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Juve-Chievo 1-1: quando iniziamo davvero?

“La nostra stagione inizia sabato contro il Chievo. Dispiace essere a zero punti, ma c’è tutto il tempo per rifarci”.

Con queste parole l’allenatore bianconero, Massimiliano Allegri, ha presentato la sfida di sabato sera allo Juventus Stadium contro il Chievo Verona, con i veneti che ci arrivano forti delle due vittorie su altrettante partite, conquistate dall’inizio del campionato.

Il tecnico livornese accantona il 3-5-2 utilizzato nelle prime uscite stagionali per ritornare al 4-3-1-2 che ha fatto le fortune della Juve nella precedente stagione. Esordio assoluto in maglia bianconera per due brasiliani, Alex Sandro ed Hernanes. Il primo sostituisce, nella corsia di sinistra, lo squalificato Evra mentre l’ex giocatore di Lazio ed Inter viene schierato sulla trequarti, alle spalle di Dybala e Morata. L’attaccate spagnolo, preferito a Mandzukic, è all’esordio stagionale dal primo minuto. Oltre al bomber croato, Allegri fa sedere in panchina anche Lichtsteiner e Pogba, sostituiti rispettivamente da Caceres e Sturaro. Torna Marchisio nel vertice basso del rombo e Barzagli viene preferito a Chiellini. Dall’altra parte, Maran si schiera a specchio rispetto ai bianconeri e conferma gli undici che hanno fatto benissimo in queste due prime gare.

L’ingiusta chiusura della curva Sud per i fatti avvenuti all’Olimpico durante l’ultimo derby della Mole rende lo Juventus Stadium più silenzioso ma si respira comunque un’aria di riscatto e rivalsa dopo la falsa partenza in serie A.

Le primissime battute di gara vedono Alex Sandro molto voglioso di dimostrare il suo valore: il terzino brasiliano costringe subito Castro ad un brutto fallo, non punito dall’arbitro Guida, dopo un bel dribbling in progressione. L’ex giocatore del Porto si fa vedere anche per alcune precise diagonali a tutto campo che stoppano le ripartenze della squadra veneta. Se da una parte è lodevole il sacrificio del numero 12 bianconero, dall’altra questa anarchia tattica rappresenta un cattivo presagio: al quinto minuto, infatti, con il centrocampo della Juve rimasto colpevolmente scoperto, i gialloblù di Maran ripartono in contropiede con una bell’azione costruita con passaggi di prima che Hetemaj finalizza con un preciso collo-esterno all’angolino.

E’ una doccia freddissima per gli uomini di Allegri che però dimostrano subito di voler raddrizzare la partita, con una reazione tanto rabbiosa quanto confusionaria. Pereyra è il giocatore più dinamico tra i bianconeri: una sua accelerazione costringe Paloschi ad un fallo tattico che l’arbitro Guida decide (nuovamente) di non punire con l’ammonizione e, da un suo cross rasoterra di sinistro, nasce un assist perfetto per Bonucci che però manca di pochissimo. Tra questi due episodi, va annotata anche una bella parata dell’esperto Bizzarri su un diagonale mancino del Profeta Hernanes.

La fascia sinistra è dominata da Alex Sandro che si fa notare per diverse lunghe sgroppate: da una di queste nasce una palla tagliata nel mezzo che viene colpevolmente mancata dalla difesa scaligera ma che il sempre presente Pereyra calcia malissimo nel deserto della Curva Sud.

La pressione della Juve si fa sempre più forte e gli uomini di Maran sono schiacciati nella loro metà campo: da una bella azione Hernanes-Morata arriva una palla sporca nel mezzo dell’area che però Dybala, in acrobazia, calcia alto.

I bianconeri creano molto ma concludono poco: Dybala calcia debolmente di destro tra le mani di Bizzarri mentre Morata non riesce a concludere mai nella porta veneta. L’attaccante spagnolo eccede troppo nel tenere la palla attaccata al piede e non si fa mai trovare nell’area di rigore: alla Juve manca un punto di riferimento in attacco. Il risultato non si sblocca ed il pubblico dello Juventus Stadium accompagna con i fischi i giocatori all’intervallo.

Un risentimento muscolare per Marchisio costringe Allegri a buttare nella mischia Pogba ad inizio ripresa. L’ingresso del francese rappresenta una rivoluzione nel centrocampo bianconero: Hernanes diventa regista e Pereyra torna a fare il trequartista.

La prima occasione pericolosa del secondo tempo è però del Chievo: Buffon, con un miracolo, sventa un colpo di testa di Cesar che lo aveva preso in contro tempo. Un miracolo simile a quello fatto dallo stesso numero uno bianconero su Dani Alves, in quel di Berlino.

La Juve fa fatica ancora a creare gioco e con Pogba che tende ad allargarsi sulla sinistra, Alex Sandro sembra limitato nella spinta offensiva: in un paio di occasioni si fa intercettare, dal diretto avversario, il passaggio scontato proprio verso il centrocampista francese.

L’azione più pericolosa dei bianconeri arriva al minuto 57′: lo stratosferico Pereyra si libera della marcatura al limite dell’area e piazza un destro rasoterra dove Bizzarri non può nulla; il palo salva l’estremo difensore scaligero e poi la difesa veneta si immola sulla respinta a botta sicura con la porta vuota di Pogba; l’azione si conclude poi con un tiro alto di Dybala. Se alla disperata ricerca del pareggio ci si mette anche una buona dose di sfortuna, la salita si fa sempre più ripida.

Pochi minuti dopo, si ripresentano le analogie con Berlino: Pogba viene trattenuto per la maglia nell’area di rigore veneta ma, come in quel di Genova, Guida “non se la sente” (cit.) di fischiare l’estrema punizione. A questo episodio, segue un gol di Cesar che Guida annulla in maniera più che dubbia per un fallo su Bonucci.

Il cambio Cuadrado-Sturaro costituisce la terza rivoluzione nel centrocampo della Juve in poco più di un’ora di gioco: Allegri torna al 3-5-2 con il colombiano ed Alex Sandro sugli esterni, Hernanes in regia e Pereyra che torna a fare la mezzala; Mandzukic prende il posto di un anonimo Morata. L’ingresso dell’ex giocatore del Chelsea si rivela la mossa azzeccata: dalle sue giocate nascono le azioni più pericolose.

L’esterno colombiano prima si guadagna una punizione dal limite dell’area che Hernanes calcia con molta precisione ma non con la giusta potenza (ricorda un po’ le punizioni che calciava Diego Ribas, ma tra i due non c’è paragone) e poi viene atterrato in area dopo una delle sue cavalcate: per Guida è nuovamente tutto regolare ma l’addizionale di porta decide per il calcio di rigore. Sul dischetto va Dybala che segna il suo terzo gol in quattro gare ufficiali (è l’unico marcatore bianconero in campionato) nella sua nuova avventura alla Juve.

La Juve ottiene così il suo primo punto in campionato: in tre partite su tre, gli uomini di Allegri hanno sempre preso gol e sono sempre passati in svantaggio. La difesa è rimasta per gran parte quella di questi quattro anni vincenti ma è indiscutibile che a centrocampo (la vera cartina tornasole delle partite) abbiamo perso molto in quantità e qualità ma soprattutto in personalità. La squadra ha degli ottimi giocatori e la materia prima, anche se meno pregiata di quella della passata stagione, c’è ed è secondo me la più forte in Italia. Ora sta all’allenatore far ritrovare serenità e compattezza ad un gruppo innegabilmente affamato.

Il gol di Pogba dell’anno scorso che ha deciso una gara non brillante contro il Chievo ha fatto scrivere titoli e commenti ben diversi. Stessa cosa si sarebbe scritto se fossimo stati in questa condizione con la rosa della scorsa stagione, magari troppo sazia ed appagata.

Personalmente guardo la realtà: la strada è lunga ed impervia; le difficoltà ci sono e sono ostacoli abbastanza difficili da superare; all’inizio dell’anno credevo che la squadra si potesse rodare “comodamente” durante la preparazione (questo ambito però merita un capitolo a parte). Raggiungere il quinto scudetto consecutivo sarebbe qualcosa di storico ed indimenticabile e lasciarsi sfuggire questa occasione sarebbe un peccato davvero imperdonabile.

Ora testa alla Champions, nella speranza che sia la partita della svolta.

Fino alla fine…..ed anche oltre.

 

Forza Juve!

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