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La resa dei conti (parte seconda)

Nello scorso articolo ho analizzato come negli ultimi due anni ci sia stato un calo drammatico tra i gol attesi, cioè di quelli che ti aspetteresti dalla rosa, e i gol effettivamente realizzati (non parlo quindi dei famigerati XG).

La tabella era la seguente:

In pratica, per riepilogare, ho preso la rosa a inizio stagione, ho deciso una quindicina di giocatori più o meno titolari (e gli altri come riserve) e ho moltiplicato ciascuna media realizzativa ottenuta in carriera per il numero di partite ipotizzate per ciascun calciatore. Si suppone che se Morata (ad esempio) ha una media di un gol ogni tre partite lungo l’arco di tutta la carriera, a meno di exploit clamorosi, mantenga quella media.

In questo modo ho avuto una differenza tra i gol “attesi” ipotetici e quelli reali, che ha evidenziato come Chiesa, Morata, Bernardeschi e Kulusevski (più altri) abbiano “sottoperformato” (che brutta parola), cioè abbiano segnato meno del previsto. Però, mi sono detto, Chiesa ha giocato meno della metà delle partite previste, è ovvio che sia sotto media. Allora ho provato a moltiplicare quella famosa media per il numero reale di partite disputate, e la tabella che ne è scaturita è la seguente:

La tabella è aggiornata prima della partita col Genoa, ma cambia poco. Come potete notare, la differenza totale è ancora più drammatica, però, se due indizi fanno una prova, Morata, Bernardeschi e Kulusevski sono ancora lì. Gli si è giustamente aggiunto Kean, come peggiore tra partite giocate e gol realizzati, e spunta tra i “bottom” (contrario di “top”) anche il francese Rabiot. Parallelamente a questo, ho pubblicato su Twitter un altro esempio dell’andamento delle partite della Juve, che, a causa della scarsità di caratteri usabili su quel social, non ho potuto spiegare compiutamente. Ci provo qui.

Un allenatore intervenuto in una nota trasmissione radiofonica un giorno disse una frase che fa riflettere: “All’interno di una singola partita ci sono migliaia di situazioni, e la bravura di una squadra sta nel riconoscerle e convogliarle verso la direzione desiderata”. Lungi da me voler analizzare i suddetti migliaia di momenti, o voler sviscerare anche i singoli minuti che compongono una partita, ma una macro-divisione si può fare, agevolati dal fatto che ogni tempo è di 45 minuti (circa), quindi è possibile una suddivisione per quarti d’ora. Così la partita intera si divide in sei periodi, e fondamentalmente anche molti analisti fanno la stessa cosa, proprio per semplificare.

Ma non mi sono fermato alla suddivisione in quarti d’ora, ovviamente. In quei sei periodi ho segnato i gol fatti e subiti e quando la situazione lo richiedeva, ho evidenziato il quarto d’ora più “altalenante”. Non parlo di possesso, tiri o assist, ma solo di gol. Spiego brevemente anche questo aspetto con un esempio. Se una partita finisce “1 a 0”, può essere stata sofferta, ma comunque l’hai portata a casa senza patemi. Se invece, ad esempio, stai vincendo 1 a 0 e negli ultimi 5 minuti (per la mia tabella, nell’ultimo quarto d’ora) subisci due gol, è una situazione anomala. O, ancora, se vinci 1 a 0, subisci due gol e ne fai due nel giro di uno o due dei suddetti periodi, è una situazione anomala.

Insomma, definisco situazioni anomale quelle che… vi faccio vedere la tabella di questa stagione, così mi spiego meglio.

Mancano tre partite, e il riassunto di questa tabella è il seguente:

La tabella ha tutti i numeri che sono abbastanza chiari anche senza una legenda esplicativa, a eccezione di uno, quel numero 12 evidenziato in giallo in basso a destra della seconda tabella. Ecco, con quello indico le partite (a prescindere dal risultato finale) in cui ci sono state situazioni “anomale” (che sia chiaro, è una MIA definizione, solo per inquadrare la cosa). Che cosa vuol dire? Che le partite con il risultato REALMENTE in bilico, da una parte o dall’altra, sono state 12 su 49 (finora), e le ho indicate sulla tabella 1 evidenziandone i contorni. Per comprendere dove voglio arrivare vi faccio vedere altri tre specchietti riepilogativi:

Come si può notare, nei due anni centrali dell’ultimo quadriennio, cioè nelle stagioni 19-20 e 20-21, le partite “in bilico” sono state molte di più (non appesantisco ulteriormente l’articolo con i riepiloghi stagionali, ma se volete vederli, chiedetemeli pure, ve li mando volentieri), nonostante si sia segnato molto di più in entrambe le stagioni. Ovvio che in mano a noi tifosi, certe tabelle possono significare tutto o niente; io ci leggo due cose, soprattutto in quella di quest’anno. Intanto, che i rientri dopo l’intervallo sono stati spesso disastrosi (tempo addietro, in una chat, per sdrammatizzare, verso il decimo minuto del secondo tempo ho scritto: “quando rientra in campo la Juve?”).

La seconda è che la Juventus è stata spesso una squadra “reattiva”, cioè ha avuto bisogno di uno stimolo per reagire, cosa che nel quinquennio 2012-2017 accadeva raramente. In quel periodo la Juve vinceva le partite già nel tunnel, le addormentava se voleva addormentarle e quando accelerava segnava. Spero che questi numeri e queste tabelle possano essere di ispirazione e possano creare discussioni costruttive. Per me sono solo un modo per capire le cose, come quando, sotto l’ombrellone, si univano i puntini di un famoso gioco di enigmistica; finché i puntini non erano stati uniti tutti, la figura non si capiva.

Non che adesso ci abbia capito molto di più, chiaramente. Sono un tifoso, io. E so che vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta.

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