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Frigorifero di classe A

Lo stadio che cambia il calcio.

Con questo slogan di grande impatto la Juventus ha lanciato e fatto crescere il grande progetto dello Stadium.

Impianto modernissimo, dotato di ogni comfort, 40.000 posti, prima fila di seggiolini a due passi dal campo .

Nell’idea dei progettisti era quello di renderlo uno stadio vicinissimo al nuovo modello tedesco, dove anche le realtà meno blasonate (ad esempio il Fortuna Dusseldorf) dispongono di catini ribollenti di passione e partecipazione.

Dopo quasi 3 anni di battaglie all’interno dello Stadium ci si accorge che però le cose non funzionano come dovrebbero.

Chi ci entra per la prima volta, dopo essersi rifatto gli occhi con il grande impatto offerto dalla verticalità delle gradinate e con lo scintillio del manto erboso, a meno di essere in mezzo al tifo organizzato della Sud, inizierà a sentire un silenzio quasi tombale in tutti gli altri settori,

Il peccato dello Juventus Stadium è questo: essere un impianto silenzioso. Perso l’effetto novità del primo anno, man mano la partecipazione delle tribune centrali ed in alcuni casi della tribuna Nord è andata rapidamente scemando.

In certe partite non di cartello si potranno udire distintamente le indicazioni di Buffon alla difesa e pure certi urlacci di Conte.

Ma perchè la squadra più amata d’Italia conta una partecipazione in termini di tifo così blanda? Perchè tante persone fanno chilometri e chilometri ogni settimana per sedersi comodamente al loro posto e non proferire parola per tutta la partita?

Andiamo con ordine.

Il peccato originale della Juventus fu nel 2011, con la decisione di incorporare tutti i gruppi organizzati nella Sud, chiudendo un periodo di molti anni dove erano ripartiti tra Nord e Sud. Con non pochi problemi legati ai rapporti tesissimi tra le diverse fazioni del tifo bianconero, sfociata nei poco edificanti episodi di Bardonecchia.

Se da una parte si è poi raggiunta una mediazione ed adesso si vedono insieme le tre grandi realtà ultras bianconere (Drughi, Viking e Tradizione), dall’altra l’assegnazione della Curva Nord ai soli club doc ha di fatto sbilanciato lo stadio in due tronconi: uno legato alla Sud, che viene trascinato dal tifo della stessa, uno legato alla Nord, dove nonostante ci sia una buonissima presenza di gente che sa come si fa il tifo, è anche composta da famiglie e bambini, ma soprattutto non ha un’organizzazione e una guida.

Per far cantare in maniera unitaria tante persone e per creare i famosi muri che tanto si ammirano negli impianti esteri, è necessario essere compatti ed aver un leader, una sorta di direttore d’orchestra che scandisce i cori e sacrifica la visione della partita per creare lo spettacolo del tifo.

Nella Nord non esiste niente di simile e nonostante ci sia partecipazione manca quell’unità che rende un settore veramente incisivo e trascinante per la squadra in campo.

Le tribune invece con il passare degli anni si sono fatte sempre più snob e sembra non vogliano far niente per togliersi di dosso l’etichetta (ma sarà poi un pregiudizio?) che la maggior parte dei tifosi juventini siano poco passionali e legati solamente ai risultati positivi della squadra.

La tribuna Ovest è il vero buco nero dello Stadium, un settore privilegiato, dai prezzi molto alti, che offre ogni genere di intrattenimento non inerente alla partita (catering, eventi pubblicitari, ecc ecc), per la legge di mercato molto coccolato dalla società stessa (pagano il prezzo più alto d’altronde) ma che non dà in cambio nulla in termini di partecipazione (un occhio attento noterà che non sventolano nemmeno tutte le bandiere durante le coreografie).

La Est, dopo un inizio abbastanza positivo è diventata sempre più freddina, salvo accendersi nei momenti caldi della partita (e cantare pure diversi cori), ma ancora troppo distante da una reale simbiosi con la squadra.

La Sud, bistrattata per i cori contro i napoletani (cantati da tutto lo stadio però) resta il vero e unico motore del tifo all’interno dello Stadium. Quando si fa silenziosa (come sciopero lo scorso anno) nello stadio non vola una mosca.

Lo slogan “La Juve siamo noi”, molto inviso agli altri tifosi che non vedono di buon occhio il tifo organizzato con annessi e connessi, sta a significare: se noi siamo zitti, non sono certo gli altri a spingere la squadra.

Frequentando poi altri stadi si nota che il fenomeno della poca partecipazione delle tribune non è localizzato solo a Torino: gli unici due casi davvero unici di stadio compatto si notano a Bergamo e Verona sponda Hellas.

Si può parlare quindi di un modello di tifo che non funziona, ma in catorci come gli stadi italiani si chiude un occhio, in un gioiello come lo Juventus Stadium ci si trova davanti ad un potenziale non sfruttato.

“Cosa sarebbe lo Juventus Stadium se tutti cantassero uniti per 90 minuti?”.

La risposta probabilmente non è la ribollente Turk Telekom Arena che la Juve visiterà martedì 10 dicembre (modello turco inarrivabile), ma certi stadi mitici come il San Mames di Bilbao o il Geoffroy Guichard di Saint Etienne magari sì…

Sognare non costa nulla, ma la realtà sarà una domenica senza curve e con poco tifo.

A meno di miracoli.

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