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Calciopoli, scommessopoli, curve: Juventus e mass media

Calciopoli & C.

La sentenza d’appello arrivata nella serata di martedì ha ribadito, di fatto, la colpevolezza di Luciano Moggi: per lui la condanna è di 2 anni e 4 mesi per aver “promosso”, assieme ad altri personaggi, una associazione a delinquere finalizzata all’alterazione del campionato di calcio 2004/2005 (non quello del 2006, finito poi nelle tasche dell’Inter). Niente di sorprendente per quanto mi riguarda. Da tempo dentro di me regnava la rassegnazione ed ero preparato a questo tipo di epilogo, non perché sia una persona particolarmente competente in materia giuridica, tutt’altro. Piuttosto per la personale convinzione che Moggi ed i suoi legali abbiano adottato una linea difensiva fondata su presupposti fragili, almeno a livello concettuale. Da profano ho sempre avuto una sensazione ben precisa: più che cercare di provare l’innocenza del proprio assistito, gli avvocati di Moggi hanno cercato di dimostrare la colpevolezza di altri. Più che scagionare Moggi si è cercato di giustificarne gli atteggiamenti rapportandoli a chi agiva in maniera analoga, per non dire più specifica, intessendo rapporti diretti con la classe arbitrale (i contatti con i designatori erano consentiti, anzi consigliati dai vertici federali).

Tutto ciò lascia l’amaro in bocca, un profondo senso di impotenza al tifoso juventino medio, inutile nasconderlo. Nell’immaginario collettivo il recupero del bottino di cui siamo stati derubati nel 2006 passava attraverso il processo di Napoli e da ieri questo atto della commedia si è ufficialmente concluso. Attendiamo ora di conoscere le motivazioni che hanno portato all’emissione della sentenza, sulla base delle quali la Juventus potrebbe chiedere la revisione del processo sportivo, mentre Moggi ha già annunciato un prevedibile ricorso in Cassazione. La sensazione, detto francamente ed in maniera gergale, è che non ci sia trippa per gatti.

Dovremo per forza “accontentarci” di quello che tutti sanno, anche i presunti onesti, cioè che quegli scudetti sono stati conquistati con il sudore, la fatica, la competenza, l’abilità manageriale e gestionale di una dirigenza capace di costruire una squadra composta da 5 giocatori che sarebbero diventati successivamente Campioni del Mondo (Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Del Piero – anche se quest’ultimo lo comprò Boniperti), complessivamente 8 finalisti ai mondiali di Germania (se si comprendono i francesi Thuram, Trezeguet e Vieira), ai quali si aggiungevano il Pallone d’Oro Pavel Nedved, Emerson e Zlatan Ibrahimovic, oltre a un supporting cast di tutto rispetto (Birindelli, Chiellini, Kovac, Pessotto, Criscito, Balzaretti, Mutu, Olivera, Blasi, Zalayeta, Zebina, Marchisio).

Una dirigenza che ha avuto il merito di credere in un allenatore come Marcello Lippi, quello che per la maggior parte dei media, gli avversari e il “collega” Zeman vinceva grazie al doping e a Ventrone, casualmente lo stesso allenatore che vinse il suddetto mondiale. Una dirigenza che riusciva a conciliare i risultati sul campo con quelli economici, vincendo i trofei e distribuendo dividendi agli azionisti, autofinanziandosi con il mercato. Accontentiamoci di aver ribadito, sei anni dopo, che solo con preparazione e lavoro si ottengono i successi, grazie all’intuito di un Agnelli, Andrea, che ha avuto il merito di affidare il comando della nave ad Antonio Conte, oggi il miglior allenatore italiano.

ScoNNessopoli

Già, Antonio Conte. Squalificato dalla giustizia sportiva in quanto “non poteva non sapere”, accusato dal prima credibile, poi meno credibile, poi incredibile, infine per niente credibile Filippo noto “Pippo” Carobbio ed oggi tornato alla ribalta quale simbolo del calcioscommesse. Si perché a pag.93 della nuova ordinanza sul calcioscommesse proveniente da Cremona compare nuovamente il nome dell’allenatore della Juventus, per molti giornalisti uno dei principali scommettitori – venditori – compratori di partite (assieme a Buffon, Pepe e Bonucci, ça va sans dire). Qualcuna delle penne taglienti, però, è rimasta interdetta dal silenzio stampa in cui si rifugiato il tecnico salentino dopo la partita di Coppa Italia vinta dalla Juve per 3-0 contro l’Avellino, non prima di aver dichiarato quanto segue:
“Alcuni organi di stampa danno grande risalto al mio nome, in merito ad avvenimenti riguardanti nello specifico altre persone. Le dichiarazioni riportate evidenziano circostanze per le quali sono già stato giudicato dalla Giustizia Sportiva. Mi tutelerò da chiunque intenda ledere la mia dignità”

Sì perché il “mostro” Conte era già stato sbattuto sulle prime pagine online di parecchi autorevoli quotidiani, sportivi e non. La giustizia sportiva (mi permetto di scriverlo con le iniziali minuscole) ha giudicato Conte in merito a questi fatti, per quella ordinaria il reato di “omessa denuncia” nemmeno esiste. Eppure qualcuno ha già fatto il raffronto con la situazione di Gattuso e tutti adesso si dichiarano latori di quel sano garantismo intrinseco al senso civico all’italiana, escludendo i casi in cui in ballo c’è la Juventus. Ma i forcaioli, stavolta, forse, in luogo dei doni riceveranno una letterina raccomandata da un Babbo Natale per nulla benevolo. Staremo a vedere. Certo è che la società si dimostra ancora una volta abbastanza “debole” nei rapporti con i media e demanda ad un tesserato la tutela dei propri interessi, come se questi non coincidessero con i propri: ledendo dal punto di vista professionale ed umano l’immagine dell’allenatore si lede il buon nome della Juventus e si favorisce l’accrescimento dell’ormai ben noto “sentimento popolare” che ci vede interpretare il ruolo di truffatori, ladri, drogati o razzisti a seconda del momento.

Raddrizziamo le curve

Razzisti. In occasione della sfida contro gli irpini lo Juventus Stadium si è dimostrato poco incline alla discriminazione territoriale, tifando per la propria squadra ed applaudendo i fantastici tifosi dell’Avellino, accorsi numerosi ad assistere al remake di un confronto dal sapore vintage. Tifosi evidentemente meno pittoreschi, folkloristici ed appassionati rispetto ai loro corregionali, visto che non si sono nemmeno degnati di sfasciare un water, di vandalizzare un bidet o di lanciare una maniglia, limitandosi ad incitare la propria squadra di pallone. Per questi motivi il loro esempio positivo è già passato sotto silenzio, meglio piazzare in prima pagina quei teppistelli figli di razzisti che urlano insulti al portiere cercando di fargli sbagliare il rinvio.

Non solo: quegli insulti sono meritevoli di sanzioni, mentre non vengono puniti coloro i quali propongono di proteggersi dalle rigide temperature invernali utilizzando come combustibile un tifoso della Juventus. Aggiungerei giustamente. Si sa che il potere calorico di un gobbo è ben superiore al pellet o alla legna da ardere e che le emissioni sono ridotte al minimo a causa del basso contenuto di dignità presente nell’organismo del gobbo medio. Non solo: il gobbo, meglio se terrone o milanese, bruciando rilascia sostanze utili alla pulizia delle canne fumarie oltre che una tenue ma gradevole nouance che ricorda i prati del Belgio, di Bruxelles zona Heysel, mista a fragranze percepibili sulle strade polacche in autunno… Anche in questo caso la società sembra indignarsi in maniera fine a se stessa, senza agire concreatamente, anche su questo tema l’unico ad esprimersi è stato Antonio Conte

“…ci sono delle regole e bisogna rispettarle. Dico anche che ci sono episodi altrettanto gravi che dovrebbero portare uguali sanzioni. E mi riferisco a quando comunque si offendono dei morti, come possono essere i morti dell’Heysel, i morti di Superga o quando si devasta una parte dello stadio, penso che forse sia un po’ più grave rispetto ad alcuni cori beceri. Perchè i cori sono beceri, però bisognerebbe anche iniziare a capire e ad adeguare la situazione, perchè se no, non è tutto uguale. E questo non è bello, perchè, ribadisco, i cori beceri sono da condannare, ma sono da condannare altrettanto cose ben più gravi, come l’offesa dei morti e quando si devastano settori degli stadi. Per il resto penso che, come ho detto, mi auguro un giorno di vedere tantissimi bambini in curva insieme agli ultras, in un clima educativo, questo è molto importante. Perchè oggi il presente sono gli ultras, il futuro saranno i bambini che diventeranno ultras, quindi sarebbe bello vederli tutti in curva, in un clima educativo e sono convinto che la cosa si possa fare, e ci sarebbe più responsabilità per tutti”.

Mi chiedo se questa sia la linea ufficiale della società o se rappresenti una precisa volontà di Conte, quella di esporsi sempre e comunque, su tutto e tutti gli argomenti possibili, siano essi tecnico-tattici, legati al tifo o a qualsiasi altra cosa riguardi la Juve. Di solito il compito di difendere gli interessi della società nei riguardi dei media spetterebbe ai dirigenti, ma questa è evidentemente una prassi non in uso in Corso Galileo Ferraris.

Morale?

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