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La Juve di Paolo

Orgoglio. E’ questo il sentimento che maggiormente ha da sempre caratterizzato e caratterizza tuttora l’essere juventini. L’orgoglio come elemento discriminante a mio avviso non deriva dai soli risultati sportivi, bensì dal sapersi sempre oltre e al di sopra, guida ed esempio per l’intero movimento calcistico in Italia.

Tutto ciò è stato da sempre facilitato dalla continuità nella proprietà del club, grazie alla famiglia Agnelli che da oltre 90 anni lega il proprio nome ai colori bianconeri. E’ bello ricordare che il binomio brand/proprietà, cioè Juventus/Agnelli, è il più antico al mondo fra le società sportive professionistiche. Con queste premesse è più facile comprendere la leggenda (vera in questo caso) legata allo Stile Juventus, più vivo che mai a discapito di qualche scemenza che si sente in giro.

Nel solco della tradizione, però, la Juve è sempre stata proiettata nel futuro. Nel panorama del calcio italiano, il paragone con le altre società è impietoso. Negli ultimi 30 anni, a differenza degli altri club e con rare eccezioni comunque legate a singoli aspetti piuttosto che alla visione strategica, la Juventus ha sempre guardato al medio periodo ed a scelte che, preservando comunque alte le possibilità di successo attuali, garantissero l’eccellenza nel domani.

E la Juve di Andrea Agnelli come si pone in questo contesto? Lo dico con chiarezza, essa costituisce secondo me un ottimo esempio di quanto detto sopra. E perché? Perché da juventini dobbiamo essere orgogliosi al di là che si vinca o si pareggi con il Chievo o con Torino? Perché la Juve degli Agnelli, con i suoi valori, la juventinità, il suo stile, ci sarà tale e quale anche per i nostri figli. Quanti tifosi al mondo possono affermare ciò con ragionevole certezza? I tifosi di poche, pochissime società. Le possiamo contare nelle dita di una mano, al netto di califfi, sceriffi e cow-boy che vanno e vengono.

La Juve di Andrea Agnelli ha profondi legami di continuità con quella di Antonio Giraudo, per il quale l’attuale presidente giustamente e condivisibilmente nutre profonda stima e rispetto professionale. Nel 2001, alle soglie della quotazione in borsa di Juventus fc e sintetizzando una visione che maturava già negli anni addietro,  Giraudo affermava testualmente: “Nel corso degli ultimi dieci anni i club calcistici si sono trasformati in media company, ricchi di contenuti. Con la quotazione in Borsa, l’obiettivo è sviluppare progetti come il Delle Alpi e Mondo Juve, e diventare una vera e propria entertainment company. (…) Ma noi saremo ancora più innovativi. Il nostro progetto riguarda una diversificazione che permetterà di creare valore non solo sull’evento sportivo. Le nostre due iniziative ci distinguono dalle altre società, spesso volatili e troppo legate ai risultati sportivi”. Che fuoriclasse …

Torniamo ad oggi. La Juventus, con la guida di Andrea Agnelli, è fortemente impegnata nei fatti in questa visione di medio/lungo periodo:

  • Dati economici. In questi giorni è stato pubblicato il documento per l’approvazione da parte del CdA del bilancio 2012/13, che ha segnato un fatturato record (la Juve è ora nella top-ten dei club europei) e avvia i conti societari verso un sostanziale pareggio. Il club in altre parole è in condizioni di piena sostenibilità economica.
  • Progetto Continassa. Con ciò la Juve diversificherà i ricavi aprendo nuove voci di fatturato e cercherà di legare la sostenibilità economica di cui sopra non più al raggiungimento di alcuni risultati sportivi attualmente imprescindibili (primo fra tutti la partecipazione alla UEFA Champions League) bensì ad elementi stabili che permettano una programmazione più legata ad elementi stabili.
  • Il settore giovanile della Juventus ed il sistema di scouting (che si sta ancora sviluppando) dimostrano l’impegno societario in tale fattore strategico per un moderno club professionistico. La Juventus inoltre è impegnata a costruire un’innovativa rete di collaborazione fra più club a livello europeo che permettano un presidio nei vari paesi più fitto e consistente. È inutile sottolineare l’importanza di tale fattore in una visione di medio periodo, sia a livello tecnico sia a livello economico.
  • Assetto societario, organizzazione del club e professionalità. Con un orizzonte di medio periodo e come in tutte le organizzazioni aziendali, il vero patrimonio sono i quadri dirigenziali e gli assetti organizzativi vincenti. Al di là delle battute, i dirigenti Juve, il know-how organizzativo bianconero e l’hard-ware di cui cui oggi dispone la società (Juventus Stadium e Centro Sportivo di Vinovo, questo ultimo in evoluzione con la Continassa) sono oggi invidiati ed ammirati non solo in Italia ma nel mondo.

C’è qualcuno che può sostenere che, al di là delle polemiche giornaliere e spesso pretestuose, non ci siano motivi per essere ottimisti ed orgogliosi di questa Juve? C’è da vincere il campionato e provarci per la champions, certo, ma la consapevolezza che la Juve c’è e ci sarà sempre, ammettiamolo, è un bel sentire …

Ah, il titolo. Paolo è già oggi un grande tifoso juventino e sarà il futuro fluidificante di destra della Juve 2030-40. Quando lo sgrido, gli spiego che lo faccio per prepararlo psicologicamente alle sfuriate di Conte quando non tornerà con sufficiente prontezza a difendere. Paolo è mio figlio, a cui ho promesso che quelle maglie bianconere che guarda in TV e quell’inno che sente prima dell’inizio delle partite  lo emozioneranno anche quando sarà grande e, come per papà, lo accompagneranno per tutta la vita. Io le promesse le mantengo. #FinoAllaFine.

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