia episodi a favore sia episodi a sfavore, in cui il singolo episodio non avrebbe in alcun modo (anche perché in alcuni casi non è dimostrabile) cambiato la sostanza delle cose.

L’esempio più lampante è quello del 1961: una partita che viene marchiata come un’infamia, ma che in realtà era assolutamente ininfluente per la classifica.

Quello che invece è successo in questa stagione è veramente allucinante. E sia chiaro: la classifica finale, per me, è quella alla trentottesima giornata, senza dietrologie e con tutte le squadre che saranno nella posizione meritata.

Però…

Però, fin dall’inizio di questa stagione, si sono succeduti una serie di episodi “sfortunati”. E, mi ripeto per l’ennesima volta, non sono complottista, né penso che gli arbitri siano mai stati in malafede.

Sono semplicemente la più scarsa generazione di arbitri che io abbia mai visto. Si salva solo Orsato. Tolto lui, mediocrità (quando non peggio) assoluta.

Quest’anno abbiamo subito espulsioni alquanto strane, Chiesa al suo debutto in bianconero e Bentancur nell’ultima, giusto per dirne due, ma anche Morata a partita finita o Cuadrado nell’ultima partita dello scorso anno solare.

Abbiamo visto gli avversari fare gli stessi falli e non essere a volte neanche sanzionati, a volte nemmeno con il calcio di punizione (Atalanta, Milan e Torino).

Abbiamo subito gol strani, come l’autogol di Chiellini dell’ultima giornata.

Ma soprattutto abbiamo visto negarci calci di rigore solari (non sto qui ad elencarli), che però ad altri sono stati dati.

Non si tratta di un episodio, si tratta di MOLTI episodi.

Ma se la Juventus è attualmente quinta, e se non si qualificherà neanche per la Champions, sia chiaro, è solo esclusivamente per colpe proprie.

Senza alibi. E senza lamentele. SL.

 

P.S.: chi vive in una realtà alternativa, in cui professa di essere “migliore”, “onesto”, impari a vincere. Perché a perdere, nonostante dovrebbe essere abituato (cit.), non ha mai imparato. E quando capita che il campo li premi, pensino a gioire delle proprie fortune. Perché sono fuggevoli, e durano veramente poco.

P.S.2: Tutte le società sono state travolte dalla pandemia. Non credo che esistano molte squadre con i conti in attivo. La differenza la faranno le spalle. Chi avrà le spalle larghe e coperte, con realtà industriali solide, ci sarà ancora. Per gli altri, prevedo tempi duri, quindi riteniamoci fortunati ad essere nelle stesse mani dal 1923. Sperando che le proprietà tornino ad essere italiane (e non lo dico per sciovinismo) invece che in mano a stranieri ai quali di noi tifosi non importa un fico secco.

P.S.3: “Bias cognitivo”, in psicologia, indica una distorsione, una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppata sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio. Ne siamo colpiti tutti, chi più, chi meno. Loro di più.

 

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