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Il secondo anno di Allegri

C’è un aspetto curioso nelle gioie vissute dagli juventini in questo ultimo lustro che, ripensando ai successi ottenuti, produce un’ulteriore dose di endorfine: gli scarti del Milan giunti in bianconero e le profezie mancate dei tifosi rossoneri.
Non potrò mai dimenticare gli amici tifosi di quella squadra che mi rincuoravano, deridendomi, per essersi la Juve sobbarcata il peso ingombrante di un Pirlo ormai rotto e a fine carriera: “Vedrai quante urla caccerete fuori quando perderà un pallone velenoso a centrocampo e vi farà perdere una partita importante!”
Ho aspettato 4 anni, invano.
Come non bastasse Pirlo abbiamo tesserato anche il loro ultimo allenatore vincente e la litania è ripresa: “Senza uno come Conte (che fino al 16 luglio 2014 era solo uno scommettitore esaltato ruffiano, ndr) vedrai come finisce presto la serie di vittorie. Allegri vi rovinerà il giocattolo.”
Undici mesi dopo eravamo ad un passo dalla stagione praticamente perfetta!

Non contento, il tifoso milanista in vena di previsioni nefaste, ha iniziato questa stagione con un altro dei suoi “must”: “Il secondo anno di Allegri” ovvero “come rovinare quanto di buono fatto nel primo”. Esiste infatti una vulgata per cui l’attuale allenatore della Juventus centri gli obiettivi al primo anno (perché sfrutta il lavoro dei suoi predecessori, recita sempre la saggezza popolare) e fallisca miseramente al secondo, quando è costretto a metterci del suo. Oltre al mancato Scudetto al Milan, infatti, gli va male anche il 2° anno di Cagliari, esonerato ad aprile, mentre al Sassuolo resta una sola stagione in cui vince il campionato di C1, fosse rimasto anche quella dopo sarebbe sicuramente retrocesso (recita il teorema).

In questo delirio di previsioni e dati ammassati senza alcuna base scientifica, un po’ come certe statistiche sfornate da un signore che di mestiere fa l’amministratore delegato, ho trovato alcuni elementi che, sì, effettivamente mettono in parallelo il secondo anno di Massimiliano Allegri al Milan (stagione 2011/12) e quello in corso alla guida della Juventus Fc.
Questo l’elenco di fattori e situazioni assimilabili tra le due stagioni:

  • come già detto prima, Allegri è l’allenatore campione in carica;
  • a contendere il secondo scudetto consecutivo c’è una squadra affamata di successo che viene da un paio di stagioni deludenti e quindi non considerata tra le pretendenti al titolo ad inizio stagione. La Juve di Conte allora, reduce dai due famigerati settimi posti, il Napoli di Sarri oggi, reduce dal fallimento del biennio Benitez;
  • una lunghissima serie di infortuni colpisce la rosa a disposizione dell’allenatore livornese. Nel 2011/12 Allegri dovette far fronte a una vera e propria ecatombe, tra scontri di gioco, problemi muscolari, Flamini che salta praticamente tutta la stagione, Thiago Silva che forza il rientro contro la Roma e poi resta fermo un mese, di Pato inutile ricordare il calvario infinito, la paralisi al nervo ottico di Gattuso e, manco fosse un affollato reparto di geriatria, la leggera ischemia di Cassano. Totale delle partite del solo campionato saltate da tutta la rosa: 250!
    In questa stagione, in misura molto minore rispetto all’ecatombe rossonera di quattro anni fa, Allegri ha dovuto ugualmente fare a meno, causa infortuni, di diversi elementi della rosa, quasi tutti nella parte più delicata della stagione, quella iniziale, in un anno in cui questa è stata fortemente rinnovata: Khedira e Marchisio soprattutto, ma anche le lungodegenze di Caceres, Asamoah, Pereyra e quella misteriosa di Lemina (brutta bestia il tendine rotuleo), i vari acciacchi a Chiellini e Barzagli, l’operazione al cuore di Lichtsteiner e speriamo di fermarci qui.
  • Ad aumentare la similarità tra le due annate c’è il fattore contrario per le dirette concorrenti alla vittoria finale: la Juve di Conte allora, il Napoli di Sarri oggi affrontano la stagione quasi sempre con il collettivo al completo grazie a pochissime assenze.
  • Entrambe le stagioni sono le prime dopo l’addio di Pirlo e non è certo una condizione di poco conto; nel bene e nel male non avere più un giocatore come il bresciano cambia alcune impostazioni del gioco di squadra;
  • Ultimo pezzo di questo mini-puzzle chiamato “coincidenze” la rocambolesca qualificazione ai danni di Arsenal (ottavi di finale, Champions League) e Inter (semifinale, Coppa Italia) in due competizioni ad eliminazione diretta. Il Milan di Allegri strapazza per 4-0 i Gunners mentre la Juve travolge l’Inter 3-0 nelle due gare di andata. Al ritorno un eccessivo rilassamento e due approcci completamente errati rischiano di compromettere la qualificazione al turno successivo. Entrambe le partite finiscono con uno 0-3 per gli avversari; all’Arsenal non basta per ribaltare il punteggio mentre all’Inter, è roba recente (i nostri divani sono ancora caldi), saranno fatali i rigori.

Fin qui le analogie. A noi, ovviamente, interessa molto di più trovare le difformità, perché nessuno juventino vuole che la stagione di Allegri abbia per lui lo stesso epilogo del 2012, anno di uno degli scudetti più belli della storia bianconera. Cosa accadde a quel Milan per perdere il campionato appannaggio della Juve di Conte?
In questi giorni cade il quarto anniversario dello scontro diretto nel girone di ritorno, quello che passerà alla storia come la partita del “gol di Muntari“, non so se avete presente. Ed è solo per colpa delle attuali congiunture negative del Diavolo che nessuno ne ha parlato in questi giorni, anche perché gli house organ erano impegnati col trentennale della Presidenza Berlusconi.
Dopo quella partita, finita in pareggio e su cui è stato detto di tutto e oltre, il Milan si ritrovò comunque in testa alla classifica per tutto il mese di marzo. Furono piuttosto alcuni passaggi a vuoto dei rossoneri (pareggio di Catania, sconfitta in casa con la Fiorentina) a consegnare la vetta della classifica di nuovo alla Juventus che, nel frattempo, inanellava una striscia di otto vittorie consecutive interrotta solo dallo sciagurato pareggio interno col Lecce alla penultima giornata. Nel frattempo, però, Galliani e Allegri continuavano a parlare della mancata assegnazione del gol di Muntari come dell’episodio chiave di tutta la stagione, non facendo altro che dare all’ambiente un alibi perfetto dietro cui nascondersi. Eccola, la prima differenza tra i due contesti: alla Juve è molto difficile sentire qualche tesserato soffermarsi su certi reiterati piagnistei. È raro che l’ambiente bianconero martelli sui mass media nel modo fatto da Galliani e Allegri versione 2012, soprattutto tenendo presente la scarsa propensione dei giornalisti verso la Juve su questi argomenti…
Alla Juve gli alibi sono bannati, lo ha esplicitato più volte Buffon in questi anni, basti pensare alla stessa partita un anno dopo, la sconfitta col Milan frutto del “fallo di ascella” di Isla su cui il nostro capitano non costruì nessuna polemica, fino al disastroso inizio di questa stagione in cui nessuno ha cercato motivazioni esterne a cui addossare colpe e mettere paraventi. Lo stesso Allegri, passato dalle strisce rosse a quelle bianche, sembra una persona diversa. Frutto di una personale maturazione, ovvio, ma sono abbastanza sicuro che anche la diversità di atteggiamento delle due società abbia influito in questa sua diversità.

Secondo punto di differenziazione: Maurizio Sarri non è Antonio Conte. A contendere il primato in campionato non mi pare ci sia un allenatore aduso a reggere una forte pressione esterna, e solo Dio sa cosa ci sia di più opprimente dell’ambiente napolista, così poco avvezzo a stare ai piani altissimi di classifica. Conte, oltre ad aver assimilato il DNA bianconero grazie ad una intera carriera tra le nostre fila, possiede le caratteristiche perfette di cui aveva bisogno quella rosa di giocatori, forte nel complesso ma zeppa di gente che, pur con doti tecniche non indifferenti, non aveva mai vinto nulla (Vucinic su tutti) oppure non lo faceva da parecchi anni (tutto lo zoccolo duro della Juve, i sopravvissuti al terremoto di calciopoli). Il momento topico di quella primavera, infatti, fu l’ormai celeberrimo “discorso dello sputare sangue” fatto ai giocatori della Juve prima della gara di Palermo e rubato dalle telecamere ai bordi del campo di allenamento. Un concetto poi trasferito al campo da quei ragazzi, artefici della serie di vittorie consecutive di cui sopra.

A differenza del Milan, inoltre, l’addio di Pirlo è stato ammortizzato dalla Juve per tempo, trovando in casa chi poteva sostituirlo. Già dall’anno scorso il ruolo è magistralmente interpretato da Marchisio, pur con modalità differenti, ovvio. Quattro anni fa, invece, Allegri dovette districarsi tra infortuni e giocatori che del regista non avevano praticamente nulla (Van Bommel, Seedorf e Flamini quando c’era).

Alla luce di tutte queste considerazioni mi butto anche io in una previsione, una di quelle intemerate per cui si rischia una figura di merda epocale, ma sono adulto, vaccinato e in buona compagnia. La divinazione è questa: non credo che da qui alla fine del campionato ci sarà una lotta serrata tra Juventus e Napoli, punto a punto come fu per Milan e Juventus nel 2012. Anzi, aggiungo che non vedo il secondo posto degli azzurri così al sicuro dal sopravanzare della Roma.

Al mese di maggio l’ardua sentenza.

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