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Il Trecentocinquantadue, parte II. Requiem

Con questo post ho intenzione di chiudere un cerchio, di ammettere alcuni errori e di trascorrere serenamente (sì, come no ….) il resto della stagione.

Si parlerà di evoluzione tattica e del superamento del 352, anzi del trecentocinquantadue, poichè è giusto far assurgere tale sistema di gioco ad entità metafisica, riconoscendogli così il ruolo avuto nel dibattito di milioni di juventini in questi ultimi anni. Dunque, ca va sans dir, vi avverto che si parlerà anche, se non soprattutto, di Antonio Conte.

Su Juve a Tre Stelle si è dibattuto del trecentocinquantadue fin dall’inizio della precedente stagione con l’omonimo post “Il Trecentocinquantadue“, di cui per l’appunto il presente articolo ne è la naturale (o innaturale, dipende dai punti di vista) prosecuzione. L’immagine che ne sponsorizzava il contenuto è la stessa, al netto della listata a lutto. Ebbene sì, con questo articolo il sottoscritto chiuderà il cerchio e non parlerà mai più dell’entità di cui sopra (almeno, lo spero …).

La tesi di fondo è che Antonio Conte è stato superlativo nel raccogliere una squadra allo sbando, in crisi di identità, dandole gioco, idee, personalità. Probabilmente solo lui, per una serie di ragioni, poteva avere la meglio in questa impresa titanica. Ha affrontato una reale emergenza e l’ha gestita con soluzioni brillantissime, operando un’evoluzione nelle scelte di uomini, strategie di gestione della gara e soluzioni tattiche che ha portato alla fine del primo anno del triennio contiano per l’appunto al nostro caro trecentocinquantadue. Ma queste soluzioni, per loro natura, erano per l’appunto emergenziali.

Senza dilungarci in analisi e percorsi già affrontati, diciamo che tali soluzioni andavano superate, adattate, evolute in approcci e scelte più normalizzanti. Quantomeno andavano affiancate da altre, forse più coerenti per altri contesti. Ma le scelte tecniche non sono andate in questa direzione. Si è infatti scelta la strada di azzerare i rischi.

Da un lato, ciò ha certamente permesso e creato i presupposti, lo so bene, per l’incredibile cavalcata dei 102 punti. Dall’altro, però, tale approccio conservativo ha comportato nell’ultima stagione una crescita tattica pressoché nulla del gruppo, a mio avviso inaridendo lo stesso Conte. Un peccato capitale che la Juve e lo stesso tecnico salentino hanno pagato con gli eventi del luglio appena trascorso.

E qui, fatemi fare un piccolo inciso. I fantastici 102 punti hanno segnato una stagione di certo esaltante ed è giusto che vengano enfatizzati con orgoglio. Ma questi 102 punti sono stati paradossalmente la misura del nostro successo e anche dei nostri limiti.

Ammettiamolo pure senza remore, l’attuale campionato italiano, visto come banco di prova, è a mio avviso quantomeno fuorviante per la Juve. Il suo organico, la sua società, i suoi asset sono sovradimensionati per l’attuale livello di competitività del calcio nostrano. Con tale premessa, se noi juventini, il Presidente, Marotta basiamo il proprio benchmark con la serie A, non possiamo non esser portati fuori strada. Ma davvero c’è qualcuno che pensa che se la Juve avesse giocato con un sistema alternativo al trecentocinquantadue, avrebbe rischiato di non vincere lo scorso campionato? Certamente non avrebbe fatto il cammino allucinante che ha caratterizzato l’annata appena trascorsa, ma Conte (e la Juve) avrebbe costruito qualcosa di tatticamente più completo, più vendibile, più duraturo se avesse scelto, almeno, anche altro.

Perchè la controprova è davanti agli occhi di tutti. Il gruppo è quello dello scorso anno. Io per primo, che da sempre ho avuto un approccio critico al trecentocinquantadue, nella centrifuga delle dichiarazioni di Conte, degli articoli, dei risultati, dei dibattiti sui social, sono stato convinto che quella soluzione tattica fosse la migliore possibile e, per fare altro, servisse intervenire in modo pesante sul mercato. Abbiamo sbagliato, il ragionamento si è dimostrato una gran cazzata (e scusate, ma quanno ce vò …). E hai voglia a dire che si è cambiato al momento giusto, il gruppo, gli equilibri, i centrali non adatti, l’assenza di esterni e Biancaneve che voleva otto nanetti invece che sette. Dal punto di vista della crescita tecnico-tattica, questo gruppo ha perso un anno e, forse, qualcosa di più importante a livello europeo. Un esempio lampante del lavaggio del cervello a cui siamo stati sottoposti è costituito dall’incredibile e immotivato scetticismo con cui è stata accolta la formazione e relative scelte tattiche pre Juve-Parma. E sto parlando di gente di cui a livello calcistico ho profonda stima e di calcio ne capisce tanto, ma proprio tanto.

Sull’addio di Conte si è detto e scritto tanto. E’ stato un evento lacerante, ammettiamolo, sulle cui cause ci ho riflettuto per mesi. Alla fine, sono arrivato alla conclusione che il motivo sia quello più normale, comune e scontato per la fine di ogni fenomeno umano: la mancanza di idee.

Parliamoci chiaro, Conte, come tipologia di allenatore e impostazione del lavoro, è il Sacchi del terzo millennio. In questa ottica, il fenomeno Conte era già stato analizzato, con tutti i suoi pregi e con tutti i suoi difetti. Conte è / sarà un top allenatore, l’abbiamo detto più volte e ancora più volte sottolineato, ma solo quando abbandonerà il dogmatismo, la sclerotizzazione, il fideismo, l’ipertrofica fiducia nel proprio sé che da sempre hanno caratterizzato Sacchi. Sacchi è stato un genio che certamente ha inciso profondamente nel calcio moderno, ma raccogliendo risultati e vittorie solo parzialmente proporzionali alla propria importanza e caratura. Il buon Arrigo, infatti, è stato a mio avviso fortemente limitato proprio da quegli aspetti accennati in precedenza.

Il fatto che Conte, divenuto CT, abbia  riproposto lo stesso sistema di gioco adottato nel club (il club …) non è altro che l’ennesima controprova del suo inaridimento tattico. Che comunque supererà, vedrete.

Conte deve crescere. Ma il bozzolo che la Juve gli garantiva non lo troverà da nessuna altra parte. La Juve stessa è in pieno percorso di crescita. Il percorso e le linee evolutive sia di Conte sia della Juve erano profondamente coerenti. Ma, a differenza del primo, solo il secondo dei due soggetti appena enunciati ne ha avuto consapevolezza.

 

Caro trecentocinquantadue, grazie per tutto quello che ci hai dato, ma come tutte le storie umane, per loro natura cagionevoli, anche tu hai avuto una fine. Caro amico estinto, Requiem.

 

4 Comments

  1. Andrea B

    25 Novembre 2014 alle 10:45

    Sul 3/5/2, l’inaridimento tattico di Conte e tutto quello che consegue non può che trovarmi d’accordo.

    Dire che Conte ha lasciato per “mancanza di idee” è forse l’ipotesi meno fantasiosa letta ed i fatti successivi ne danno un ragionevole fondamento.

    Però a questo punto ho delle domande a cui trovo risposte che non mi piaccino.

    Conte ha lasciato perché il suo dogmatismo lo aveva portato in un vicolo cieco. Allora mi chiedo perché arrivato a questo punto ha perfettamente ignorato le ottime prove di difesa a 4 come il doppio confronto contro il Real?
    (un pareggio stretto in casa e una sconfitta di misura in inferiorità numerica in casa di quelli che poi sono diventati campioni)
    Forse più che inaridimento la sua è stata solo paura? La soluzione era lì sotto gli occhi, un 4/3/1/2 con un trequartista incursore (Marchisio). Se sentiva il bisogno di cambiare per rigenerare il gruppo perché non ha proseguito in quella direzione?
    In fin dei conti il 3/5/2 prima di aprrodare a Torino non era un pezzo del suo “repertorio”.

    E poi andare in Nazionale e ritrovare gran parte degli elementi migliori della nazionale presi proprio da quel gruppo (che lui considerava ormai “esaurito”), non è forse un autogol?

    A tutto ciò trovo un’unica ratio, la paura di fallire e l’egoismo nel porre al primo posto nella sua carriera da allenatore il riconoscimento pubblico, la consolazione mediatica al lavoro svolto piuttosto che un reale interesse della “vittoria”. Perché per vincere bisogna anche sperimentare, fallire, mettersi in gioco e lui non è pronto psicologicamente per tutto questo.

    Non sarà mai, forse, un grandissimo allenatore.

    • Cosimo Bontà

      25 Novembre 2014 alle 11:11

      Il tuo commento e le tue domande sono assolutamente sensate. E i dubbi ci stanno tutti. Personalmente, sulla questione “psicologica” e la “paura” di non raggiungere più il successo considerando chiuso il suo ciclo alla Juve, ho sempre creduto poco. Nessuno può affermare di avere la verità. Ma se focalizzo il ragionamento sulla Juve (che mi interessa di più) e non su Conte, ciò che rileva è, come dici tu, che le soluzioni erano lì a portata di mano, mai percorse se non con il Real, ma con evidenti scopi di adattarsi all’avversario piuttosto che per ricercare nuove strade. Ci voleva altro. Per questo “altro”, non c’erano più idee da parte di chi doveva portarle. Dal punto di vista dello juventino, è questo ciò che conta.

  2. Carlo Francesca

    29 Novembre 2014 alle 03:23

    “…….. Conte è / sarà un top allenatore, l’abbiamo detto più volte e ancora più volte sottolineato, ma solo quando abbandonerà il dogmatismo, la sclerotizzazione, il fideismo, l’ipertrofica fiducia nel proprio sé che da sempre hanno caratterizzato Sacchi…”
    Antonio Conte è già oggi un grande allenatore, ma lo era ad Arezzo, a Bari, a Siena. Antonio Conte è uno studioso del calcio, uno sperimentatore, uno scienziato. Altro che dogmatico, sclerotico, fideistico. Credo che pochi abbiano cambiato tanto in solo 6/7 anni di carriera, con materiale non sempre di prima qualità, ma vincendo tutto quello che si poteva vincere in tutte le categorie. Antonio Conte è un innovatore e non ha ancora finito di stupirci e di vincere. Ho due certezza:
    1) Vedremo sempre meno giocatori della Juventus in Nazionale, salvo qualche fedele soldatino.
    2) Arriverà proprio in Nazionale al suo 334, magari con qualche accorgimento e qualche correttore.

    • Cosimo Bontà

      29 Novembre 2014 alle 17:43

      Ci tengo a sottolineare una cosa. Il post è riferito alle scelte fatte da Conte nelle sue stagioni alla Juve. Soprattutto all’ultima, quando i tempi erano a mio avviso maturi per “normalizzare” l’assetto tattico e renderlo realmente più offensivo. Quando perdevamo il pallino del gioco, difendevamo in 5. Hai visto il 352 del Bayern? Noi non potevamo mai applicarlo con quelle caratteristiche. Però potevamo giocare con un assetto più equilibrato. A ciò aggiungi un altro dato: ti rendi conto che, con gli stessi uomini, abbiamo fatto più transizioni offensive nelle ultime 5 partite che nelle ultime 2 stagioni? Qua non si discute di Conte in assoluto, ma delle sue scelte nelle ultime stagioni. E i recenti eventi dimostrano che si poteva fare altro. E che quell’altro ci avrebbe fatto comodo in n occasioni, l’ultima la semifinale di CL. Si è incartato, non vedendo soluzioni “altre” e a portata di mano. Gli 11 di Malmoe erano tutti in rosa anche lo scorso anno ;))

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