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Il tifoso intossicato

Premessa. Come da me specificato in passato, fino a fine stagione non parlerò dell’annata in corso, ma di argomenti generali, o del passato, riguardanti la Juventus. Fine premessa.

Non sono un fan della psicologia, forse per i miei studi di ingegneria, o più probabilmente perché sono una persona molto pratica.

Però a volte la psicologia aiuta. Soprattutto nelle relazioni.

Calma, non mi riferisco alle relazioni tra persone, ma molto più semplicemente alla relazione “tifoso-squadra”.

In termini generali, il tifoso, come avevo già detto su queste pagine, è fondamentalmente un masochista, persona in cui le sensazioni dolorose favoriscono la produzione di endorfine, sostanze chimiche associate però alla sensazione di piacere.

Quindi il masochista gode quando soffre.

Secondo lo psicologo americano Emmanuel Hammer, il masochista è “un depresso che spera ancora”, e nella sua infanzia ha imparato che la sofferenza è il prezzo da pagare per la relazione.

Allo stesso modo il tifoso spera, spera, spera sempre. E spesso soffre, perché l’oggetto della propria speranza non si realizza.

Mentre un fan di un gruppo musicale, o di un cantante, trae esclusivamente giovamento dall’esibizione dell’oggetto della propria passione, il tifoso segue la propria squadra anche se oggettivamente fa schifo.

La contesta, in maniera più o meno forte, ma la segue, perché c’è una sorta di “dipendenza affettiva”.

Se è vero che la dipendenza è in un certo modo normale, in una relazione, diventa pericolosa quando ricorda una “tossicodipendenza”, che è la cosa che si verifica nello sport, soprattutto nel calcio, sport più seguito di tutti.

Ogni tanto mi capita di conoscere qualcuno che non segue il calcio, e devo dire che ne rimango sempre molto affascinato, anche se la maggior parte delle persone che conosco, in un modo o nell’altro, sono tifosi di una squadra di calcio, in maniera più o meno “tossica”.

Perché parlo di tossicodipendenza?

Perché, molto brevemente, ritengo che il rapporto “tifoso-squadra”, qui in Italia, stia diventando altamente tossico.

Ora, qualcuno di voi mi chiederà: “Francesco, visto che pubblichi sempre tutti quei dati, qual è la tifoseria più tossica?”.

Niente tabelle, ma ve lo dico lo stesso. È la tifoseria di cui faccio parte, cioè quella juventina.

Per spiegarlo uso un esempio, sempre legato al calcio e sempre legato alla Juventus.

Nel 1986, a conclusione di un ciclo fantastico, Giovanni Trapattoni lasciò la Juventus dopo un decennio. Sei scudetti, due Coppe Italia, e uno ciascuno dei trofei continentali, più la Coppa Intercontinentale.

Per i successivi otto anni, con quattro allenatori ad alternarsi in panchina, la Juve vinse “solo” una Coppa Italia e due Coppe Uefa. Otto anni senza scudetto.

Alla Juve blackout così lunghi erano rari, perché in precedenza solo successivamente al quinquennio d’oro era capitato un periodo così lungo senza titolo nazionale (dal 1936 al 1949, ma in mezzo c’era stata la Guerra).

Oggi assistiamo (forse) alla conclusione di un altro ciclo straordinario, iniziato nel 2011, e che, con quattro allenatori, ha portato in bacheca nove scudetti (TUTTI), quattro coppe Italia e cinque Supercoppe Italiane.

Ora pensiamo, nei tre periodi che ho descritto, 76-86, 87-94 e 2011-2021, all’atteggiamento del tifoso medio juventino. Bisogna però dire che i primi due periodi hanno una differenza fondamentale dall’ultimo.

In quegli anni, le partite le vedeva solo chi andava allo stadio, e chi non ne aveva la possibilità si doveva accontentare dei servizi di 90° minuto.

Non c’era internet, non c’era la possibilità di rivedere gli “highlights”, come si chiamano oggi. C’era la tradizione orale. Il lunedì mattina, quelli fra noi che avevano visto i gol, li raccontavano agli altri.

Il calcio in quegli anni si viveva così.

Quindi anche il periodo 87-94, fondamentalmente avaro di vittorie, fu vissuto sull’onda del “la prossima partita/stagione andrà meglio”, alla fine della lettura di Tuttosport. Senza grossi drammi.

Certo, la tifoseria più passionale, quella che andava allo stadio, era certamente “infervorata” dal lungo periodo senza titoli, ma non essendoci i social, come detto, la rabbia rimaneva abbastanza contenuta, quanto meno geograficamente.

In quel periodo sono andato spesso allo stadio, quasi sempre in trasferta (magari perché ero lì per lavoro) e tra i tifosi bianconeri c’era una bella atmosfera: è lì che ho conosciuto gente di tutta Italia, che seguiva la Juve ovunque.

Ora, per parlare dell’ultimo periodo, devo partire dagli altri tifosi.

Quelli di Milano, Roma, Napoli e di tutte le squadre che in questi ultimi nove anni hanno vinto, tutte insieme, meno della Juventus.

Come vive la passione il tifoso di una squadra che è arrivata seconda, terza, quarta, ma che non ha mai potuto competere per il titolo?

Certamente peggio di come noi abbiamo vissuto quegli otto anni senza scudetto.

Peggio perché mai avrebbero immaginato che la Juventus, dopo il 2006, avrebbe potuto mettere insieme tutti questi trofei, comprare uno dei più forti giocatori di tutti i tempi, ed entrare stabilmente tra le prime otto squadre d’Europa.

La “eliminazione totale” della Juve, voluta nel 2005 da qualcuno (non si saprà mai chiaramente chi – certamente una coincidenza di interessi tra il mondo esterno e quello interno alla Juventus), come chi affermava, ad esempio:

“Lo farò, io vivo per quello: fare il ribaltone, buttar tutti di sotto dalla poltrona” (F. Baldini);

non era stata portata a termine, ma aveva convinto le tifoserie (non juventine, ma anche qualche juventino) che la Juve non sarebbe mai risorta.

Invece non è stato così. La Juventus nel 2010 è tornata in mano alla famiglia Agnelli e da allora è cresciuta, anno dopo anno.

Quindi li capisco, quelli che si erano illusi che il calcio fosse migliore, mentre l’Italia perdeva posizioni nel ranking Uefa, grazie alla partecipazione di piccole squadre alle coppe europee, o mentre il prodotto “calcio italiano” veniva svilito dagli accordi per spartirsi il potere dei suoi vertici.

E mentre la stampa e i media perdevano, pezzo dopo pezzo, persona dopo persona, la dignità e la professione.

Il calcio non era migliore, perché mancava la Juventus. E loro non avevano più nemici, qualcuno su cui rovesciare tutta la repressione di un rapporto “tossico” con il calcio che si era sempre più andato formando.

Qualcuno disse pure che la Juventus stava diventando simpatica, mentre all’estero le squadre inglesi, le due spagnole e la tedesca si spartivano i soldi della Uefa.

Per fortuna, la Juventus è risorta ancora una volta, e l’Italia di conseguenza ha iniziato a scalare posizioni nella classifica per club continentale (e se siamo al terzo posto nella classifica per nazioni, non è grazie a chi non partecipa alla Champions o viene eliminata al primo turno, ma grazie alla Juventus, e in parte alla Roma).

Ora qualcuno si chiederà: perché hai affermato che la tifoseria messa peggio è proprio quella della Juventus?

Perché non gode dei propri successi.

Perché ha lo sguardo irrimediabilmente rivolto al passato.

Perché dovrebbe affrontare ogni stagione, conscia di tifare per una società solida, con una famiglia che da quasi cento anni ne gestisce le sorti, con un atteggiamento di superiorità.

Dovrebbe affrontare ogni stagione con il sorriso sulle labbra, invece se si leggono i social e i blog dedicati, c’è una vera e propria ossessione.

I media continuano il loro lavoro di demolizione e delegittimazione, le Federazioni, soprattutto per incapacità, non sono in grado di garantire equità, e i tifosi della Juve cosa fanno? Fanno il loro gioco.

Come Tafazzi, si prendono a bottigliate sui “gioielli di famiglia”.

Ogni tanto mi arrabbio con qualche juventino e gli dico “Ti lamenti? E gli altri cosa dovrebbero fare? Spararsi?”.

La tifoseria della Juventus è intossicata, perché (non solo per colpa dei tifosi) ogni tre giorni c’è una partita, e si passa a descrivere la Juve un giorno come se fosse l’Olanda di Rinus Michels e il giorno dopo la Longobarda di Oronzo Canà.

La tifoseria della Juve è intossicata perché non ha festeggiato gli ultimi due scudetti, perché erano scudettini, salvo incazzarsi se i tifosi delle altre squadre li descrivono così.

La tifoseria della Juventus è intossicata perché non riesce più a vivere il tifo come passione, ma deve scrivere su Twitter prima della partita, durante la partita, dopo la partita.

La tifoseria della Juventus è intossicata perché ormai tra gruppi, blog, chat e social, è sempre connessa e non stacca mai.

Tifosi della Juventus, disintossicatevi. Ogni tanto, guardate un film, andate a fare una passeggiata, leggete un libro, giocate a carte con vostra moglie (o vostro marito).

Ma disintossicatevi. E se proprio non riuscite a non seguire uno sport, guardatevi un incontro di tennis, o una gara di sci.

Non fate come me, ogni tanto staccate.

E forza Juventus, fino alla fine.

2 Comments

  1. Lorenzo

    20 Febbraio 2021 alle 14:44

    Medice, cura te ipsum!

    • Francesco Di Castri

      11 Marzo 2021 alle 08:59

      Prometeo, che aveva fabbricato gli uomini, appese al collo di ognuno due bisacce, l’una piena di vizi altrui e l’altra dei vizi propri; quella dei vizi altrui la pose davanti, mentre l’altra la appese dietro. Questo è il motivo per cui gli uomini scorgono a prima vista i difetti altrui, mentre quelli propri non li mettono mai sott’occhio.

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