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Juve-Inter: sfida ad alta quota

Dal “Dizionario italiano ragionato”: tensione, condizione psicofisica di chi sta vivendo l’ansia di risolvere incertezze, problemi, conflitti. Dunque “L’albero cui tendevi la pargoletta mano…” c’entra come i cavoli a merenda. Non si tende un bel fico secco, non siamo coloro che fanno l’azione, ma coloro che la subiscono. Siamo tesi, fatti oggetto di tensioni. E tutto perché domenica sera avverrà il solito transito annuale dei prescritti allo Stadium.

Non è una partita come le altre, non lo può essere, anche se in palio i punti sono sempre 3. Non può essere una gara tra le tante, perché in 90 minuti sono racchiusi i veleni di un secolo e più. Perché la Juventus è un polo e l’Inter è il polo opposto. A Milano si insegna “bauscitaggine”, superiorità presunta e mai calata in campo, salvo rare volte e brevi periodi; a Torino non si pretende di insegnare, ma di dare esempio. Il massimo della democrazia: se lo vuoi seguire bene, sennò “fa ti c’at sàs” (fai tu che sai). Milano dicono che sia da bere, Torino è un’idea che se ti prende, non ti lascia più. Milano è grande, Torino è fine. Milano ti assale, Torino ti intriga. Milano non si cela, Torino non si concede. Milano è come un signore che vaga di sera in crisi di astinenza, Torino è come una “madamìn” talmente convinta di se stessa, da scegliere lei e senza fretta. Milano ha l’Inda, Torino ha la Juventus. Direbbe George Clooney: “What else?”

Pare che a Milano, internazionali come sono, si siano fatti invadere dapprima dai cinesi lungo i navigli e poi si siano lasciati annettere all’Impero del Sol Levante per sopravvivere e occultare ancora una volta la realtà che li avrebbe messi ai margini del calcio. Ci sono riusciti altre volte, come passaporti falsi, plusvalenze false, telefonate sparite, prese di potere discutibili hanno abbondantemente dimostrato a tutti. Tranne che ai giornalai rosati, a libro paga del sodalizio nerazzurro.

A Torino si è per l’autonomia, sconfinante nella autarchia, se ce ne fosse bisogno. Con tanti occhi al mercato che invade la Madunina, per andarlo a conquistare. A Torino i Sainsbury come “girocassa” non hanno cittadinanza, tanto per dare un esempio.

La Milano calcistica è rispetto a Torino uno degli album più belli della storia del rock: “The dark side of the moon”. Il buio, l’oscurità, il mistero, il magheggio, il nonsappialadestracosafalasinistra.

Per la cronaca, domenica sera le squadre si presenteranno con ogni probabilità in modo speculare, con un modulo 4 – 2 – 3 -1 che è abbastanza usuale per i cartonati, mentre è di recente invenzione per i bianconeri. Dalle dichiarazioni di Allegri in conferenza stampa appare alquanto azzardato ipotizzare un ripiegamento ad altri schemi di gioco. Oltretutto le fasce laterali sono il punto debole degli ospiti ed il modulo nuovo esalta le giocate laterali. Perché dunque cambiare?

La seconda squadra di Milano si presenta con Handanovic tra i pali; D’Ambrosio, Medel, Miranda e Ansaldi linea difensiva; Gagliardini e Kondogbia (che ci frega di Pogba, noi c’abbiamo Kondogbia, ricordate?) in mezzo al campo; Candreva, Brozovic e Perisic (unico da Juve!) sulla trequarti e con Icardi punta centrale.

La Juve risponde con Buffon in porta; Lichtsteiner (se Barzagli non si sfebbra), Chiellini, Bonucci e Alex Sandro a 4 in difesa; Pjanic e Khedira a centrocampo; Cuadrado, Dybala e Mandzukic dietro a Higuaín. Per continuare nella serie di vittorie interne, ora a quota 27.

Chiediamo umilmente comprensione a coloro che si sono accorti che non ci riesce di scrivere o pronunciare il nome proprio degli ospiti (altrimenti detti, “visitors”). Più proviamo e ci applichiamo e meno ci viene spontaneo. Pensiamo proprio di trovarci di fronte a un’impresa al di sopra delle nostre forze. A mala pena giungiamo a pronunciare… nerazzurri, non oltre. Non è detto poi che si presentino come 11 lattine di Sprite, come è già successo, rendendo vano questo autentico sforzo di Sisifo.

1 Commento

  1. Lorenzo Rocca

    7 Febbraio 2017 alle 18:38

    Da domenica sera “neuroazzurri”. Meritatissimo anche se il copyright non è mio.
    Di mio posso aggiungere: confermatissimo e azzeccatissimo. Molto banali.
    Un cordiale saluto.

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