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Il centrocampista: cronistoria del peccato originale

A qualcuno verrà l’orticaria vedendo accostate le parole “centrocampista” e “Juve” per l’ennesima volta, magari a qualcun altro la curiosità di leggere ed esclamare: “eh, ma io la dico da una vita”. Da qualsiasi punto di vista la si guardi, il tema di un possibile acquisto a centrocampo, è qualcosa che periodicamente ritorna in tutti i bilanci di mercato, nelle prospettive di strategie future, a volte addirittura un nodo cruciale attraverso cui sviscerare analisi tattiche, anche forzate per carità. Teniamo conto però che, se anche Marotta nel pre-partita della finale di supercoppa è stato lapidario sulla necessità di un rinforzo importante a metà campo, allora “forse” un problema c’è. È qualcosa che unisce e divide la tifoseria allo stesso tempo. Unisce perché è difficile trovare qualcuno che non pensi quanto sia necessario che la società faccia un simile intervento. Divide perché da un lato si prende la palla al balzo per denigrare tutto l’eccellente lavoro fatto dai dirigenti in questi anni, mentre dall’altro si fa l’esatto contrario, ovvero si menziona l’eccellente lavoro fatto per sminuire una mancanza a cui la società sta cercando invano di colmare da due anni.

Proprio nell’estate 2015 parte la nostra storia e una rincorsa che sembra non avere fine e che si è complicata anche a causa dei continui rimescolamenti tecnici.  Pirlo se ne va negli Usa, mentre Vidal viene ceduto al Bayern.  Arriva Khedira, ma manca il trequartista tanto desiderato da Allegri. Nel frattempo la stagione comincia con due sconfitte nelle prime due partite, con Marchisio e Khedira out per infortunio e  scatta subito l’allarme centrocampo. Il doppio “ripiegone” del 31 agosto porta in dote Lemina in mezzo e Hernanes sulla trequarti dopo essersi lasciati sfuggire Draxler, a lungo in pugno. In campionato però, il distacco dal vertice aumenta e solo con il recupero di Marchisio e Khedira la squadra riuscirà a compattarsi unitamente al ritorno alla difesa a 3, e a compiere la rimonta che in 4 mesi la porta dall’undicesimo al primo posto. Sembra però evidente come, senza quei due ad assistere Pogba, le riserve non siano all’altezza della situazione, tant’è che anche a Monaco, quando la Juve subisce la rimonta da 2-0 a 4-2, Marchisio è infortunato, mentre Khedira era sotto la doccia dal 60’.

Appare lampante come l’obiettivo del mercato 2016 debba essere un centrocampista di livello, un’alternativa importante. L’obiettivo dovrebbe essere duplice, dal momento in cui Marchisio si rompe il crociato che lo costringerà a stare fuori per 6 mesi. A giugno arriva subito Pjanic e la strada sembra quella giusta, si sussegue però una girandola di nomi, buona solo a riempire giornali e siti web: Matic, Matuidi, André Gomes i nomi più ricorrenti. Sarà invece Pogba a lasciare Torino, così come Witsel , che il 31 agosto sembra essere un po’ più di un ripiegone e che a Torino viene solo per fare le visite mediche, salvo essere richiamato in fretta e furia dallo Zenit facendo saltare così il trasferimento. La Juve si fa tutto l’autunno 2016 in testa, vince, ma non convince e quando il gioco si fa duro spesso cade: a Milano (due volte), a Marassi, a Firenze, quando Chiellini si lascia scappare in un’intervista post-gara quanto Pogba manchi alla squadra. A quel punto Allegri interviene nuovamente e vara il 4-2-3-1 che permette a Pjanic e Khedira di svoltare la loro fin lì non entusiasmante stagione, a Marchisio ancora lontano parente del giocatore pre-infortunio di accomodarsi in panchina insieme a Rincon comprato un paio di settimane prima per 8 milioni (altro “ripiegone”), e a Mario Mandzukic di diventare imprescindibile. I suoi ripiegamenti a sinistra, i suoi duelli con cui riesce a far valere gli oltre 190 cm di altezza, ricordano a tanti il lavoro di Pogba. È la svolta che permette ad Allegri e ai suoi di fare il terzo double consecutivo in Italia, di arrivare a Cardiff schiantando Porto, Barcellona e Monaco. A Cardiff, oltre alle innumerevoli voci su quanto accaduto nell’intervallo, accade anche che Pjanic e Mandzukic si facciano male, restando in campo acciaccati, che Khedira non abbia ancora la condizione migliore dopo l’infortunio della semifinale e che Casemiro, Kroos e Modric prendano così il sopravvento. Modric, nei giorni successivi alla finale, ha poi sottolineato come a Cardiff lui e i suoi compagni, abbiano visto la mediana bianconera in forte difficoltà, spingendo decisi sull’acceleratore.

Si arriva così all’estate 2017, a un precampionato oggettivamente deludente (ma altrettanto oggettivamente poco importante) e a una supercoppa in cui, tra i tanti motivi (per esempio formazione sbagliata) che hanno portato alla sconfitta non si può negare come il centrocampo laziale, folto e muscolare, abbia messo in seria difficoltà i nostri, anche se all’Olimpico non c’erano Casemiro, Kroos e Modric, ma Luis Alberto, Parolo, Leiva e Milinkovic (forte, anzi fortissimo, io andrei da Lotito a prenderlo con valigioni di soldi). Fare processi è prematuro, visto che ci sono ancora 15 giorni di mercato e quindi tempo per sistemare le cose, che non sarebbe stato semplice ripartire dopo Cardiff lo si sapeva. Però le domande sembrano legittime: perché per il terzo anno consecutivo la Juve entra nelle due ultime settimane di mercato con il punto interrogativo del centrocampo ancora aperto? Perché un rinforzo che serve come il pane, cosa che è nota da ben prima della finale di Cardiff, non è stato ancora preso? Che sia la volta buona, come riportano i media sportivi più noti, per l’arrivo di Matuidi? Ci sarà poi tempo e modo di arrovellarsi intorno al nome del francese per sentenziare se sarà più o meno utile alla causa, come troppo spesso avviene nel caso di nuovi arrivi sotto la Mole.

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