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…E l’Europa?

Antonio Conte: “… In Europa forse ci è mancata un pò di cattiveria e maturità, dovevamo chiudere certe partite alla nostra portata …

Gianluigi Buffon:  “Probabilmente in Italia la conoscenza tattica degli avversari ci aiuta. In Europa serve qualcosa di diverso e in più. Sono sicuro però che per il prossimo anno Conte troverà i giusti rimedi

Arrigo Sacchi:  “La Juventus ormai ha stravinto la sfida italiana ma conoscendo il valore, l’orgoglio e l’ambizione di Conte e società la vera sfida ora sarà con l’Europa

(sorridendo) CosimoBon: “Perchè in Europa la Juve fa 6 punti in un girone abbordabile e il Napoli ne fa 12 in un girone di ferro, quando in Italia il Napoli prende 3 gol nello scontro diretto e 10 punti in metà campionato?

 

Negli ultimi anni lo spread è stato uno dei termini più utilizzati e, forse, meno compresi dagli italiani. Allo stesso modo, lo spread che non permette alla Juventus ed a Conte di essere ugualmente vincenti anche in Europa resta di difficile discernimento e rimane un argomento scottante fra gli juventini. Tutti ne parlano, tutti ne accertano l’esistenza, pochi cercano di ipotizzarne le cause. Benissimo, ci provo io. E’ un argomento difficile da affrontare, per vari motivi. Non esistono certezze e si entra in un campo aleatorio dove ovviamente è possibile esprimere solo opinioni. E’ ciò che proverà a fare il sottoscritto, da buon signor nessuno.

Conte guida la Juventus da 2 anni e mezzo. La sua Juve ha dominato e domina in Italia, ma ha tentennato in Europa. Anche nel primo anno di Champions, infatti, il cammino che ha portato ad affrontare ai quarti i futuri campioni d’Europa non è stato immune da passi falsi. Seppur vinto, il girone ci vide pareggiare con lo Shaktar Donetsk in casa (aggiungiamoci in modo stentato e con un predominio conquistato dalla squadra ucraina) e pareggiare in casa del Nordsjelland (seppur con dati statistici impressionanti fra tiri in porta e occasioni sprecate). Il risultato finale della partecipazione alla Champions League 2012/13 è stato lusinghiero, raggiungendo i quarti e quindi ponendosi fra le prime otto squadre d’Europa, ma il cammino non è stato “immune da peccati”. L’ultima champions sappiamo come sia andata a finire ed è inutile tornare sui singoli eventi. In questa sede, forse è utile ricordare che le nostre migliori partite sono state contro l’avversario più forte ma stravolgendo il nostro sistema di gioco abituale.

Ultima premessa. Essendoci prefissati di tentare di spiegare le motivazioni per le quali la Juventus dominante in Italia non riesce a incidere in Europa, è impossibile non semplificare. E’ ovvio che ci sono una miriade di cause più o meno fortuite, più o meno governabili (dai fiocchi di neve di Istanbul,  alla normale difficoltà di Llorente ad entrare immediatamente negli schemi di gioco di Conte). Cercherò quindi di concentrare il ragionamento su quelle cause che ritengo abbiano maggiormente inciso e sulle quali possiamo aspettarci un miglioramento.

Il livello qualitativo più alto degli avversari europei non è un argomento. Innanzi tutto perchè è un dato di fatto, cioè un elemento su cui per ovvi motivi non puoi intervenire e, dunque, è assolutamente inutile porlo come elemento di discussione. In questa sede, paradossalmente, la forza degli avversari addirittura ci aiuta: le coppe europee infatti, soprattutto a fronte di un campionato italiano impoverito nel suo valore tecnico, sono una lente di ingrandimento da utilizzare e sfruttare per capire i reali punti di debolezza e i relativi margini di miglioramento. Se è vero ciò, lo è ancor di più per la Juve, proprio perchè non trova benchmark adeguati entro il territorio nazionale. Comunque non dimentichiamo che, d’altro canto, la Juve non rende come dovrebbe anche contro avversari nettamente meno forti.

Detto ciò, a mio avviso lo spread bianconero rispetto all’Europa è figlio di due fattori: mentalità e assetto tattico.

Il concetto di mentalità europea è fra i più abusati quando si vuol spiegare la necessaria evoluzione che le squadre italiane devono raggiungere. Il problema è avere chiaro cosa si intende. I campionati, ancor di più in Italia, si vincono con l’organizzazione difensiva, con la qualità della fase di non possesso. In Europa avviene secondo me l’esatto contrario; è, cioè, la qualità degli attacchi ad essere determinante. La qualità della fase di possesso palla è quella che permette di ottenere con continuità i migliori risultati. Ciò per una serie di ragioni, la maggior parte delle quali legate alle caratteristiche tipiche delle coppe. In Europa si gioca per fare gol, l’eliminazione diretta e gli stessi gironcini di qualificazione obbligano a sfruttare dal primo all’ultimo secondo della partita ed in linea di massima l’impostazione di fondo deve essere votata alla vittoria. Sarà marginale, ma la stessa regola del gol che vale doppio in trasferta incide nel premiare gli attacchi. Le coppe europee sono il territorio dei grandi bomber, delle squadre che hanno maggiori uomini in grado di concludere con efficacia contro la porta avversaria mantenendo ovviamente un certo equilibrio territoriale e di squadra. Tale approccio è, diciamo, non allineato con il modo italico di intendere il pallone, è inutile girarci intorno. Semplificando e secondo me non banalizzando, in Italia vincono le difese, in Europa gli attacchi e chi riesce a schierare maggiori attaccanti mantenendo un adeguato equilibrio tattico. Le squadre italiane, quindi, soffrono le competizioni europee perchè c’è sempre un delta fra il modo di interpretare le competizioni nazionali e quello con cui andrebbero interpretate quelle europee. Nel resto d’Europa questa differenza, che comunque come abbiamo detto è in parte insuperabile per le differenti caratteristiche intrinseche fra campionato e torneo, è molto meno accentuata. Nei maggiori campionati europei si pone molto meno attenzione alla fase difensiva, basta chiederlo a qualunque difensore italiano che abbia giocato anche all’estero. La Juventus è squadra italiana, la sua ossatura proviene dal calcio nostrano, come è giusto che sia, e da questo punto di vista anche la Juve di Conte non è risultata immune da un approccio attendista agli impegni di coppa. Qui c’è poco da aggiungere, credo che miglioreremo molto quando il livello di esperienza sia della rosa, sia dello stesso Conte, cresca con il crescere dei minuti giocati a quel livello. A questo proposito, lasciatemi fare un piccolo inciso: attenzione ad affrontare nel giusto modo l’Europa League. Al di là del fascino della finale da giocare allo Juventus Stadium e di una vittoria europea, la grossa opportunità da non mancare è l’aumento di esperienza della compagine bianconera.

Il secondo fattore è l’attuale assetto tattico, che costituisce  a mio avviso l’altro limite della Juventus in Europa. Il sistema di gioco è tutto fuorché ininfluente. Il calcio è (anche) matematica. E’ fatto di raddoppi, superiorità o inferiorità a centrocampo, tempi di inserimento. Quando un giocatore subentra in campo in occasione di una sostituzione, la prima cosa che fa è comunicare ai propri compagni il sistema di gioco e la propria posizione in campo. Il sistema di gioco, identificato tramite una sequenza di numeri associato a determinate zone del campo, è il fondamento tattico del gioco del calcio, al di là di quanto dica qualcuno.

Come abbiamo già detto, in Champions League (e più in generale in Europa, poiché il discorso per quanto mi riguarda è estensibile anche all’Europa League) il livello tecnico e tattico, nonché la velocità di gioco, si innalza in modo sostanziale, ancor di più adesso con una serie A oggettivamente ridimensionata. Detto ciò, cosa significa in termini pratici? Che i punti di debolezza vengono enfatizzati dalla forza degli avversari.

Da questo punto di vista, il 352 bianconero è compatibile con l’Europa? In realtà, concentrarsi solo sulla difesa a tre è fuorviante. L’altra questione determinante è a che altezza far giocare gli esterni. Dato il sistema di gioco, infatti, si prefigurano 2 possibili scenari tattici:

  • esterni bassi: molta densità difensiva, fase di non possesso con 5 in linea, difficilissimo farci goal. Così facendo però abbassi notevolmente le possibilità di ripartenze veloci, quasi impossibili da rendere efficaci con difese forti e ben organizzate. Anche perché, per rendere sensata tale tattica, devi ulteriormente abbassare gli attaccanti, in maniera tale da tenere la squadra corta e dare maggior possibilità di appoggio in fase di riconquista del pallone. E coerentemente, dici ai tuoi registi (Pirlo e Bonucci) di girare palla fino a far schiacciare la squadra avversaria, in maniera tale da non dare profondità e farti trovare meno volte possibile in situazioni di parità numerica in difesa.
  • Esterni alti: squadra offensiva con set di possibilità di schemi di attacco elevato, ma esposta (troppo) contro attaccanti forti e veloci. In Italia adottiamo spesso questa impostazione accettando implicitamente, seppur in modo sporadico, situazioni di uno contro uno in difesa. Esemplificando, in Italia questo tipo di situazioni raramente porta a subire un gol, in Europa le probabilità aumentano.

In entrambi i casi (ribadisco, contro avversari di livello) parti a mio avviso ad handicap. O rinunci ad un’arma fondamentale nelle coppe (le ripartenze) o ti esponi troppo agli attacchi avversari, soprattutto all’esterno.

Inoltre, il considerevole aumento di velocità del gioco che caratterizza le competizioni continentali aumenta l’incidenza nella partita delle situazioni di transizione. Una squadra schierata con una difesa a quattro è secondo me più reattiva nelle transizioni difensive, poiché riesce ad assorbire meglio sia i lanci lunghi verso le punte, stringendo la difesa in una sorta di elastico orizzontale, sia le ripartenze veloci palla a terra per il fatto che gli esterni difensivi sono, in linea di massima, meglio posizionati. Viceversa, nel caso di transizione offensiva, i tre attaccanti in linea in caso di 433 oppure la boa centrale con i tre attaccanti a ridosso in caso di 4231, offrono una più naturale copertura di campo in fase di riconquista palla.

Chiudo con un ulteriore elemento di discussione. Il sottoscritto è fra quelli che ritiene che, fin dalla sua genesi, il 352 sia figlio della (corretta) convinzione di Conte di non aver esterni adatti al 433, piuttosto che una scelta voluta senza se e senza ma, al di là di quanto stato effettivamente detto. Certo il meccanismo ha funzionato, ma in Italia avrebbe funzionato comunque, se in rosa avessimo avuto calciatori adatti ed in quantità sufficiente al 433 (ogni riferimento agli esterni d’attacco è ovviamente voluto). Perchè non si è riusciti ad ovviare prima a tale fabbisogno, per esempio nell’ultimo mercato estivo? Perchè la società e Conte stesso hanno giustamente posto altre priorità e nel gioco della coperta corta è rimasto fuori quel “buco”. D’altro canto, non basta certo l’acquisto di un esterno offensivo per permettere un passaggio al 433 come sistema di riferimento. Occorre coprirsi come minimo con uno o più sostituti all’altezza, ammesso che fra i titolari ne serva solo uno.

Tutto quanto sopra detto è ovviamente una personale opinione, ma si fonda su quanto visto e sulla lettura di quanto già accaduto.

A questo punto, però, vorrei azzardare una previsione. A mio avviso, la Juve (e Conte) ha già deciso per il prossimo anno di “variare” il proprio assetto tattico di riferimento, abbandonando la difesa a tre e, con l’imminente rinnovo di Pirlo, rivolgendosi probabilmente verso quel 433 che abbiamo intravisto all’opera nella prima Juve dell’era Conte. La prox campagna acquisti, intendo quella estiva ovviamente, lo confermerà o smentirà.

D’altro canto, per concludere, mi preme ricordare che l’attuale Juventus guidata magistralmente dal tecnico salentino è un fantastico e vincente progetto in corsa, ormai giunto al suo terzo anno, ma per l’appunto non ancora compiuto. Quelli che stiamo vivendo sono ancora gli anni che Andrea Agnelli, al momento del suo insediamento alla Presidenza, ha individuato come gli anni di ricostruzione e di riappropriazione dell’identità juventina. In Italia ci siamo ripresi lo spazio ed il posto che ci compete. Adesso, con un assetto societario chiaro e definito, i conti ormai sotto controllo e fatturato e relativo budget in crescita seppur ancora non paragonabile alle big europee, una rosa di calciatori che permette di ragionare solo in termini di oculati upgrade e non più di rivoluzioni necessarie, è ora di guardare oltre confine.

2 Comments

  1. Alberto Fantoni

    14 Marzo 2014 alle 14:34

    Come ho anticipato in twitter provo a dirti la mia opinione a riguardo, lasciando perdere tutti gli altri argomenti su cui si potrebbero fare analisi e individuare errori: priorità di mercato, gestione della rosa, problemi di tenuta atletica, lista uefa (quanto avrebbe fatto comodo Quagliarella ieri negli ultimi 15 minuti!) etc etc
    Voglio invece focalizzare questo intervento sull’immutabilità tattica di questa Juve, fissa sul 3-5-2: solo sol Real e negli ultimi 20 minuti a Torino col Trabzonspor si è giocato con un 4-3-3. Vedo che tu insisti molto col problema degli attaccanti esterni di cui la Juve è sprovvista, quindi ti dico come la penso io a riguardo.
    Ora non ne faccio una questione di modulo e di numeri: 4-3-3 o 4-2-3-1 o 3-6-1 o 3-4-2-1 o altro ancora, se parliamo di esterni d’attacco per me il concetto base è l’adattamento, e provo a spiegarmi: tutti i migliori allenatori nell’arco di una stagione tentano accorgimenti per migliorare la squadra e per renderla più pericolosa, per fare questo spessissimo “adattano” giocatori a fare qualcosa che non sono abituati a fare, o che comunque non hanno mai fatto fino a quel momento. Sicuramente l’esempio che più si ricorda è Mou che all’inter mette Eto’o esterno nel 4-2-3-1 e fa la seconda parte di stagione riusciendo a far convivere con lui anche Milito Snejder e Pandev, ovviamente facendo sacrificare molto soprattutto i 2 uomini di fascia, ma qui nasce la prima domanda: Eto’o e Pandev erano attaccanti di fascia o erano “adattati”?
    Ovviamente non è che Mou abbia inventato nulla, già un paio d’anni prima Hiddink nel Chelsea lasciò Drogba punta centrale spostando Anelka a fare l’esterno di dx del suo 4-2-3-1.
    Ma venendo a tempi più recenti anche Ancelotti quest’anno ha preso il classico 4-2-3-1 che erano abituati a fare al Real con CR7 e DiMaria esterni e l’ha modificato in un 4-3-3 trovando una migliore quadratura del cerchio: ha trovato spazio a Bale nel terzetto d’attacco (tra l’altro quasi sempre a destra, anche qui una soluzione nuova) e ha messo DiMaria nei 3 di centrocampo con Modric e X.Alonso sostituendo quindi Khedira (un mediano) che si è infortunato a inizio stagione e non è più rientrato.
    Ovviamente DiMaria nel ruolo di mezzala è “adattato”, eppure per non rinunciare ai migliori il buon Carletto ha fatto questa modifica, rendendo la squadra ancora più offensiva, sulla carta, ma se poi ognuno si sacrifica e fa anche la fase difensiva non ci sono particolari scompensi.
    E il Barcellona ha “adattato” Sanchez e lo stesso Neymar a giocare sempre in fascia per lasciare i corrodoi centrali a Messi. E nel Chelsea Oscar e Hazard si scambiano spesso di posizione andando a turno ad “adattarsi” in fascia nel loro 4-2-3-1. E il famoso Bayern che ha i 2 attaccanti esterni per antonomasia, Ribery e Robben? Se guardiamo la fomrazione di partenza contro di noi a Monaco vediamo che Robben era in panchina ed è entrato solo per l’infortunio a Kroos (grande colpo di fortuna per loro a posteriori): sulla fascia c’era Muller a inizio partita, altro “adattato” visto che nasce centravanti.
    E’ inutile fare ulteriori esempi, il concetto è chiaro: di attaccanti esterni veri e propri in giro ce ne sono pochissimi, però i grandi allenatori prendono un giocatore di caratteristiche offensiva (rifinitore, seconda punta etc) e lo “adattano” a giocare anche in fascia per avere sempre quell’imprevedibilità che nasce dalla sovrapposizioni esterne e/o dalla possibilità di mandarli in uno contro uno, accentrandosi o creando comunque lo spazio per l’inserimento da dietro del terzino, e qui tocchiamo il primo problema serio della Juve di Conte, ne parlai anche a luglio su Juventibus e da allora nulla è cambiato. Da noi la fascia la fa sempre e solo un uomo e se la deve smazzare tutta, su e giù, con problemi di tenuta atletica che abbiamo visto varie volte ma soprattutto col problema che nessuno davanti gli crea lo spazio per entrare in corsa.
    Ora, è verissimo che anche Conte ha saputo fare degli “adattamenti” per trovare nuove soluzioni, vediamo i principali: centrocampo a 3 per mettere sia Vidal che Marchisio (poi Pogba) accanto a Pirlo, Asamoah da interno ad esterno, Licht da terzino a 4 a esterno di fascia completo, lo stesso Marchisio spostato spesso a fare il rifinitore dientro un’unica punta (e quest’anno esterno alto nel 4-3-3 nella sfida col Real), ma in sostanza sono tutti cambiamenti delle prime 2 stagioni, quest’anno dal punto di vista tattico tutto è restato immutabile e le uniche modifiche sono state minime, più che altro per adattare meglio la squadra all’avversario in alcune partite. Però un’altra considerazione va fatta, e ai più attenti non sarà sfuggita: gli “adattamenti” di ruolo di Conte sono stati tutti all’opposto di quelli che ho elencato prima e cioè lui ha preso un giocatore più abituato a difendere e l’ha messo in un ruolo più offensivo, Lichsteiner è il tipico esempio: da sempre abituato a difendere a 4 l’ha messo esterno a 5 mettendolo così in condizioni di giocare spesso molto più avanti, e infatti lo troviamo in molte occasioni in area avversaria e avendo un destro ben educato è stato anche pericoloso più di una volta, però resta il problema dell’uno contro uno, e qui arriva LA domanda: sulla fascia è più facile che nell’uno contro uno da fermo salti l’uomo Licht o l’Eto’o dell’inter 2010 (o l’Hazard di oggi)? Pure Marchisio, nato interno di centrocampo, è stato spostato a giocare da rifinitore o addirittura contro il Real da esterno d’attacco, anche qui quindi un “adattamento” di un uomo in un ruolo più offensivo di quello a cui era abituato. Invece gli esempi che ho portato prima (Eto’o di Mou, DiMaria di Ancelotti, Anelka di Hiddink, Sanchez del Barça) sono tutti “adattamenti” di giocatori più offensivi che vengono messi a giocare più indietro o comunque in ruoli meno offensivi dove devono coprire di più, ma mantenendo comunque la loro capacità di saltare l’uomo o di essere molto pericolosi quando arrivano nei pressi dell’area avversaria.
    Qui sta la differenza, e qui esce a mio avviso la mentalità prettamente italica (per non dire difensivista) di Conte, che pur avendo ben 6 punte in rosa non ha mai voluto provare ad adattarne una o due a giocare esterni, salvo Tevez contro il Real. Ma oltre a Tevez (che a mio avviso potrebbe giocare in tutti i ruoli offensivi) siamo certi che Giovinco non potrebbe giocare esterno visto che potrebbe andare in uno contro uno senza trovare gli intasamenti del centro del campo e la conseguente fisicità che gli creano così grossi problemi? lo stesso Vucinic giocava esterno, perchè poi non è più stato provato? e Osvaldo non ha forse giocato nei 3 dietro la punta nei primi mesi al Southampton? e non ha fatto a volte l’esterno del 4-3-3 nella Roma di 2 anni fa con Totti “finto 9”?
    Ecco, in conclusione la mia netta sensazione è che Conte sia partito alla grandissima al primo anno, con una grande voglia di stupire, col gioco, con la mentalità offensiva e con voglia di sperimentare e di adattare se stesso e i giocatori verso soluzioni nuove, poi gradualmente si è adagiato sul refrain che per vincere in Italia basta prenderne uno di meno (come giustamente scrivi tu nell’articolo) e quest’anno si è goduto i due campioni davanti, che quelli tanto almeno un golletto lo fanno anche se di palle non ne arrivano tante e tatticamente dal punto di vista offensivo non abbiamo più fatto alcun passo avanti. Qui concordo totalmente con la tua analisi: in europa devi giocare sempre per farne uno più degli altri, non per prenderne uno di meno come da noi, e semplicemente questa Juve non ha più questa mentalità, in questo è assolutamente identica alla Juve di Capello, ecco perchè mi veniva da ridere sentendo Conte che la criticava.
    Ed ecco perchè penso che, da un punto di vista strettamente tattico, questa sia un’annata buttata via, infatti l’anno scorso abbiamo fatto i quarti in CL mentre quest’anno siamo usciti nel girone e ora rischiamo di non fare neppure i quarti di EL.
    In conclusione non credo che il problema sia tanto il trovare gli esterni offensivi giusti, che poi quali sarebbero quelli buoni subito e disponibili a livello internazionale? Credo invece che sarà fondamentale capire se l’anno prossimo Conte avrà voglia di tornare quello che sperimentava e adattava per trovare sempre nuove soluzioni offensive, rischiando magari di perdere quache partita in Italia, o se vorrà continuare a bearsi dei record nel nostro campionato, continuando inevitabilmente a rimediare figuracce in campo internazionale

    • CosimoBon

      14 Marzo 2014 alle 17:46

      Intanto grazie per l’evidente attenzione con cui hai letto il post. Poi complimenti per gli spunti che hai lanciato. Se non ho capito male (ma non credo visto che ce lo siamo detti via twitter) siamo abbastanza d’accordo sull’analisi che ci porta a faticare in Europa. Ciò che ci trova in disaccordo sono le evoluzioni che è ragionevole aspettarsi per superare questa situazione.
      Quindi conviene concentrarsi sulla “parte prospettica” dell’articolo e sulle tue fondate obiezioni che, è inutile girarci attorno, riguardano Conte e le sue impostazioni di fondo date alla Juve in questi anni.
      Io sostengo che il 352, più che una scelta voluta, sia stata figlia dell’intenzione (giusta) di Conte di schierare gli uomini migliori che ha a disposizione. Detto ciò, la mia impressione è che già quest’estate la Juve abbia provato ad aggiustare la rosa con determinati profili (per l’appunto gli attaccanti esterni) non riuscendovi. Si è pensato (giustamente?) che conveniva consolidare un’apposito assetto tattico che aveva garantito successi piuttosto che rischiare per l’Europa. Poteva andare bene (ammesso che ci si fosse riusciti con il budget) poteva andare male. Andare male significava rischiare anche in Italia, questo credo sia innegabile. E’ stata fatta una scelta conservativa. Sono sicuro, con il chiaro, esplicito e dichiarato beneplacito di tutte le componenti societarie. La scelta di proseguire con questo assetto non è dunque priva di senso.
      Detto ciò, la Juve è un progetto in crescita in TUTTE le sue componenti. Conte compreso. Stanno tutti crescendo. Da questo punto di vista, Conte è funzionale alla Juve e quest’ultima è funzionale a Conte. Il mister in Coppa le sue prime esperienze le ha fatte con noi in questi ultimi 2 anni.
      Capitolo adattamenti dei calciatori. Qui la tua analisi è assolutamente condivisibile. Si poteva osare, non lo si è fatto per le ragioni di cui sopra. Innanzi tutto il campionato. D’altro canto a me fa ridere pensare ad un top-team che gioca in un modo nel proprio campionato ed in un altro modo in coppa.
      “Da un punto di vista tattico è un’annata buttata via”. Si, ovviamente al netto di uno scudetto (sgrat sgrat) conquistato. Scudetto storico per giunta perchè terzo di una serie. Non è poco. La vera domanda è: lo si poteva vincere osando soluzioni che ci avrebbero permesso di affrontare gli impegni europei con un vestito più adatto? Boh.
      Conte (e la Juve) decideranno il prossimo anno (con il terzo scudetto acquisito) di rimescolare le carte? Secondo me si. Ti dico addirittura che secondo me Conte non vede l’ora di farlo. Parliamoci chiaro, io avrei osato, mesi prima di questo post ne scrissi un altro titolato “cambiamo vestito” , auspicando un mercato di gennaio finalizzato in questo senso. Con il girone di CL perso, non aveva più senso, ammettiamolo.
      Stamattina, su twitter, discutendo ho scritto che secondo me il prossimo anno si chiuderà il cerchio e il lavoro fatto da Conte da un lato e da Marotta e Paratici dall’altro troverà un assestamento anche a livello europeo, a costo di qualche difficoltà iniziale.
      Non ci resta che aggiornarci a fra qualche mese. C’è poco altro da dire, siamo nel campo degli “atti di fede”, con indizi plausibili che vanno sia in un senso sia nell’altro. Nel frattempo, però, festeggeremo uno scudetto (ri sgrat-sgrat).
      Ciao Alberto e grazie ancora

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